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venerdì 4 settembre 2015

Dei e uomini ... nudi alla meta!

Triade divina, 670-650 a.C.
Continua il nostro viaggio nel nudo e lo fa percorrendo l'arte greca antica.Tappa fondamentale per tutta l'arte occidentale. La grande statuaria e pittura greca porrà al proprio centro il nudo.
Scompaiono progressivamente gli idoletti femminili nudi, e si afferma una statuaria di medie e grandi dimensioni in cui il corpo maschile è sempre rappresentato nudo, mentre il femminile è abbigliato.

Un esempio è la triade di divinità, molto probabilmente Apollo, Leto e Artemide risalenti al 670-650 a.C. conservate al museo cretese di Heraklion e già modello di questa nuova nudità: Apollo è nudo e le dee vestite e ornate da un copricapo cilindrico che diventerà tipico.


Di lì a poco arriveranno anche i kouroi e le korai, sculture in pietra e marmo di grandi dimensioni, spesso di un'altezza superiore a quella naturale che ci indica il loro scopo non tanto naturalistico, ma corrispondente ad un'iconografia diversa. Il modello di partenza proviene direttamente dall'antico Egitto, con cui la Grecia intrattiene rapporti costanti: caratteristiche sono l'assoluta frontalità, braccia abbassate, piede sinistro avanzato spinto poco oltre il destro. La capigliatura è a trecce che cadono sulle scapole, gli occhi sono grandi, la bocca marcata. Forte e rilevata è la linea dell'inguine da cui partono le gambe. I bicipiti sono in tensione in contrasto con gli avambracci. Non viene fatta distinzione tra raffigurazione umana e divina: le korai sono Hera, o Atena, o Artemide nella versione maschile l'identificazione è con Apollo modello maschile assoluto.

Kouros, 600 a.C.
La nudità maschile pubblica nel mondo greco è prevista e comunemente accettata, in relazione però al contesto: i barbari sono nudi perchè selvaggi o primitivi, nudi sono gli schiavi, simbolo di impotenza, di inferiorità. Il greco è nudo per le ragioni opposte.
La nudità è prevista nei bagni, nei gymnasia per gli esercizi ginnici, pratiche esclusivamente maschili. Ma il luogo per eccellenza in cui la nudità viene praticata di norma, sono le gare olimpiche a cui le donne sposate non potevano assistere nella maniera più assoluta.
All'interno di questo sistema di valori l'immagine del nudo maschile diventa celebrazione di gioventù, di bellezza e di amore per la bellezza, di forza fisica, di invincibilità. Ed i kouroi sono esattamente espressione di questa concezione: ora sono Apollo, ora ad Apollo sono dedicati, ora sono un vincitore olimpico o un giovane nato libero. Incarnano quindi un progetto civile di vita.

Eufronio, cratere con la morte di Sarpedonte, 520 a.C.
Nella pittura ceramica invece come viene trattato il nudo? in questo campo l'ambito di utilizzo è il racconto di una storia, la sintesi di una scena: le figure nude assumono un'evidenza molto importante all'interno delle composizioni pittoriche delle ceramiche.
I massimi autori sono pittori come Amasis ed Exekias, Nikosthenes, Epiktetos, Euthymides ed Euphronios, autore di questo drammatico Sarpedonte morente in cui la tensione degli addominali e i rigonfiarsi dei muscoli di gambe e braccia denota un grado di studio del corpo umano fino ad allora inedito.

Da Kritios e Nesiotes, Tirannicidi, 477-476 a.C.
La perdita di una schematica formulazione del nudo maschile nella statuaria si manifesta ad Atene negli anni successivi all'incursione persiana. Kritios e Nesiotes realizzano il gruppo bronzeo dei Tirannicidi Armodio e Aristogitone, gli uccisori di Ipparco nel 514 a.C. e che conosciamo grazie a copia marmorea successiva. Nata per una visione sia frontale che laterale, la coppia di nudi eroici si caratterizza per la divaricazione tesa delle gambe e per una resa anatomica attenta.

Kritios, Efebo, 480 a.C.
Kritios tratta con grande cura i particolari anatomici come si vede anche nell'Efebo ritrovato sall'Acropoli. La statua marmorea presenta un passaggio fluido dalla visione frontale a quella laterale: il capo piega a destra, e spalla e anca indicano l'avanzamento del corpo sempre verso destra. La muscolatura è trattata senza enfasi, con volumi dolci e sottigliezze fino ad allora assenti nella scultura.

Trono Ludovisi, 470 a.C.
Più o meno nello stesso periodo inizia ad essere utilizzato il gioco del panneggio bagnato, come si osserva nel Trono Ludovisi, proveniente da Locri. Articolato in tre pannelli, sul lato maggiore raffigura la nascita di Afrodite e sui due lati corti una flautista nuda di profilo e una sacerdotessa velata, anch'essa di profilo, in posizione simmetrica alla flautista. L'effetto di panneggio bagnato è sfruttato pienamente nel pannello centrale, ad accentuare i capezzoli e la morbidezza dei seni.

Zeus di Capo Artemision, 470 a.C.
Straordinario in questa evoluzione del nudo è lo Zeus rinvenuto nelle acque di Capo Artemision, che si presenta con il torso frontale e le gambe divaricate in una postura tesa, il capo volto a sinistra e appena piegato in avanti, ad accompagnare le tensione in avanti di tutto il corpo nell'atto del lancio.

Da Mirone, discobolo, II secolo d.C. da un originale del V secolo a.C.
Di Mirone invece è celebre la statua raffigurante un Discobolo, che come spesso capita, conosciamo solo attraverso copie romane in marmo. Si tratta di un atleta dal corpo raccolto e concentrato nel massimo della tensione prima che il disco venga lanciato. Compositivamente è uno studio ardito, basato sull'incrocio di più archi di cerchio e di ampie e tese linee sinuose.

Ageladas di Argo, Tideo a Anfiarao
Ma dal punto di vista della qualità anatomica dei dettagli poche statue sono alla pari dei nostri bellissimi bronzi scoperti nelle acque di Riace in Calabria, raffiguranti due eroi, molto probabilmente Tideo e Anfiarao, protagonisti del mito dei Sette a Tebe. Qui troviamo particolari anatomici strabilianti: la traccia delle vene sporgenti sulle braccia e sulle mani, la tensione dei tendini, e le muscolature enfatiche ma corrette. I volti sono curatissimi, dalla policromia delle labbra in rame, agli occhi incastonati, ai denti in argento. La resa accurata si affianca anche una precisa dimensione psicologica che caratterizza la ferocia di Tideo e la consapevolezza del destino fatale di Anfiarao.

Cratere a volute con la morte di Talos, 400 a.C.
Ormai il corpo nudo è concepito come un'unità organica, capace di comportarsi in modo articolato nello spazio e rapportarsi con altre figure per scopi narrativi. Lo vediamo in questo particolare di un cratere a volute rappresentante la morte di Talos. La scena rappresenta la morte del gigante bronzeo Talos ad opera degli Argonauti: il protagonista spicca sul gruppo affollato di figure rosse con attenti effetti volumetrici e un senso profondo del pathos.

Da Policleto, Doriforo,
copia romana da originale del V secolo a.C.
Policleto sarà l'artista che più concepirà la scultura come pratica espressiva autonoma e che ne svilupperà principi e forme di armonia e simmetria creando un vero e proprio canone estetico. La sua opera che meglio condensa queste ricerche è il Doriforo: un guerriero nudo che avanza appoggiando il peso sulla gamba destra, avendo il braccio destro allungato verso il basso, la gamba sinistra arretrata con il ginocchio piegato e il piede appena appoggiato a terra, e il braccio sinistro piegato in avanti a reggere una lancia; la testa è leggermente avanzata e rivolta verso destra. 
La figura così ottenuta è caratterizzata da un perfetto equilibrio di spinte e tensioni controbilanciate.

Fidia e bottega, Dioniso, 438-432 a.C.
Fidia e bottega, Divinità fluviale, 438-432 a.C.
Attenzione! per chi di voi lo credesse, non mi sono dimenticato del grande Fidia in questo percorso nella maturità del nudo classico. I suoi straordinari nudi del Partenone sono perfettamente funzionali alle narrazioni e rispecchiano un grande interesse nel realizzare sculture che non rappresentino solamente la fissità dell'essere, ma ne colgano la vita, nel fluido mutamento della forma nello spazio.

Ed ecco che ci appare Dioniso, dal frontone orientale del Tempio di Atena, semisdraiato su di un panneggio, che punta il gomito sinistro nel gesto di voltarsi e vedere cosa succede alle sue spalle. Le gambe divaricate, flesse nel movimento, la tensione dei muscoli, la posa del tutto inedita, sono segni di un profondo rinnovamento in atto .

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L'esplorazione continua ...

La divinizzazione del nudo umano sta per lasciare il posto all'epoca successiva in cui sarà la nudità divina a farsi cosa terrena.
Ma questa sarà un'altra storia ...
Questo post fa parte di un percorso attraverso il nudo. Se ti interessa leggere altro segui l'etichetta #ilnudonellarte.

Fonti: Storia generale del nudo, Flaminio Gualdoni, Skira, Milano, 2012

2 commenti:

  1. Ma bello questo percorso attraverso il nudo nell'arte! È sempre un piacere atti gere alle tue lezioni d'arte♡

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    1. Grazie! torna a trovarmi presto allora :-) il viaggio continua

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