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martedì 3 febbraio 2015

Intervista a Nicola Stoia, curatore del blog "...e mettila da parte"


Oggi parliamo con Nicola, che ci racconta la sua storia. Una passione per l'arte che lo ha portato a fare una scelta coraggiosa!
Vorrei che per cominciare ti presentassi, chi sei, quali studi fai o hai fatto, quando e perché hai iniziato a scrivere il blog, e qual è lo scopo, la missione, il fine che ti sei prefissato diventando blogger.

Buongiorno a tutti i lettori di Artesplorando! Mi chiamo Nicola e sono l’autore di “…e mettila da parte”. Comincio subito col dire che non ho mai fatto studi ufficiali in arte, fondamentalmente sono un autodidatta. Mi sono laureato in Lettere Moderne, ho fatto un Master in Comunicazione e nella vita mi occupo di web marketing. Dopo dieci anni di lavoro in questo settore, arrivato alla soglia dei 35 anni quindi “nel mezzo del cammin di nostra vita”, mi sono fermato un attimo per chiedermi cosa mi appassionasse più di tutto nella vita e la risposta è stata una: l’arte. Mi sono detto: “Se non ci provo adesso non ci provo più!” e così nel giugno 2014 mi sono licenziato dall’azienda per cui lavoravo, nel luglio 2014 ho fondato il blog, a settembre ho cominciato a collaborare con l’Archivio Jacono e in ottobre mi sono iscritto all’Executive Master in Management dell’Arte e dei Beni Culturali del Sole 24 Ore. Insomma ci sto provando ad entrare in questo mondo da professionista e nel frattempo dato che di aria non si può vivere faccio il free lance sempre come copywriter e web marketer. 

Qual è il tuo rapporto, il tuo approccio con il luogo per eccellenza che custodisce le opere d'arte, cioè il museo: sei più da "turistodromo" o preferisci piccoli musei poco frequentati e quale ti sentiresti di consigliare ai lettori di Art'esplorando.

Frequento gli uni e gli altri anche se preferisco evitare i grossi musei nei giorni di punta quando non riesci a goderti la visita per il troppo affollamento. Devo dire che purtroppo l’Italia dal punto di vista della gestione dei musei ha molto da imparare da altri paesi, Inghilterra e Stati Uniti per esempio. Spesso i nostri musei sono semplicemente dei contenitori di cose vecchie che non hanno nessuna attrattiva per il pubblico. A Londra musei come la Tate o la National Gallery attirano e coinvolgono il pubblico con tantissime iniziative. In Italia un museo da prendere come esempio in questo senso è il Mart di Rovereto. Oltre ai musei più famosi che sono imprescindibili, io consiglio di andare a visitare anche le collezioni private aperte al pubblico, come ad esempio Villa Panza di Biumo dove oltre alla bellissima collezione permanente, spesso organizzano interessanti mostre temporanee. 

Che rapporto hai con le mostre? oggi spesso diventano eventi mediatici molto pubblicizzati, ma alla fine di poca sostanza. Quali sono le mostre che preferisci e se vuoi fai un esempio di una in particolare che ti ha colpito.

Le mostre che funzionano di più sono quelle dei soliti grandi nomi che attirano il grande pubblico anche quando poi in realtà non sono un granché. In generale in Italia siamo legati all’arte del passato e un po’ restii rispetto al nuovo e al contemporaneo. Questo è dovuto forse anche a un nostro retaggio culturale. L’anno scorso, per esempio, a Palazzo Reale a Milano c’erano nello stesso periodo la mostra di Kandinsky e la mostra di Piero Manzoni. Per entrare a quella del primo dovevi sorbirti una fila chilometrica, per quella del secondo, uno degli artisti italiani del dopoguerra più importanti nel mondo, non c’era in pratica nessuno. E vi assicuro che era una mostra bellissima, piena di capolavori e veramente esaustiva rispetto al percorso dell’artista. Io ho capito davvero Manzoni in quella mostra. Un’altra esposizione davvero molto bella che ho visto recentemente è stata quella di Luigi Ontani alla GAMeC di Bergamo, anche in questo caso ero praticamente da solo nelle sale del museo, o Aisthesis a Villa Panza di Biumo a Varese. Vorrei sottolineare che io adoro l’arte del passato e non rifiuto affatto la nostra tradizione che è sicuramente tra le più grandi del mondo. Grazie al Master che sto frequentando, ho appena avuto la fortuna di fare una visita ai Musei Vaticani con il curatore Sandro Barbagallo ed è stata un’esperienza fantastica. È anche vero però che l’arte è andata avanti com’è andata avanti la nostra società e il contemporaneo, per quanto a volte più difficile da comprendere, ci può aiutare a pensare e a capire meglio il mondo in cui viviamo. E in alcuni casi riesce anche a stupirmi piacevolmente.    


Se fossi il ministro dei Beni Culturali e il Presidente del Consiglio ti desse carta bianca, quale sarebbe il tuo primo provvedimento?

L’ultima riforma del Ministero dei Beni Culturali sembra si sia avviata finalmente su una buona strada. Il cammino è ancora lungo ma il tentativo è quello di mettere al centro del sistema della cultura il museo concedendogli più autonomia. Fino ad adesso in Italia ci si è preoccupati esclusivamente della tutela dei beni culturali con il risultato che stanno invecchiando soli e poco visitati. La protezione del patrimonio è indispensabile ma va accompagnata a operazioni di valorizzazione e promozione. È vero che i beni culturali custodiscono la memoria di un paese e vanno protetti, ma se la gente non ne usufruisce avremo sempre beni in perfetta forma ma che nessuno conosce e di conseguenza anche la memoria andrà a morire. Io punterei quindi tutto sulla valorizzazione del patrimonio artistico, anche perché quello dell’arte può essere il settore che ha la forza di dare una scossa alla nostra economia. Burocrazia italiana permettendo…  

Cosa proporresti di leggere a una persona che si avvicini per la prima volta alla storia dell'arte? un testo scolastico, un saggio, una monografia...

Chi si avvicina per la prima volta alla storia dell’arte deve leggere assolutamente “La storia dell’arte” di Ernst H. Gombrich, un testo illuminate e chiaro allo stesso tempo. Per arrivare a comprendere meglio l’arte dei giorni nostri consiglio invece due testi intelligenti e di facile lettura: “Lo potevo fare anch’io” di Francesco Bonami e “A letto con Monnalisa” di Luca Berta e Carlo Vanoni.

Arriva il Diluvio Universale e tu hai la possibilità di mettere qualche opera d'arte nell'arca di Noé, quali sceglieresti?

Domanda difficilissima. Probabilmente per salvare la memoria storica e ricostruire una nuova società dopo il diluvio lascerei da parte i miei gusti personali e sceglierei di portare sull’arca le opere più significative di ogni periodo storico. Per il rinascimento sarà un po’ difficile dato che la maggior parte dei capolavori sono affreschi. Comunque per fare i primi esempi che mi vengono in mente salverei “La vocazione di san Matteo” di Caravaggio, “Le ninfee” di Monet, il “Primo acquarello astratto” di Kandinsky, “Les damoiselles d’Avignon” di Picasso e così via. 

Con quale artista (anche non più tra noi!) ti sentiresti di uscire a cena o a bere qualcosa? e perchè?

Sinceramente non ho tutta questa grande curiosità di conoscere un artista in particolare. Se adoro l’arte di qualcuno ho sempre il timore di essere deluso poi dall’uomo. Cito Oscar Wilde: “Gli unici artisti che io abbia mai conosciuto a essere personalmente deliziosi sono i cattivi artisti. I bravi artisti esistono soltanto in ciò che fanno, e quindi sono assolutamente insignificanti.” È anche vero che se si vuole davvero comprendere l’arte contemporanea sarebbe utilissimo scambiare quattro chiacchiere con gli artisti di oggi.

Oggi in TV e alla radio non c'è molta arte, e cultura in generale. Tu cosa consiglieresti di guardare (o ascoltare) al lettore di Artesplorando. Può anche essere un programma non prettamente d'arte, ma al cui interno ci sia un'approfondimento artistico. In onda ora, ma anche nel passato (ovviamente valgono anche le web-tv).

Se si cerca bene qualcosa di interessante si può trovare. Ogni tanto su Rai 5 trasmettono qualche programma apprezzabile sull’arte. Qualche tempo fa su LaEffe hanno trasmesso a più riprese la serie “The Power of Art” di Simon Shama’s, una serie davvero ben fatta. Anche in questo caso americani e inglesi riescono a creare programmi o documentari più avvincenti rispetto a quelli di casa nostra, a volte un po’ troppo pedanti. Sicuramente è anche merito del budget più elevato in possesso delle loro case produttrici. Devo ammettere che pur provando simpatia per Philippe Daverio non trovo eccezionali i suoi programmi: troppe date, nomi, luoghi e nozioni senza un nesso logico. Alla fine ho la sensazione di aver visto un programma culturale ben fatto ma del quale non mi è rimasto niente. In televisione come nei libri non mi piacciono i critici che utilizzano paroloni solo per parlarsi addosso e ostentare la loro cultura. Preferisco di gran lunga quelli che posseggono una grande verve comunicativa e che sono capaci di farsi comprendere da tutti. Sgarbi per esempio possiede la maestria di farti vedere i quadri con le parole. Un altro molto bravo è Carlo Vanoni. Entrambi hanno una cultura infinita inferiore a quella di pochi, ma si sforzano di comunicare in maniera semplice per arrivare a tutti. Se non si trova niente in televisione rimane comunque Youtube che ha un archivio davvero completo anche per quanto riguarda l’arte. 

In un ipotetico processo alla storia dell'arte tu sei la difesa, l'accusa è di inutilità e di inadeguatezza ai nostri tempi, uno spreco di tempo e di soldi. Fai un'arringa finale in sua difesa.

L’arte è tutto tranne che inutile. Questo è quello che ci vogliono far credere perché ne hanno paura in quanto la vera arte ci apre gli occhi e ci aiuta a ragionare. L’arte crea delle coscienze pensanti e meno esposte, mentre a chi ci guida servono automi che pensino tutti alla stessa maniera e che siano più facilmente influenzabili. Ci vogliono tenere in uno stato di ipnosi continua e per questo motivo l’arte è stata relegata ai margini, nella sfera dei sentimenti e non in quella del pensiero. In questo modo è meno pericolosa, più controllabile mentre la vera arte ci sveglia, la vera arte è libertà.  

Concluderei con una bella citazione sull'arte, quella che più ti rappresenta!

“Non c’è via più sicura per evadere dal mondo che l’arte; ma non c’è legame più sicuro con esso che l’arte.” – Johann Wolfgang von Goethe

In bocca al lupo a Nicola per il suo bel progetto di vita. E tutti a leggere il blog www.emettiladaparte.com.
E alla prossima intervista ...

Se ti è piaciuto il post, aggiungimi alle tue cerchie!

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