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mercoledì 29 luglio 2015

Transavanguardia, rifugio dall'isteria del nuovo

Sandro Chia, ragazzo e cane
Muoviamo un altro passo nella contemporaneità parlando forse dell'ultima corrente artistica nata in Italia, la Transavangardia, sorta tra la fine degli anni Settanta e gli inizi degli anni Ottanta. 
La denominazione e la definizione teorica del movimento risalgono al testo critico di Achille Bonito Oliva, La Transavanguardia Italiana (1980), testo nel quale vengono analizzate le principali caratteristiche del nascente movimento e vengono presentati al pubblico quelli che l’autore considera i rappresentanti della nuova tendenza: Sandro Chia, Enzo Cucchi, Nicola De Maria, Francesco Clemente, Mimmo Paladino.

All’origine di tutto ciò, secondo quanto teorizzato da Bonito Oliva è la "catastrofe", cioè la capacità dell’arte di creare una rottura degli equilibri linguistici e ideologici presenti nel tessuto culturale degli anni Sessanta e Settanta.
Di fronte all’impossibilità di una visione unitaria e lucidamente progressiva del mondo, di fronte alla crisi di determinati sistemi di pensiero, ideologici, politici, economici e scientifici si assiste a una crisi parallela della natura sperimentale delle avanguardie storiche e delle neoavanguardie.

Rispetto dunque a questi movimenti artistici che la precedono, la Transavanguardia si distingue per un rifiuto di quella che Bonito Oliva chiama "l’isteria del nuovo", vale a dire l’idea di progresso implicita nel continuo sperimentare nuove tecniche e nuovi materiali che, all’inizio degli anni Settanta, aveva portato a un netto rifiuto dei linguaggi tradizionali e a un tipo di ricerca che privilegiava l’uso di mezzi extra-artistici.

Enzo Cucchi, caccia mediterranea
Facendo ciò questo movimento ritorna a materiali e tecniche pittoriche tradizionali e una figurazione dai tratti espressionisti, e talvolta con un recupero di motivi e forme del passato. 
Si attua così con la Transavanguardia un superamento della linea evolutiva che dalle avanguardie storiche alle neoavanguardie degli anni Sessanta aveva caratterizzato lo sviluppo dell’arte. La Transavanguardia non soltanto si situa volontariamente fuori da questa linea di sviluppo, rivendicando la possibilità di assumere un atteggiamento "nomade" di reversibilità di tutti gli stili del passato, ma si caratterizza anche rispetto all’arte smaterializzata o impersonale degli anni Settanta, per un ritorno alla pittura, all’uso di metodi e tecniche tradizionali, a tempi di esecuzione lenti, alla figurazione.

Mimmo Paladino, montagna di sale
Viene dunque ripristinata la "tradizione della pittura" attraverso una rinnovata attenzione al campo della manualità e alla dimensione del "piacere" inerente il tempo dell’esecuzione pittorica. Se infatti, spiega Bonito Oliva, non è più possibile per l’arte darsi come progetto di una visione unitaria del mondo, se è crollata la fiducia nella possibilità, da parte dell’azione artistica, di un intervento modificatore della realtà esterna all’opera, allora viene a cadere anche la fiducia nel valore della sperimentazione così come essa era stata intesa sin dalle avanguardie storiche.

L’artista della Transavanguardia è libero di spaziare nel territorio dell’arte e degli stili senza alcun tipo di preclusione. Assistiamo dunque a una contaminazione di tutti i livelli della cultura, da quelli "alti" dell’arte e delle avanguardie storiche a quelli "bassi" delle correnti minori e di tutto l’ambito della cultura popolare fino ai prodotti dell’industria dei mass-media. Si fa strada quell’atteggiamento proprio dell’artista della Transavanguardia che vede l’abbandono della fiducia nel carattere in un certo qual modo utopico della tradizione dell’avanguardia, nelle sue possibilità progettuali, a favore di una condizione di precarietà e d’incertezza svincolata da ogni centralità.

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La dimensione in cui si situa questo operare è dunque priva di riferimenti, di ancoraggio teorico o direzione prefissata. A una frantumazione di ogni visione unitaria del mondo corrisponde parallelamente la frantumazione di una possibile idea unitaria dell’opera d’arte la cui unica ragione sta ora nel campo della sensibilità individuale ed espressiva dell’artista.

Rispetto al cosmopolitismo avanguardista, all’espansione verso lo spazio esterno, all’opera delle neoavanguardie parallela all’ideologia socializzante e comunitaria di queste ultime, l’arte della Transavanguardia dà nuovo rilievo al campo della soggettività individuale. Si caratterizza per una rinnovata attenzione verso le radici culturali specifiche del territorio e dell’ambiente in cui l’artista si trova a operare.

A questo proposito Achille Bonito Oliva riscontra una tendenza analoga in Germania e negli Stati Uniti
In Germania, sotto il segno soprattutto di una ripresa di radici surrealiste a livello letterario ed espressioniste a livello pittorico, con un’apertura anche verso apporti astratti (Vedova, Klee, Beuys), Bonito Oliva vede un recupero di un’identità nazionale in particolare nell’opera di Georg Baselitz, Jorg Immendorf, Per Kirkeby, Markus Lüpertz e A. R. Penck.

Negli Stati Uniti, a fronte di un analogo recupero dei motivi pittorici delle culture locali, si assiste a una svolta che privilegia il recupero della pittura legata all’elemento soggettivo e personale. Una svolta aperta dall’opera di artisti come Frank Stella e Cy Twombly e i cui rappresentanti sarebbero artisti californiani e newyorchesi: Jean Michel Basquiat, David Deutsch, David Salle, Juhan Schnabel e Robert S. Zakanitch.

Continua l'esplorazione ...

Se volete approfondire questo tema affascinante è per molti aspetti estremamente coerente con i nostri tempi, vi consiglio la lettura di Transavanguardia, a cura di Giannelli I., 2002, Skira
Questo post fa parte della rubrica #lopotevofareanchio, in cui se vuoi puoi esplorare l'arte contemporanea!

Fonti: Arte contemporanea, a cura di Francesco Poli, Electa, Milano, 2003

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