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giovedì 23 aprile 2015

Poesia visiva, tra poesia e avanguardia

Decio Pignatari, beba coca cola, 1957
La poesia visiva è un fenomeno artistico che dagli anni Cinquanta si è sviluppato nel clima rovente della neo-avanguardia europea. Storicamente, fa parte di quella complessa rivisitazione dell'arte, che proprio in quegli anni ha reso "attuale" l'avanguardia storica.
Se esempi di poesia visiva possono essere rintracciati anche in antiche tavole di scrittura greca, latina e decorazioni azteche e islamiche, come è stato recentemente dimostrato in grandi mostre internazionali dedicate alla poesia visiva, i punti di riferimento più immediati sono i Calligrammes di Apollinaire, il Coup de dés di Mallarmé, le "parolibere" e "tipografiche" futuriste; ma anche il linguaggio ermetico e ricco di riferimenti di Joyce e per quanto riguarda la cultura contemporanea, gli scritti di J. Derrida, M. Foucault, A. Robbe-Grillet, R. Barhes, N. Chomsky, i poeti "Novissimi".

Nel dopoguerra, grande importanza ha avuto l'opera di C. Belloli ed E. Villa: il primo attraverso lo studio di elementi visuali e concreti ha determinato sotto-sistemi tautologici, e il secondo mediante l'uso del linguaggio ha introdotto la ridondanza verbale.
Sono stati dalla fine degli anni Cinquanta tra i principali sperimentatori della nuova poesia (concreta, visiva e sonora):
  • In Brasile il gruppo Noigrandes, formato nel 1952 da A. e H. de Campos e da D. Pignatari; 
  • In Svizzera E. Gomringer;
  • A Vienna G. Rühm, K. Bayer, O. Wiener e F. Achleitner, a Darmstadt D. Spoerri, E. Williams, C. Bremer;
  • In Gran Bretagna I.H. Finlay, Dom S. Houédart, J. Furnival, K. Cox, J.J. Sharkey, insieme con A. Lora-Totino, M. Bense, C. Claus, J. Kolář, H. Chopin, che è, tra l'altro, il fondatore di una delle riviste più importanti di poesia visiva e sonora: Cinquième Saison (tra le altre riviste orientate nell'esplorazione dei nuovi campi della poesia si ricordano Rot, Invencão, Les Lettres). 
Negli anni Sessanta e Settanta svolgono la loro ricerca poetico-visiva S.M. Martini, E. Isgrò, L. Pignotti, A. Spatola, E. Miccini, U. Carrega, E. Williams, B. Porter, M.E. Solt, T. Ulrichs, Ben.

Lamberto Pignotti, la rivoluzione toglie il dolore, 1965
Esteticamente "poesia" sta ad anti-poesia, mentre "visiva" indica una conflittualità permanente del visibile. Linguisticamente la poesia visiva è un fatto materialistico e oggettivizzato, dove nell'interscambiabile rapporto tra segno iconico e segno verbale si determina e amplia il suo "contesto" (teste e texture).

Il quale può essere, di volta in volta, tautologico, ridondante, spiazzante, ideologico, e in ogni caso sempre riconoscibile e irriconoscibile al tempo stesso. Questo perché le tecniche della poesia visiva sono quelle dei mass-media, un serbatoio di immagini praticamente inesauribile.
Così nella poesia visiva si possono individuare diversi "specifici":
  • "poesia concreta" (significanti tipo-grafici); 
  • "poesia simbolica" (significanti grafico-verbali); 
  • "gesto poetico (parola estetica esclamata); 
  • "poesia tecnologica" (sconfinamento dell'identità del segno verbale e iconico); 
  • "lettrismo" (reiterazioni grafico-visuali); 
  • "scrittura" (spaziature di testi manuali o tipografici);
  • e la recente "narrative art" (un incrocio tra esistenza e memoria). 
Tutti questi "specifici" hanno un'unica matrice: lo spazio dilatato e ridondante della "quotidianità", in cui la casualità e l'imprevisto forniscono (direttamente o indirettamente non importa) all'artista spunti per analisi critiche.

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Ora queste analisi vengono offerte dalla strada, che sostituisce l'archivio; in essa la realtà vivente è tutto un gigantesco riflesso strappato all'oscurità. Infatti la strada rende pubblico ciò che succede altrove, e nel presentarlo lo inserisce nel contesto sociale, in cui il "poetico" e il "visuale" diventano dei paradossi linguistici perché rifiutano di essere differenti.

Dunque l'artista della poesia visiva (come, per altri aspetti, quello della pop-art) opera con materiali di prelievo, che i terminali dell'universo tecnologico quotidiano offrono a getto continuo. Elencarli tutti sarebbe un'impresa quasi impossibile, oltre che inutile (stanno sotto gli occhi di tutti): perché l'artista verso quei materiali (alienati e nevrotizzati dall'ambiente) non dimostra alcuna predilezione; e anche se inconsciamente la manifestasse, la sua scelta sarebbe comunque riduttiva, oltre che intimistica.

E ciò contrasta con i materiali propri della poesia visiva in quanto la loro particolarità risiede nel fatto di essere volutamente anonimi e impersonali. In un certo senso l'artista si pone "oltre la parola", alla ricerca di un "linguaggio" postmoderno; un linguaggio che nel presente della "quotidianità" si dà come montaggio e articolazione di segmenti iconici e verbali.

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Questo post fa parte della rubrica #lopotevofareanchio, in cui se vuoi puoi esplorare l'arte contemporanea!

Fonti: Arte contemporanea, a cura di Francesco Poli, Electa, Milano, 2003

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