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mercoledì 16 settembre 2015

Blu egizio, il primo pigmento sintetico della storia


Vi parlai già in passato dei pigmenti (QUI), ma c'è un aspetto che non ho trattato, molto interessante e legato a filo doppio con la storia dell'uomo.
Questa è una storia di blu e anche di rivoluzione tecnologica!
Fin dall’alba della civiltà la preparazione di pigmenti blu costituì un grosso problema: si tratta infatti di una gamma cromatica rara in natura e non ottenibile dalla miscela di tonalità diverse, essendo il blu (insieme con il rosso e il verde) uno dei tre colori primari nella sintesi additiva. 
Gli artisti preistorici fecero fronte a questa necessità sostituendolo con impasti dalle tinte affini: ad esempio il nero di carbone in alcune pitture rupestri appare come blu scuro.

Ma furono gli antichi Egizi a risolvere il problema, producendo il primo pigmento sintetico in assoluto: il Blu Egizio. Col Blu Maya e il lapislazzuli, completa la triade dei pigmenti blu più diffusi nell'antichità. Il blu egiziano era il colore simbolo del cielo e delle divinità celesti. Ad esempio a volte veniva colorato di blu il volto di Amon. L'azzurro o le varianti di blu chiaro sono invece utilizzate per rappresentare l'acqua.

Il blu egiziano è ottenuto dal riscaldamento di silice, malachite, carbonato di calcio e carbonato di sodio. I minerali venivano cotti in una fornace con temperature comprese tra gli 800 e i 900 gradi centigradi. Poiché le condizioni di temperatura sono fondamentali in questo processo, gli Egiziani sapevano controllarle con molta precisione.
Il prodotto di fusione era un composto fragile, di colore blu opaco che veniva frantumato e macinato fino a ridurlo in polvere, ottenendo il pigmento blu, il più antico colore sintetico finora conosciuto.
Poiché il procedimento si è via via perfezionato nel tempo, dall'analisi di un frammento colorato si può risalire ad una datazione approssimativa.


L'uso del pigmento blu era anche molto diffuso nella lavorazione dei vetri e delle ceramiche egizie. Era conosciuto da Greci e Romani e utilizzato per decorare tombe, statue e manufatti da tutte le civiltà mediterranee. Se ne trovano tracce, per esempio, sulla statua della dea Iride al Partenone e sulle decorazioni a tempera rinvenute sulla tomba dello scriba egiziano Nebamon a Tebe. Fu impiegato anche nel medioevo e nel rinascimento.

In natura ne esiste una quantità molto limitata in un minerale chiamato cuprorivaite e la sua formula chimica è CaCuSi4O10. 
Nel suo momento di massima diffusione, era commercializzato sotto nomi e prezzi diversi a seconda del colore più o meno intenso, sintomatico della quantità variabile di cuprorivaite (dal 20 all'80%) in esso contenuta: ed ecco che lo possiamo trovare come Blu Ercolano, Blu pompeiano, Blu sinterizzato, Cyanos sceuatos, Fritta blu, Fritta d'Alessandria Lomentum ...


Esistono varie ricette giunte fino a noi per la sua preparazione. Può essere a volte confuso con l’azzurrite per la sua tonalità azzurra tendente al verde, ma si differenzia da quella poiché insolubile in acidi anche a caldo. 
Ha un discreto potere coprente come pigmento, può essere impiegato nell’affresco, ma è sconsigliato nella tempera, nell’olio e nell’encausto.

Un pigmento frutto dell'inventiva dell'uomo, che ha attraversato i secoli e che ha più di 2000 anni di storia.

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Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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