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mercoledì 27 maggio 2015

Paesaggi - giorno dell'indolenza

Yves Tanguy, giorno dell'indolenza
Paesaggio e surrealismo, il nostro viaggio nella pittura di paesaggio continua e si avvicina alla contemporaneità.
Nel surrealismo, il paesaggio acquisisce una nuova dimensione e vive, nel contesto della storia di questo genere artistico, una delle più singolari metamorfosi. Il paesaggio surrealista potrà essere meglio compreso sullo sfondo della nuova immagine della natura che si riflette nell'arte moderna.

Non solo sul piano formale, ma anche a livello di contenuti, la rappresentazione perde di chiarezza, una perdita che va a compensare con una nuova totalità estetica. Non è più necessario che la natura si presenti davanti ai nostri occhi, perchè può trovare il proprio spazio dentro di noi, nel nostro mondo onirico, nella nostra psiche.

Fra gli scenari surrealisti ricorrenti si ricordano paesaggi con ampie pianure desertiche, popolate di oggetti insoliti, immagini antropomorfe, vegetali, configurazioni di cristalli, metamorfosi di persone e cose, oggetti che fluttuano in uno spazio sotto vuoto solcato da prospettive bizzarre e al di sotto di un freddo cielo che fa pensare a un'ambientazione extraterrestre.

A partire dal 1926, fu il francese Yves Tanguy a distinguersi per la creazione di questi panorami onirici; le sue opere sono infatti attraversate da un'orizzonte sconfinato, fatto di zone opaline, caliginose e fumose, che mette in risalto l'immensità di un pianeta le cui strutture striate fanno pensare a un terreno un tempo naturale. Un tempo di cui resta appena un vago ricordo, non soltanto a causa dello staffage di fantasmi divenuti utensili e forme bizzarre, ma anche in ragione dell'indeterminatezza spazio-temporale.

Giorno dell'indolenza

Nel Giorno dell'indolenza Tanguy dà forma a uno scenario il cui misterioso carattere visionario viene ulteriormente enfatizzato dal fatto che gli elementi figurativi si stagliano con cristallina precisione su uno sfondo suddiviso in zone, che l'osservatore non può fare a meno di associare a uno sconfinato paesaggio desertico. Per di più questi "personaggi"surreali proiettano minacciose ombre nere, suggerendo così un'idea di spazio che appare a dir poco improbabile in questo mondo alogico.

Gli abituali criteri di distinzione spazio-temporale non sono applicabili a un paesaggio così anonimo, i cui le qualità estetiche sembrano perdersi in un vuoto apocalittico. Da un punto di osservazione estremamente elevato, come quello che caratterizza i paesaggi panoramici antichi, il nostro sguardo cade su questo terreno che trasuda indifferenza, e perciò appare minaccioso, illuminato da una luce cosmica parimenti inquietante.

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Nei paesaggi di Tanguy, la vista spazia attraverso un mondo dotato di una struttura criptata che non è possibile interpretare secondo criteri logici o razionali e la nostra prospettiva dall'alto non ci dà l'impressione di dominarlo poiché in questa realtà non c'è niente che possa essere dominato. Si tratta di un mondo che assorbe il nostro sguardo e che vi oppone i propri codici, i quali a loro volta trasferiscono la questione del significato dell'uomo e del mondo nell'ambito della psiche.

Serbano in sé le vestigia di una realtà visuale, questo mondo si caratterizza come una sorta di terra di confine, in cui gli elementi onirici si trasfondono nella realtà con precisione allucinatoria e i brandelli di realtà assumono la consistenza del sogno.

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Questo post fa parte di un viaggio attraverso la storia del paesaggio e dei suoi principali interpreti. Segui l'etichetta #ilpaesaggio e vedrai!

Fonti: Paesaggi, Norbert Wolf, Taschen, Colonia, 2008

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