buzzoole code Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...
                        

giovedì 19 marzo 2015

Arte concettuale, quando il concetto supera la forma

Marcel Broodthaers, Pipa
Oggi per la rubrica mensile sull'arte contemporanea "lo potevo fare anch'io" parliamo di arte concettuale.
Partiamo dalle parole di Rolf Wederer che insieme a Konrad Fischer curò la mostra inaugurata nell'ottobre del 1969 allo Stadtisches Museum di Leverkusen, mostra che fu la prima rassegna museale precisamente dedicata al tema dell'arte concettuale:
"Arte concettuale non è solo il nome i uno tra i più recenti e probabilmente radicali movimenti artistici, ma è un termine che attira l'attenzione su un mutamento generale dell'arte. (...)
La designazione di arte concettuale apre a forme artistiche che non possono essere giudicate e comprese sulla base di creazioni concrete e manifeste, ma che si basano - così come avviene per altri media - su procedure e processi. In altre parole, il cambiamento che questo termine introduce non riguarda solo la forma e il soggetto dell'arte, ma la sua stessa struttura". 


Questa è l'arte concettuale! Vi presero parte, tra gli altri: John Baldessari, Robert Barry, Mel Bochner, Alighiero Boetti, Marcel Broodthaers, Stanley Brouwn, Daniel Buren, Victor Burgin, Hanne Darboven, Jan Dibbets, Dan Graham, Douglas Huebler, On Kawara, Joseph Kosuth, Sol LeWitt, Edward Ruscha, Lawrence Weiner.

John Baldessari, I will not make any more boring art
Fu il punto d'arrivo del percorso che, dall'impressionismo in poi, aveva caratterizzato l'evoluzione dell'arte visiva contemporanea mediante la volontà di sottrarre l'arte medesima ai vincoli formali e culturali che ne avevano costituito la tradizione.

Se ti piace il blog, seguilo anche su Twitter! 👇👇👌


La scelta di rinunciare addirittura all'opera dopo aver ripudiato in sequenza il naturalismo e la mimesi (post-impressionismo e espressionismo), la prospettiva (cubismo), il passato (futurismo), il valore venale dell'opera (dadaismo), la forma (informale), rappresentò senza dubbio il momento più alto e, nel contempo, l'ultimo possibile offerto alla ricerca e all'ansia di novità delle avanguardie novecentesche.

Alighiero Boetti, oggi il primo giorno
Le prime esperienze "concettuali" furono rappresentate dai movimenti Neo-Dada e Minimal Art tra gli anni cinquanta e sessanta: il primo, i cui maggiori rappresentanti, come Jasper Johns e Robert Rauschenberg, divennero in seguito esponenti di primo piano della Pop Art, fu caratterizzato dall'uso di oggetti desunti dal quotidiano e inseriti all'interno dell'opera d'arte.

Una propensione simile distinguerà poco dopo e in senso già profondamente concettuale anche le provocazioni neo-dadaiste di artisti italiani come Piero Manzoni, noto per i suoi barattoli di merda d'artista, Vincenzo Agnetti, Mario Merz, Giulio Paolini.

Mel Bochner, language is not trasparent
Nel momento iniziale, tra il 1966 e il 1969, i suoi sviluppi si sono intrecciati, e in molti casi sovrapposti, a numerose altre linee di ricerca, dalla process art alla land art, all'arte povera. Di cui vi ho già parlato.

Ma già alla metà degli anni settanta molti dei protagonisti e degli osservatori più prossimi diagnosticarono la fine o, in termini più radicali, l'insuccesso dell'arte concettuale. In particolare, quello che allora apparve come un definitivo tramonto coincise nel decennio successivo con il diffuso ritorno alle pratiche tradizionali della pittura e della scultura e con il riconquistato predominio della dimensione visuale delle arti.

Daniel Buren, Les Deux Plateaux
Ma qualcosa ha lasciato! L'eredità del concettuale, la cui principale influenza si identifica nel permanere di un atteggiamento critico capace di rimettere in discussione le sue stesse premesse, ha continuato a dimostrarsi determinante anche dopo il 1980, e può essere individuata in molte delle declinazioni attuali del video, della performance, dell'arte pubblica e relazionale.

Affermatosi negli anni della denuncia di ogni principio di autorità, quel movimento ha contribuito a porre al centro dell'attenzione la questione tuttora aperta del rapporto tra le espressioni artistiche e i contesti istituzionali che le accolgono e legittimano, modificando l'oggetto artistico, rimodellando i sistemi espositivi delle opere e contribuendo a ridefinire il rapporto tra arte, critica e informazione.

Segui la bacheca Lo potevo fare anch'io? di Artesplorando su Pinterest.

Scopri di più ...

Questo post fa parte della rubrica #lopotevofareanchio, in cui se vuoi puoi esplorare l'arte contemporanea!

Fonti: Arte contemporanea, a cura di Francesco Poli, Electa, Milano, 2003

Nessun commento:

Posta un commento