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lunedì 13 luglio 2015

George Grosz ritrattista

George Grosz, ritratto del poeta Max Herrmann-Neisse
Quando si parla di George Grosz si parla di "Nuova Oggettività", cioè della "realtà nuda e cruda" quella che nacque nella Germania del 1915-20, quando un gruppo di artisti e di critici d'arte cominciò a sostenere che l'Espressionismo tedesco era morto.
Ma procediamo con ordine.
George Grosz (1893-1959) trascorse l’infanzia a Stolo (Pomerania), dove lavorò presso un decoratore locale; nel 1909 frequentò l’accademia di belle arti di Dresda.

L’anno seguente diede a «Ulk», supplemento del «Berliner Tageblatt», la sua prima caricatura, e nel 1911 si stabilí a Berlino.
Soggiornò una prima volta a Parigi nel 1913 lavorando all’Académie Colarossi.
Chiamato alle armi, tornò poi a Berlino ed espose nel 1918 alla Gall. Hans Goltz di Monaco.

Fondò nel 1919, con John Heartfield, la rivista «Die Pleite» (Il fallimento) che uscì fino al 1924, partecipò alle attività teatrali del gruppo Dada e realizzò i modelli scenografici per Cesare e Cleopatra di B. Shaw.
Fino al 1920 la sua opera è caratterizzata dall’estetica futurista, accostandosi talvolta alla pittura metafisica. L’antimilitarismo lo portò nel 1917 tra le file di Dada a Berlino, dove si occupò della propaganda.

Dopo la guerra abbandonò l’irrealismo delle sue prime opere per uno stile direttamente accessibile, al servizio dell’intento satirico, e attaccò nelle sue raccolte di disegni e incisioni come nei dipinti una società dominata dai galloni, dalla redingote, dalla sottana e dalla cassaforte. Le scene di strada berlinesi, disegnate e dipinte, costituiscono un prolungamento di quelle di Kirchner, mentre i ritratti sono di un realismo teso e senza indulgenza.

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Grosz tornò a Parigi una seconda volta e visitò nel 1927 la Francia meridionale; espose a New York nel 1931. Vi si stabilì nel 1933, ma la sua situazione di rifugiato divenne in qualche modo un ostacolo all’esercizio delle sue doti satiriche.
Le opere dell’ultimo periodo ricordano il romanticismo apocalittico di Blake o quello dei paesaggisti tedeschi del XIX secolo.
Cittadino americano dal 1938 tornò a stabilirsi a Berlino nel giugno 1959 e vi mori il mese successivo.

Nella sua pittura  emerge una tensione all'impegno politico e sociale fondamentalmente estranea al primo espressionismo. Attraverso lo strumento della satira il pittore berlinese da sfogo al disagio dell'artista contemporaneo dinanzi alle angoscianti contraddizioni e alle brutali ipocrisie della società capitalista.

L'antimilitarismo e la feroce irriverenza nei confronti dei valori socialmente riconosciuti porta Grosz alla definizione di una concezione profondamente negativa della pittura. In Grosz si riaffaccia prepotentemente anche il topos della mostruosità, condotto attraverso la tecnica della deformazione anamorfistica delle membra del corpo. 
Nel ritratto dello scrittore Max Herman-Neisse il tema del deforme sembra essere utilizzato per portare a espressione una qualità interiore, oltre che una caratteristica somatica, di un tipico esponente della società del tempo.

Continua l'esplorazione ...

Il post fa parte di un percorso attraverso il ritratto, segui l'etichetta #ritrattieritrattisti

Fonti: Il ritratto, a cura di Stefano Zuffi, Electa, Milano, 2000

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