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mercoledì 10 giugno 2015

Intervista ad Anna Mattedi, curatrice di "Art Blobs"


Oggi conosciamo Anna Mattedi, insegnante e curatrice del blog Art Blobs.
Vorrei che per cominciare ti presentassi Anna, chi sei, quali studi fai o hai fatto, quando e perchè hai iniziato a scrivere il blog, e qual è lo scopo, la missione, il fine che ti sei prefissata diventando blogger.

Nata a Trento da sempre le mie passioni sono la Storia dell’Arte, l’insegnamento e la scrittura. Da otto anni insegno presso il Liceo Internazionale di Rovereto e presso i laboratori distaccati di Torbole della Libera Accademia di Belle Arti di Brescia. Mi interesso inoltre all’insegnamento della storia dell’arte in lingua inglese nella scuola secondaria di primo e secondo grado e all’organizzazione di eventi in campo artistico.
L’amore per la storia dell’arte è nata ai tempi del Liceo Linguistico Europeo, liceo sperimentale trentino dove ho avuto modo di studiare storia dell’arte in lingua veicolare inglese. Ho conseguito la laurea presso il DAMS di Bologna, dove ho vissuto per tre anni. Dopo aver vinto una borsa di studio di un anno tramite il progetto Erasmus per poter seguire i corsi presso la Universitat Autónoma di Barcellona, mi sono specializzata a Bologna per ottenere l’abilitazione all’insegnamento secondario. Il blog è nato nell’estate del 2014 per poter condividere i materiali di natura artistica con i miei studenti ma vuole anche aiutarli a far capire che l’Arte è a portata di tutti coloro che sanno guardare oltre, che la amano, la sanno apprezzare, la creano, la studiano, ne diffondono la conoscenza, la proteggono e la rispettano. L’arte è un mondo di relazioni tra chi realizza le opere, gli artisti, i critici, i galleristi, gli insegnanti, e ad unire tutte queste professionalità vi sono loro, le vere protagoniste, le opere. L’arte è quindi relazione. Da qui l’idea di un blog. All’interno del blog troverete materiali scaricabili inerenti lezioni di storia dell’arte, alcuni in inglese per il CLIL, power-point, idee per laboratori creativi in inglese, workshop che ho seguito presso musei, video realizzati in occasione di esposizioni, consigli su mostre ed eventi in campo artistico.

Qual è il tuo rapporto, il tuo approccio con il luogo per eccellenza che custodisce le opere d'arte, cioè il museo: sei più da "turistodromo" o preferisci piccoli musei poco frequentati e quale ti sentiresti di consigliare ai lettori di Artesplorando. 

Non faccio distinzioni tra piccoli o grandi musei, entrambi sono miei centri di gravità.  Il museo che porto nel cuore è sicuramente il Mart di Rovereto ed il suo cielo spezzato che si intravede dalla cupola dell’architetto Mario Botta, sottostante la piazza-agorà. La sua collezione permanente dedicata all’arte futurista e a Depero nello specifico, ci ricorda l’importanza che ebbe per il nostro Paese, essendo stato il primo movimento d’avanguardia nato in Italia. Vi invito inoltre a visitare l’unico museo futurista d’Italia, il meraviglioso scrigno della Casa d’Arte futurista Depero a Rovereto dove ad accogliervi troverete prodotti d’arte applicata, giocattoli, tarsie in panno, suppellettili e la produzione pubblicitaria ed editoriale del genio creativo dell’artista. Rovereto poi è una amena città d’arte tutta da scoprire!

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Che rapporto hai con le mostre? oggi spesso diventano eventi mediatici molto pubblicizzati, ma alla fine di poca sostanza. Quali sono le mostre che preferisci e se vuoi fai un esempio di una in particolare che ti ha colpito.

Ho sempre avuto una naturale curiosità nei confronti di esposizioni di qualsiasi genere. Ritengo che ogni mostra sia un’occasione unica innanzitutto per trovarsi di fronte alle opere d’arte le quali, indipendentemente dalle scelte del curatore che possono essere più o meno apprezzabili, hanno un messaggio da trasmettere. Nonostante ciò, preferisco il lavoro dei curatori che non si dedicano esclusivamente ad organizzare mostre per gli esperti del settore ma che cercano di coinvolgere l’interesse del vasto pubblico per farne crescere la sensibilità estetica e la conoscenza di movimenti e stili. Questa la vera sfida. 
Un’esposizione che mi ha affascinato recentemente è stata quella dedicata a Mara Fabbro, artista friulana, presso Palazzo Thun, dal titolo “L’acqua brucia”, a Trento. Ne ho apprezzato l’allestimento di dipinti  ed installazioni ma soprattutto il messaggio, una riflessione rivolta ad un mondo irresponsabile che considera illimitate le risorse d’acqua sulla terra. 

Cosa proporresti di leggere a una persona che si avvicini per la prima volta alla storia dell'arte? un testo scolastico, un saggio, una monografia...

Per coloro che si avvicinano per la prima volta al mondo dell’arte consiglierei la lettura delle lettere di Van Gogh al fratello Theo. Questa lettura fu quella che mi piace definire la mia prima emozione artistica. Solo attraverso le parole degli artisti ci si avvicina più profondamente al loro mondo interiore per poterne meglio decifrare e sondare poi l’opera. Questa lettura si è dimostrata intensa, di una forza coinvolgente. Non si possono leggere le parole di Van Gogh e rimanere indifferenti. In quelle lettere vi è tutta la sua anima, il suo modo di intendere l’arte come una missione di vita. Sono parole che rimangono dentro e segnano. Proprio come segnarono me. 

Arriva il Diluvio Universale e tu hai la possibilità di mettere qualche opera d'arte nell'arca di Noé, quali sceglieresti?

Direi “Il violinista verde” di Marc Chagall. Ne apprezzo il linguaggio figurativo lirico, visionario, incline allo straordinario. Il violinista, frammento dei suoi ricordi d’infanzia nella città natale di Vitebsk, rappresenta l'interesse di Chagall per la musica ed è connesso ai riti della comunità ebraico-chassidica. Egli era attratto dai canti, dalla musica strumentale e dalle danze dei kletzmerim, i musicisti ebrei che si esibivano nelle tradizionali cerimonie religiose.  Il violino rappresenta quindi per l’artista il mezzo per incontrare Dio e i grandi segreti della vita e della morte. Il violinista sul tetto suggeriva le condizioni degli ebrei di tutto il mondo: una vita vissuta in un equilibrio precario come quella del musicista che cerca di suonare il suo strumento restando in equilibrio in cima ad una casa.
Ammiro molto anche la forza espressiva dell’arte medievale, in particolare della scultura romanica come gli elementi decorativi dei capitelli scolpiti con animali fantastici, grifoni, mostri bicefali derivati dai bestiari medievali. Personaggi che si confondono con l’ornamento e le geometrie derivati dallo stile orientale bizantino, armeno, islamico a mostrarci quel grande abbraccio tra stile orientale ed occidentale che da sempre caratterizza la nostra cultura artistica.

Con quale artista (anche non più tra noi!) ti sentiresti di uscire a cena o a bere qualcosa? e perchè?

Se potessi scegliere uscirei a cena con Marc Rothko, del quale apprezzo l’onestà intellettuale. Egli infatti decise di non esporre i suoi Murals nel ristorante Four Seasons all’interno del Seagram Building, grattacielo di New York. Non voleva permettere che la sua arte fosse intesa dal jet set newyorkese  esclusivamente e banalmente come una decorazione per pareti. Per Rothko le sue tele erano molto di più: il colore era un mezzo per esprimere una realtà trascendente, le più fondamentali sensazioni umane dalla tragedia all’estasi, quali condizioni essenziali dell’esistenza. Impiegare le sue tele per scopi decorativi significava snaturarne il messaggio sacro del dramma umano universale, vissuto sulla pelle dell’artista, vittima delle persecuzioni ebree. Stringerei volentieri la mano anche alla Köllwitz, osteggiata per le sue idee politiche all’opposizione e considerata da Hitler artista degenerata. Grazie alla sua fama internazionale sfuggì alla deportazione in campo di concentramento ed Hitler, considerata la sua bravura, la selezionò per entrare a far parte dell’arte di regime ufficiale. La sua famosa frase: “Devo restare tra le vittime” ne rimarca il valore morale di donna artista in uno dei periodi più bui della storia.  Infine mi piacerebbe conversare con Kirchner e parlare di tutto quel dolore che lo portò alla follia per non voler arruolarsi come soldato durante la prima guerra mondiale e come ritrovò l’equilibrio e l’amore per la vita in Svizzera, vivendo a contatto con la natura e dipingendo quelle montagne che personalmente ritengo tra le migliori opere della grande  tradizione della pittura alpina, vicine all’arte di Segantini e Hodler. 

Oggi in TV e alla radio non c'è molta arte, e cultura in generale. Tu cosa consiglieresti di guardare (o ascoltare) al lettore di Artesplorando. Può anche essere un programma non prettamente d'arte, ma al cui interno ci sia un'approfondimento artistico. In onda ora, ma anche nel passato (ovviamente valgono anche le web-tv).

La scelta non è così varia, purtroppo. I miei fedelissimi alleati nella preparazione delle mie lezioni sono Philippe Daverio con il programma Passepartout, Sgarbi e Flavio Caroli (video presenti su you-tube).

In un ipotetico processo alla storia dell'arte tu sei la difesa, l'accusa è di inutilità e di inadeguatezza ai nostri tempi, uno spreco di tempo e di soldi. Fai un'arringa finale in sua difesa.

Mai come in questi tempi bui la storia dell’arte ha necessità di essere riscoperta, in quanto veicolo di valori basilari per il pieno sviluppo della persona, quali la capacità di vedere il Bello. Il rispetto, in questo caso verso il patrimonio artistico, nasce in primis dalla conoscenza. Se riusciremo a trasmettere alle generazioni future l’amore per questa disciplina, ripristinando nelle scuole le ore dedicate allo studio della storia dell’arte, assieme al rispetto nei confronti del nostro patrimonio artistico, la nostra cultura, allora vi sarà qualcuno che in futuro se ne prenderà cura. Questo il mio auspicio. 

Concluderei con una bella citazione sull'arte, quella che più ti rappresenta!

Le citazioni che sono diventate il mio motto. Picasso “Nella nostra epoca povera di spirito si tratta soprattutto di risvegliare l’entusiasmo. È l’entusiasmo quello di cui abbiamo bisogno, noi e la gioventù”. Kandinsky ne “Lo spirituale nell’arte”:  “Il mio libro aveva lo scopo di suscitare la capacità di percepire lo spirituale nelle cose materiali ed astratte. Quella capacità che rende felici”. 

Grazie ad Anna per la sua disponibilità e presto la troverete anche sul notiziario Are you art?
Alla prossima intervista ...

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