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venerdì 10 luglio 2015

Giotto a Padova

Giotto, Cappella Scrovegni, Padova
La storia di oggi vi parla di un viaggio, quello che Giotto compie da Assisi a Padova passando da un santo francescano (Francesco) ad un altro (Antonio).
Sant'Antonio da Padova è in realtà di Lisbona ed è un frate agostiniano di tredici anni più giovane di San Francesco. Aderisce subito al suo gruppo, di cui diventa il più bravo predicatore proprio a Padova. Muore nel 1231 e, come Francesco, viene fatto santo all'istante. L'anno dopo si inizia la costruzione della sua Basilica. Le due basiliche di Assisi e Padova sono i massimi lavori pubblici del papato nel Duecento e sono ancora oggi giurisdizione vaticana extraterritoriale.

Padova con la guida di Ezzelino fu una città ricchissima, in lotta contro i comuni vicini e sopratutto fu una spina nel fianco dell'oligarchica Venezia, colpita due volte dall'interdetto papale, per la presa di Zara e la spartizione di Costantinopoli.
Ma torniamo a Giotto che passa dai francescani di Assisi a quelli importantissimi di Padova, passando per Rimini. A Padova lavora per la chiesa del Santo, poi nel palazzo della Ragione e infine trova un gran cliente privato: Enrico Scrovegni. La Cappella degli Scrovegni viene costruita tra il 1303 e il 1304. Si narra che Enrico Scrovegni avesse un complesso di colpa da espiare con quest'opera grandiosa, perché suo padre faceva l'usuraio.


Dopo il restauro del 2002, quest'opera d'arte totale voluta da un solo uomo è tornata perfettamente leggibile. E torna anche tutta l'attenzione architettonica di Giotto, rappresentata dal primo trompe-l'oeil della storia che crea un abside in un posto in cui non esiste. Un'architettura dipinta, aperta all'esterno attraverso una serie di finestre, con un cielo azzurro diffuso dappertutto, che diventa fondale scenico.
Come la basilica di Assisi, la cappella è anti-bizantina, ma filo-orientale sin dalla dedica a santa Caterina da Alessandria, la santa protocristiana del monastero sul monte Sinai, e a san Giovanni, l'evangelista più intellettuale di san Marco a Venezia e più orientale. Il Vangelo apocrifo di Giacomo viene usato da Giotto per le storie della Madonna. E nei riquadri della parte inferiore l'arte di Giotto si fa perfetta.

Ma in cosa consiste la rivoluzione di Giotto? Giorgio Vasari credeva che fosse il momento in cui nascono le emozioni: l'ira, il dispiacere, il pianto, la gioia, il sorriso, le pulsioni dell'animo, la psicologia e la fisiognomica. Insomma Giotto scopre il vero anatomico dei colori, delle ombre e delle luci, inserendo tutto in uno spazio misurabile.

Maestranze venete-bizantine, Giudizio Universale, Torcello
La sua mania per i dettagli diventa iperrealismo, la tecnica delle ombre diventa matura, compare una linea rossa per sottolineare i volti, i corpi si fanno plastici, la profondità dell'architettura diventa un esercizio assonometrico, il paesaggio si fa quinta, il grido è autentico e appaiono per la prima volta le lacrime nella storia dell'arte. Altri elementi anti-bizantini sono le ali degli angeli che perdono la policromia.

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Ma c'è un'altra cosa che fa Giotto, un gesto feroce e rivoluzionario nei confronti dei rapporti tra Venezia e Padova: il pittore ruba l'idea al veneziano Giudizio Universale di Torcello, splendido capolavoro a mosaico conservato nella chiesa di Santa Maria Assunta che probabilmente aveva avuto modo di vedere. Una serie di dettagli simili ce lo fanno credere: il Cristo è in una mandorla, dai suoi piedi esce un fiume che è il suo stesso sangue  e che diventa fiamma che va ad alimentare l'inferno, dove cucina i sette peccati capitali. La scansione di Padova replica quella di Torcello.

E c'è una novità ancora più interessante tra i dannati del Giudizio Universale: per la prima volta in occidente appaiono il sesso e i peli. Il pudore tutto bizantino è sparito. Si può essere impiccati per la lingua o per il pene, fatti arrosto impalati oppure essere condannati ad una trattativa eterna con la meretrice.

la modernità di Giotto a Padova, Cappella Scrovegni
La truculenza delle immagini di Giotto è un dato stabile nell'immaginario medioevale, che troviamo regolarmente ogni volta che il tema degli inferi libera la fantasia degli artisti. In Hieronymus Bosch raggiunge livelli surreali che hanno forti analogie con Grunewald.
Lo stesso anno di inizio lavori Cappella degli Scrovegni, va in frantumi ad Anagni il sogno cesaropapista: Bonifacio VIII prende lo schiaffo, viene fatto prigioniero dai francesi e muore poco dopo a Roma e qualche anno dopo il papato viene trasferito in Francia, nuovo centro del mondo.
In quegli stessi anni Dante Alighieri comincia a scrivere la Divina Commedia mettendo chi all'inferno e chi al purgatorio e Petrarca sarà il primo intellettuale europeo.

Fonti: Guardar lontano, veder vicino, Philippe Daverio, Rizzoli, Milano, 2014

2 commenti:

  1. Quest'opera è vicinissima, eppure non ho ancora trovato l'occasione per andarla a vedere: queste reminescenze mi incuriosiscono ulteriormente.

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    1. Ormai è un'opera blindatissima purtroppo visibile per un tempo limitato per ragioni conservative, però merita assolutamente una visita. Un caposaldo dell'arte mondiale!

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