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martedì 24 febbraio 2015

Paesaggi - lago di montagna con cigni

Max Beckmann, lago di montagna con cigni
Definito nel 1946 il maggior pittore tedesco vivente dal New York Times, Max Beckmann, è uno dei geni creativi del XX secolo. Per quanto Picasso lo abbia superato in termini di universalità, i due furono entrambi ossessionati dal desiderio di innalzare l'arte a mito del modernismo.
Quel mito, secondo il postulato dell'estetica delle arti figurative, si fonda sopratutto sui trittici di Beckmann, sui suoi affascinanti ritratti e autoritratti.
Dei suoi paesaggi si parla invece molto poco, anche se, degli 835 dipinti di Beckmann, 190 sono paesaggi puri, senza contare le vedute cittadine.

Sostanzialmente i suoi paesaggi non sono separabili in termini di messaggio dalle sue composizioni figurative, giacché, nella tradizione dei paesaggi d'atmosfera e spirituali del romanticismo tedesco, costituiscono l'ambito di proiezione della natura e della psiche umana. Quasi sempre sono angusti e opprimenti e paiono restringere drasticamente lo spazio vitale delle persone che si trovano al loro interno e nelle loro vicinanze.

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Al contrario Beckmann eleva il paesaggio anche a simbolo di libertà. Per questo, la rappresentazione dei mari diventa uno strumento essenziale nell'ambito del genere e consente all'artista di mettere in scena il contrasto tra il mare sconfinato sotto un vasto orizzonte e l'osservatore.

Lago di montagna con cigni

Il dipinto del 1936 che qui vi propongo non mette in scena il tanto amato mare, ma un lago di montagna misterioso ed enigmatico. In quell'anno, ma anche nel precedente, Beckmann aveva soggiornato a Baden-Baden e con ogni probabilità questo dipinto appartiene ad una serie di paesaggi che l'artista realizzò nella Foresta Nera.

La struttura dell'opera è di una densità tale da risultare opprimente. Come due guardiani minacciosi si ergono in primo piano i tronchi e le cime tendenti al nero degli abeti, quasi nell'intento di impedire all'uomo l'accesso al lago, proteggere un oggetto prezioso: lo specchio d'acqua dalla forma ovale brilla infatti come un gelido e misterioso smeraldo. Recintato attraverso gli alberi in corrispondenza del piano anteriore dell'immagine, lo spazio assume, presso la riva del lago e il terreno che da essa si diparte, calde tonalità ocra che arrivano a lambire il cielo in lontananza.

Laddove però campeggiano vastità e pace, si ergono con un doloroso effetto di contrasto le scompigliate cime dei pini. La loro marcata tonalità verde nerastra, un memento mori per così dire naturale, evoca un senso di catastrofe: non a caso sul lago i cigni nuotano in direzione del loro nido a forma di capanna.

Con la sua insistenza nel voler sondare il rapporto carico di suggestioni tra osservatore e natura, Beckmann può senz'altro essere considerato uno dei pochi paesaggisti veramente grandi del XX secolo.

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Questo post fa parte di un viaggio attraverso la storia del paesaggio e dei suoi principali interpreti. Segui l'etichetta #ilpaesaggio e vedrai!

Fonti: Paesaggi, Norbert Wolf, Taschen, Colonia, 2008

3 commenti:

  1. Premetto che nella mia abissale ignoranza non conosco questo artista.
    Ma in fondo sono qui per imparare :-D
    La descrizione che ne fai mi colpisce molto perchè: oppressione e lago gelido e misterioso descrivono le prime sensazioni che ho provato nel guardare questo paesaggio.
    Post molto bello, godere di questi interessantissimi assaggi d'arte è un vero piacere!
    Grazie è un abbraccio ;-)

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  2. Come se vedesse tutto da dietro, quasi impaurito, intimorito.

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  3. Grazie a te e torna a trovarmi presto! :-)

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