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mercoledì 30 settembre 2015

Il nudo e la Controriforma

Michelangelo Buonarroti, Tombe Medicee
Rimaniamo nel Cinquecento per descrivere oggi un particolare elemento di censura nei confronti del nudo che si sviluppò proprio a seguito della Riforma luterana di cui vi ho parlato nell'ultimo post.
Ma partiamo dal contesto.
A Roma nel 1527 avviene un fatto molto importante: il sacco celeberrimo. Ma questo non interrompe il flusso dei pensieri, delle opere.

Si riprende da Michelangelo che in quel periodo lavoro a Firenze alle Tombe Medicee di San Lorenzo, per le quali realizza le nudità pensose, enfatiche e drammatiche del Giorno e della Notte, del Crepuscolo e dell'Aurora. Questi sono tutt'altro che nudi ideali, e men che meno esercizi sull'antico.

Michelangelo abbandona in quel periodo anche le ultime cautele stilistiche e iconografiche, mettendosi al lavoro per realizzare il Giudizio Universale della cappella Sistina terminato nel 1541. L'artista reinventa il tema, mantenendo le visioni terribili del Giudizio, ma facendo del suo affresco il luogo della salvezza e della dannazione dei corpi, di cui avvertiamo le sofferenze fisiche, e al cui centro s'irradia la figura di Cristo giovane e senza barba, immagine della bellezza divina che si è fatta carne.

Michelangelo Buonarroti, Giudizio Universale
Un'opera rivoluzionaria per un artista rivoluzionario, destinata a diventare un riferimento per molti artisti dell'epoca come Pontormo, Rosso Fiorentino, Beccafumi, e Parmigianino. Per non parlare dei collaboratori di Raffaello, con in testa Giulio Romano al Palazzo Te di Mantova, e Perin del Vaga.
Tutti artisti che declineranno in varie forme il nudo michelangiolesco fattosi icona.

Nel frattempo a Roma si continua a scavare e a portare alla luce l'antico. Le grandi famiglie aristocratiche fanno ormai a gara per collezionare statue e sculture del passato. E questo fenomeno ormai travalica Roma e l'Italia e si fa modello anche all'estero. Prima fra tutti la corte francese di Francesco I il più italianizzante tra i sovrani europei!

Rosso Fiorentino, Mosè difende le figlie di Jetro
Poi avviene un fatto, Paolo IV Carafa viene eletto papa nel 1555 e a quel punto la Chiesa romana inizia a prendere provvedimenti contro tutta la lussuria che circolava nell'arte! Si comincia proprio dal Giudizio Michelangiolesco: viene affidato a Daniele da Volterra, pittore tra l'altro di qualità, l'ingrato compito di coprire le nudità meno "convenevoli" dell'affresco. Tanto che gli verrà dato l'epiteto sprezzante e ingeneroso di Braghettone.

Si va poi avanti col censurare altre opere: Venere e Amore di Pontormo, il Cristo portacroce alla Minerva, la Cacciata dall'Eden di Masaccio, oltre che a molte altre sculture antiche e moderne, in un trionfo di foglie di fico a coprire le parti dove non batte il sole. Pratica questa che andrà avanti nella Chiesa fino al XIX secolo.

Lorenzo Lotto, Venere e Cupido
Nella ben più liberale Venezia la questione è un po' diversa: all'ombra del grande Tiziano (di cui vi ho parlato QUI) crescono molte nudità; quelle di Romanino e Lorenzo Lotto, del classicheggiante Alessandro Vittoria e quelle languide e carnali di Tintoretto, Palma il Giovane, e molti altri.
Anche in laguna però arrivano i tentacoli della Santa Inquisizione, che nel frattempo si è fatta realtà operante, e afferrano il nuovo talento di Paolo Veronese, la cui colpa è quella di aver realizzato una Cena in casa Levi poco consona e di cui vi ho parlato QUI.

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A Firenze è invece Cosimo I Medici, concentrato nel suo progetto di fare del proprio granducato un modello d'eccellenza rinascimentale, a creare le condizioni per un'arte aperta a suggestioni eroiche e antiche. Vasari diventa il suo gran cerimoniere artistico e Bronzino e Salviati invece incarnano lo spirito del granducato
Bronzino definisce in quel tempo le nuove linee guida del nudo: corpi dalle fattezze statuarie e cura nel realizzare gli incarnati; Salviati parte dal nudo michelangiolesco delle tombe medicee e affianca alla committenza sacra una pittura storica anticheggiante, che nelle figure allegoriche e in scene come il Bagno di Betsabea trova accenti di una casta e fascinosa nudità, per molti versi anticipatrice del classicismo settecentesco.

Bronzino, ritratto di Andrea Doria come Nettuno
Ma non dimentichiamoci di Benvenuto Cellini, fiorentino dalla biografia movimenta e nomade: di lui voglio indicarvi il nudo manierato della Saliera e lo splendido Perseo con la testa di Medusa, bronzo che rinnova le folgorazioni statuarie del David di Donatello e Michelangelo. 
Altri nudi esemplari fatti statue: la Fontana di Nettuno di Bartolomeo Ammannati per piazza della Signoria, il ratto delle Sabine del Giambologna. Quest'ultimo in particolare è un'opera tecnicamente molto ardita e complessa, ricca di motivi virtuosistici, che ricordano il barocco ellenistico. Per la prima volta abbiamo un'opera tutta dell'arte: non rappresenta un tema antico, lo inventa, tanto che la scelta del titolo arriva dopo.

Benvenuto Cellini, Perseo con la testa di Medusa,
Giambologna, il ratto delle Sabine
Possiamo dire che tutte queste opere nascono nel momento preciso in cui la Controriforma (nata dal concilio di Trento) s'imporrà a modificare il corso dell'arte italiana, volendo dare un taglio definitivo con l'antichità considerata pagana e impudica!
Il controllo delle immagini si farà sempre più stringente e la Chiesa arriverà ad imporre con l'inizio del XVII secolo che nessuno scolpisca, dipinga, conservi o esponga al pubblico opere che non seguano i dettami tradizionali. Si arriverà a vietare la realizzazione di particolari scene delle Sacre Scritture come David e Betsabea o Susanna e i vecchioni o ancora, episodi in cui compaia l'egiziana che istigò Giuseppe all'adulterio.
Si andrà quindi verso l'arte utilizzata come strumento della Controriforma in risposta alla Riforma di Lutero. Nascerà il Barocco, di cui vi ho parlato (QUI)


Continua l'esplorazione ...

Questo post fa parte di un percorso attraverso il nudo. Se ti interessa leggere altro segui l'etichetta #ilnudonellarte.

Fonti: Storia generale del nudo, Flaminio Gualdoni, Skira, Milano, 2012

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