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venerdì 3 aprile 2015

Il regno della bellezza #5: la pittura ellenica

Fanciulla che coglie fiori, I secolo d.C.
Testa di fauno II secolo a.C.
Continua il viaggio nel regno della bellezza, trovate tutti i post dedicati a questo argomento seguendo l'etichetta #arte greca antica.
Molti fra i maestri più famosi dell'antichità erano pittori anziché scultori, e non sappiamo nulla delle loro opere se non quanto è scritto nei passi dei testi classici a noi pervenuti.
E ciò vale anche per la pittura ellenica. Sappiamo che questi pittori si interessavano ai problemi tecnici piuttosto che alle finalità religiose dell'arte.

Possiamo farci un'idea del carattere della loro pittura solo osservando le pitture murali decorative e i mosaici venuti alla luce a Pompei e altrove.
Pompei era un prospero centro di provincia rimasto sepolto sotto la lava del Vesuvio quando eruttò nel 79 d.C. Quasi ogni casa, ogni villa di quella città possedeva pitture murali. E va da sé che i pittori e i decoratori di Pompei e delle vicine Ercolano e Stabia attingevano liberamente al patrimonio di immagini costituito dai grandi artisti ellenistici.

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Negli affreschi pompeiani si può trovare quasi ogni cosa raffigurabile in pittura. Belle nature morte, pitture di animali e perfino paesaggi. Fu forse quest a la maggiore novità del periodo ellenistico. L'arte orientale antica non si interessava al paesaggio se non per ambientarvi scenette di vita comune o di guerra. Per l'arte greca al tempo di Fidia o di Prassitele, l'uomo era al centro dell'interesse. Ciononostante anche queste opere elleniche sono molto meno realistiche di quanto sulle prime sembri. Questo perché neppure gli artisti ellenistici non conoscevano quelle che noi chiamiamo leggi prospettiche. Ci vollero mille anni e più prima che fossero scoperte.

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I greci spezzarono i rigidi divieti dell'arte orientale primitiva e si inoltrarono in un viaggio di scoperta con l'intento di arricchire l'immagine tradizionale del mondo con un numero sempre maggiore di tratti ricavati dalla viva osservazione delle cose.
Ma le loro opere non sono mai specchi nei quali si rifletta ogni angolo della natura: esse portano sempre il marchio dell'intelletto che le ha create.

Paesaggio I sec. d.C.

Fonti: La storia dell'arte, E.H. Gombrich, Phaidon, 2008

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