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mercoledì 29 aprile 2015

Romanticismi - la giustizia e la vendetta divina perseguono il crimine

Pierre-Paul Proud'hon, la giustizia e la vendetta divina perseguono il crimine, 1804-1808
Il percorso attraverso il romanticismo ci porta oggi a conoscere Pierre-Paul Prud'hon.
Il percorso individuale di questo artista iniziò all'Accademia di Digione, dove fu allievo di François Devosge, e proseguì a Parigi, dove frequentò i corsi dell'Accademia.
Nel 1784 la provincia di Borgogna gli assegnò una borsa di studio per andare a Roma.
La permanenza in Italia, dal 1785 al 1788, si rivelò determinante per la sua evoluzione.
Anche se visse a Roma proprio nel periodo in cui David vi celebrava i suoi trionfi Proud'hon non fu in alcun modo influenzato dalla lezione del grande maestro del classicismo.
Si avvicinò piuttosto allo scultore Antonio Canova, con cui ebbe uno stretto legame d'amicizia, e studiò l'arte antica.

Su di lui esercitarono  grande influenza i maestri del Rinascimento, soprattutto Leonardo e Correggio.
Al suo ritorno in Francia, Proud'hon si stabilì a Parigi, guadagnandosi da vivere con disegni e miniature.
Nel 1798 ottenne il suo primo incarico importante, la decorazione del soffitto del Castello di Saint-Cloud. Seguirono una serie di decorazioni di soffitti, eseguite con soggetti allegorici.

Fu il pittore preferito dell'imperatrice Josephine che divenne sua mecenate. Come ritrattista della famiglia imperiale, incontrò il favore dalla seconda moglie di Napoleone, Marie-Louise, che gli commissionò varie opere e prese da lui lezioni di disegno. Nell'ambito dell'arte classicista, Proud'hon assunse una posizione solitaria e originale; il suo uso libero e sensuale del disegno e del colore, l'accentuazione dei valori espressivi, rendono la sua opera anticipatrice del linguaggio romantico.

La giustizia e la vendetta divina perseguono il crimine

Nel 1805, Proud'hon fu incaricato di eseguire un dipinto monumentale destinato al salone del Palazzo di Giustizia di Parigi. Dopo numerose variazioni sul progetto iniziale, eseguì il dipinto La giustizia e la Vendetta divina perseguono il crimine, che fu esposto nel Salon  del 1808 e ottenne l'alta lode di Napoleone e la piena approvazione del pubblico, ormai stanco della freddezza del classicismo, rappresentato tra l'altro dalle opere di Jacques-Louis David.

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La chiarezza grafica delle forme e l'allineamento in primo piano delle figure, che appaiono quasi in rilievo, ricordano la lezione dell'espressionismo di David, tuttavia il forte dinamismo, i valori di luce e colore e la vivacità dell'espressione generale rappresentano una novità.
Al centro di un paesaggio roccioso inospitale, un assassino incalzato dalle dee della vendetta che sembrano incombere su di lui getta uno sguardo al cadavere pallido della sua vittima, illuminato dalla luce della luna piena. Il paesaggio arido e solitario rappresenta un'ambientazione classica degli eventi.

Lo sfondo roccioso e il cespuglio sono paralleli al cadavere disteso, mentre la diagonale rappresentata dalla figura in fuga è ripresa ed evidenziata dalla scura formazione rocciosa che gli fa da sfondo sul margine sinistro del quadro. Al profilo semicircolare del gruppo delle figure allegoriche corrisponde il profilo della vittima distesa e, contemporaneamente, la linea ricurva della schiena del carnefice.

Sarebbe erroneo considerare pienamente romantica questa raffigurazione drammatica e passionale dei processi psicologici di un assassino. Tuttavia la forte accentuazione dei valori della luce, finalizzata ad accrescere l'orrore della scena, consegna alla pittura francese del XIX secolo quel gusto del brivido che contraddistingue il movimento romantico.

Continua il viaggio ...

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Fonti: Romanticismo, Norbert Wolf, Taschen, Colonia, 2008

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