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lunedì 17 agosto 2015

Romanticismi - la barca di Dante

Eugene Delacroix, la barca di Dante, 1822
Di Eugene Delacroix vi ho già parlato in passato (QUI) ma chiaramente, in un viaggio attraverso il →Romanticismo non si può non ri-parlare di lui.
Breve note biografiche per chi non lo conoscesse: nato a Parigi nel 1798, dopo avere studiato musica, iniziò la sua formazione artistica direttamente nell'atelier di Guerin. Dal 1816 divenne allievo all'Ecole des Beaux-Arts, dove conobbe →Theodore Gericault, più vecchio di sette anni, per il quale manifestò sempre una grande stima.

Venne molto influenzato dallo studio di Goya e dalle opere del Veronese e di Rubens. La scoperta dell'opera di John Constable e l'amicizia con Bonington lo spinsero nel 1825 a recarsi a Londra. Una volta rientrato a Parigi, divenne il principale presentante della →pittura romantica in Francia e, come tale, bersaglio delle critiche dei classicisti, primo fra tutti Ingres. Delacroix per i suoi dipinti si ispirò all'opera poetica di Dante, Shakespeare e Goethe nonchè dei testi della letteratura romantica, tra cui i romanzi di Walter Scott e le liriche di Byron. molto importante per la sua arte fu un viaggio che intraprese nel 1832 in Marocco come membro di una delegazione in visita al sultano, visitò così Algeri, Tangeri, Orano e il sud della Spagna.
A causa delle critiche sempre più forti che caratterizzarono l'ultima parte della sua carriera, Delacroix si ritirò progressivamente a vita privata e morì in solitudine nel 1863.

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Il primo capolavoro dell'artista e opera fondamentale del Romanticismo la vedete qui, La barca di Dante, che presenta già delle innovazioni tecniche che caratterizzarono tutto il suo percorso: le figure possenti, il cromatismo acceso e l'espressione di una profonda sofferenza interiore. Delacorix intendeva sicuramente colpire il pubblico della mostra del Salon parigino. Nei canoni imposti dall'Accademia, il grande formato della tela era destinato ai soggetti storici ma, in questo caso, il pittore si ispira alla Divina Commedia di Dante Alighieri.

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Il poeta, che indossa un abito bianco e verde e un cappuccio rosso, è in piedi, sul lato sinistro della barca che lo trasporta nel suo viaggio agli inferi; si trova al quinto cerchio, dove sono puniti gli iracondi e gli accidiosi, e deve attraversare la palude dello Stige nella per raggiungere la città di Dite. La vista di tanti fiorentini immersi nella fetida palude scatena in lui una reazione di sgomento e compassione; come per cercare riparo, Dante appoggia il braccio sinistro a Virgilio che gli fa da guida nel suo viaggio oltremondano. Avvolto in un mantello marrone, la testa coronata da foglie d'alloro, Virgilio emana un senso di superiore serenità. La possente figura di schiena è Flegias, lo sventolare del suo drappo blu nella tempesta, la torsione estrema dei corpi dei dannati esprimono una lotta animalesca, un senso di disperazione esistenziale. Sprazzi di luce creano contrasto e modellano duramente il profilo dei corpi. 
Sullo sfondo fumo e fiamme, provenienti dall'infernale città di Dite.
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Fonti: Romanticismo, Norbert Wolf, Taschen, Colonia, 2008

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