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martedì 31 marzo 2015

Il regno della bellezza #3 - l'altare di Pergamo

Particolare dell'altare
Continua il viaggio nel regno della bellezza, trovate tutti i post dedicati a questo argomento seguendo l'etichetta →#arte greca antica.
Vi parlo oggi di una svolta molto importante per tutta l'arte occidentale.
L'arte greca subì un grande mutamento nel periodo ellenistico di cui troviamo tracce nelle opere più famose dell'epoca. Una di queste è un altare della città di Pergamo, eretto intorno al 160 a. C. e oggi ricostruito nei Musei di Berlino con quanto rimane delle sculture originali.

L'altare fu realizzato in marmo asiatico su un'area di 36,44 × 34,20 metri; su cinque gradini si eleva uno zoccolo potente dove, fra un'alta base sagomata e un cornicione fortemente sporgente sta la fascia scolpita maggiore con scene della gigantomachia, realizzata ad alto rilievo. Lo zoccolo forma due spalle che racchiudono una scalinata di 20 m la quale conduce a un cortile pavimentato. Sopra lo zoccolo e davanti alla scalinata c'è un colonnato ionico con un muro di fondo ornato da un secondo fregio minore continuo in cui sono raffigurate le scene della vita di Telefo, l'eroe fondatore di Pergamo.

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Nel fregio maggiore si sviluppa un complesso racconto cosmico-mitologico. Esso inizia nel lato occidentale con le divinità del mare e della terra, continua nel lato settentrionale con gli dei della notte e nel lato meridionale con gli dei del giorno e della luce per concludersi infine nel lato orientale con le divinità dell'Olimpo. Sullo sfondo liscio le figure divine si stagliano in altorilievo, raggiungendo effetti a tutto tondo, in un movimento ricco di scatti e senza un ritmo regolare. Il contrasto tra ombra e luce è forte, ottenuto anche con l'uso del trapano che crea effetti di notevole drammaticità. La battaglia infuria terribile e violenta, i goffi titani vengono sopraffatti dagli dei trionfanti, e il loro sguardo esprime tutto il tormento dell'agonia.

dettagli del fregio maggiore
La scena è movimentatissima e svolazzante di drappeggi e il suo limite forse sta in una certa dispersione dei particolari, nell'eclettismo e nell'eccessivo manierismo.
Il fregio minore, realizzato in seguito, racchiude le storie di Telefo, figlio di Herakles e mitico fondatore della città di Pergamo. Quest'opera rappresenta il primo esempio di una composizione narrativa continua nella scultura, derivata probabilmente dalla pittura, e costituisce il precedente più importante del racconto continuo che verrà utilizzato nell'arte romana. Il fregio si sviluppa in un seguirsi di episodi ambientati in modo preciso e accurato, ponendo le figure su diversi piani. Le immagini nella parte alta sono più piccole di quelle nella parte bassa e in questo modo l'autore raggiunse un bellissimo effetto prospettico.

La visione d'insieme dell'altare
La decorazione marmorea dell'altare fu rinvenuta frammentaria, murata in gran parte nelle fortificazioni bizantine realizzate nei pressi dell'altare. La ricomposizione del fregio della gigantomachia si deve a O. Puchstein e a R. Bohn che furono aiutati dagli scultori italiani Freres e Possenti. Essa fu resa possibile dal fatto che le lastre del fregio della gigantomachia erano numerate con cifre accoppiate, di cui una d'indice e l'altra di catena. Al di sotto del fregio sulla base erano iscritti i nomi dei giganti e quelli degli artisti; sulla cornice al di sopra del fregio i nomi degli dei. Anche questi elementi resero possibile la ricostruzione che nel complesso è ben riuscita.

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L'altare di Pergamo è ricordato da Ampellio (c. 14) e forse è da riconoscerlo nel "Trono di Satana" dell'Apocalisse di S. Giovanni (2, 113).
L'arte ellenistica amava opere veementi e violente: voleva impressionare e credo riuscisse pienamente nel suo intento.

Fonti: La storia dell'arte, E.H. Gombrich, Phaidon, 2008

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