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mercoledì 17 giugno 2015

Il mosaico #1 - nascita e sviluppo

Stendardo di Ur
Abbiamo già parlato di questa tecnica artistica basata sull’impiego di materie dure (vetro, marmo, terracotta, pasta vitrea, smalto, talvolta conchiglie e madreperla) in forma di piccoli elementi cubici o trapezoidali (tessere musive di vario colore) accostati in genere secondo un disegno precostituito e fissati alle strutture portanti mediante mastice o cementi.
Ma oggi ne vedremo un po' il percorso tecnico.

Per le sue caratteristiche di durabilità e per l’alto potenziale decorativo, il mosaico s’adattò in modo efficace alla decorazione di vaste superfici di strutture monumentali  o come rivestimento principale di pavimenti (in particolare nel mondo greco-romano) e di pareti interne ed esterne di edifici (scarse sono le testimonianze nel mondo antico e fu in epoca bizantina che il mosaico parietale divenne tecnica principale). La tecnica per le sue particolari caratteristiche e la difficoltà di progettazione e messa in opera si sviluppò in ambiti culturali circoscritti.

Le testimonianze più antiche di un procedimento che ha una certa correlazione con il mosaico risalgono alla civiltà dei Sumeri ed in Mesopotamia. Lo Stendardo di Ur, scoperto in una tomba del III millennio a. C. è il più antico esemplare conosciuto di mosaico portatile realizzato secondo la tecnica dell’opus sectile: le figure, disposte in registri orizzontali, sono tagliate in pietra, madreperla e terracotta, poi fissate su un supporto di legno con l’ausilio di una preparazione bituminosa.

Ancora tracce di decorazioni musive si hanno in Egitto, dove è riscontrabile la presenza di incrostazioni in pasta vitrea colorata nella decorazione di templi e palazzi; molto probabilmente in epoca ellenistica sotto il regno dei Tolomei si trassero vantaggi dai progressi della lavorazione del vetro e sembra che proprio dall’Egitto i mosaici a pasta vitrea ed a smalto si diffusero in Siria, in Asia Minore ed in Italia. Anche in Iran, fin dall’epoca elamitica, si conoscono esempi di questa tecnica destinata a sviluppi originali durante il periodo islamico sotto forma di mosaico in ceramica smaltata: un tipo di tecnica che dalla regione uranica si diffuse dal X secolo in India.


La maggior solidità rispetto ai dipinti e la possibilità di raggiungere, attraverso l’accostamento di vari materiali generalmente di colore diverso, effetti chiaroscurali e cromatici propri della pittura, ha spesso favorito l’insorgere nella storia del mosaico di atteggiamenti contrapposti e concorrenziali nei confronti della stessa.

Questo atteggiamento trova conferme nel tipo di elaborazione delle tessere stesse e dei vari modi di messa in opera; infatti se nei più antichi, esse si configurano secondo un reticolo geometrico compatto e regolare, nei mosaici successivi va sviluppandosi un tipo di disposizione che segue l’andamento della figurazione, presentandosi spiraliforme o curvilinea fino ad imitare l’andamento delle pennellate della pittura nel XIII e XIV secolo.

Il procedimento di posa delle tessere ed il materiale usato per fissarle non fu sempre identico e fu determinato dalle diverse applicazioni cui fu soggetto il mosaico: nei mosaici pavimentali antichi greco-romani, ad esempio, veniva usato un miscuglio di pozzolana, polvere di marmo o laterizio e calce spenta mescolata ad acqua, mentre in epoca cristiana e bizantina il triplice strato del supporto e la preparazione del vero e proprio letto di posa del mosaico parietale trova stretta parentela con la preparazione dell’affresco.

Le fonti antiche ci parlano anche di lithostrota, termine usato in senso lato per indicare «pavimenti a mosaico di pietra» che si possono far risalire già alla cultura egea del periodo neolitico. Alcuni esemplari di queste pavimentazioni a ciottoli dell’antica Grecia presentano disegni bianchi su fondo nero, mentre talvolta è già presente l’elemento cromatico che costituirà il fondamentale carattere dei mosaici posteriori; questi mosaici presentano generalmente una decorazione tipica dell’ornamentazione architettonica in uso con bordo ornato da elementi vegetali, viticci, girali e meandri, al cui interno erano inserite scene di caccia o lotte tra animali spesso tratte dai motivi della pittura vascolare.

L’uso dei mosaici pavimentali ebbe una vasta diffusione nel mondo romano: il mosaico introdotto a Roma all’epoca della terza guerra punica, riscosse straordinario favore durante l’Impero e venne utilizzato in tutte le sue forme: pavimenti, rivestimenti murali, emblemata a decorazione figurata o geometrica. I migliori esempi provengono da Pompei con rappresentazioni di scene di animali, nature morte, scene pittoriche. Grande rilevanza artistica rivestono i mosaici sparsi un po’ ovunque nelle province dell’impero.

Accanto al mosaico policromo in ambito romano si sviluppano altre tipologie decorative come ad esempio i motivi a reticolato o il tipo di pavimentazione dicromica in bianco e nero definita «severa» usata per la decorazione di ambienti termali, una tipologia che anche durante il periodo antonino ed adrianeo raggiunse alti livelli di realizzazione.

Il mosaico ha ormai raggiunto la piena maturazione e si avvia ad essere una tecnica molto usata anche nell'arte bizantina e medioevale.
To be continued ....

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Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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