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mercoledì 9 settembre 2015

Il nudo tra natura e riscoperta dell'antico

Formelle con il sacrificio di Isacco,
a sinistra Lorenzo Ghiberti e a destra Filippo Brunelleschi
Questa nostra esplorazione del nudo continua con un viaggio che segnerà un passaggio importante nell'arte: quando Filippo Brunelleschi e Donatello si recano a Roma nel 1401 per vedere le sculture antiche ritrovate nell'Urbe, danno una svolta decisiva a un processo che già da un secolo va maturando. La riscoperta e lo studio del'arte antica.

In quello stesso anno è indetto il concorso per la porta nord del Battistero fiorentino che metterà a confronto Jacopo della Quercia e Francesco di Valdambrino, Filippo Brunelleschi e Lorenzo Ghiberti. Tema comune della competizione è il sacrificio di Isacco. Vincerà il nudo d'Isacco proposto da Ghiberti di derivazione per reinvenzione da un modello antico. La sconfitta indurrà il deluso Brunelleschi a compiere il viaggio a Roma, da cui riporterà anche l'intuizione geniale della cupola di Santa Maria del Fiore.


L'interrogazione dell'antico attenta all'esperienza naturale passa per vie che s'incrociano tutte a Firenze e che sono annunciate non solo dalla formella ghibertiana.
Allo stesso periodo infatti appartiene il Crocifisso ligneo di Brunelleschi per Santa Maria Novella, in cui la costruzione del corpo nudo del Cristo è, come nell'antico, prima di tutto natura e misura. La rappresentazione si fa attenta ai tendini, ai muscoli, ai nervi e a tutti gli effetti della carne vera. Ma si fa anche misura nella perfetta proporzione tra statura e apertura delle braccia, nella simmetria ottenuta bilanciando le torsioni del corpo con l'ombelico posto a far centro di tutta la composizione.

Filippo Brunelleschi, Crocifisso, 1412-1413

Masaccio

Negli stessi anni anche un tema tipicamente medievale come la cacciata dall'Eden nel Masaccio della cappella Brancacci in Santa Maria del Carmine, sopratutto nell'anatomia maschile, ha una resa drammaticamente plastica e narrativa, risolta in una dimensione di vita vissuta nello spazio storico che mai si era vista prima.
La nuova arte avverte di poter essere, come la classica, espressione compiuta dell'umanità, e celebrare il corpo umano non come gabbia dell'anima ma come immagine e somiglianza del divino nel mondo.

Masaccio, la cacciata
dal Paradiso terrestre, 1425-1426

Donatello

Ma è nel David bronzeo di Donatello che il nudo all'antica torna definitivamente a calcare le scene dell'arte occidentale. Non corpo eroico trionfante di muscolature, segue piuttosto i linearismi sensuali dell'arte ellenistica, e l'iconografia cui s'ispira potrebbe essere quella di un Dioniso, dalle carni rilassate e trepide offerte alla luce.
Frutto di simbologie complesse, il David è sopratutto la celebrazione dell'arte nuova, della scultura stessa, che sa di poter equivalere con quella classica.
Non è un bel corpo, ma vuol essere una bella statua. 

Donatello, David, 1440-1443
Con la signoria medicea, dagli anni trenta dell'ascesa di Cosimo al potere, di Lorenzo negli anni settanta e ottanta, Firenze concepisce se stessa come la nuova Atene, il cui successo e la cui potenza dipendono da un consapevole e coltivato primato intellettuale su tutti gli altri.
E' in questo clima che Sandro Botticelli dipinge la Nascita di Venere degli Uffizi, nata per casa Medici. Tutto concorre a farne il nudo femminile ideale. La posa da Venus pudica, il rimando tematico alle Metamorfosi, il senso linearmente perfetto dello stile quattrocentesco, distillato e prosciugato d'ogni evidenza fisica (se volete saperne di più leggete QUI).
Il volto di Venere è quello di Simonetta Vespucci, l'amata di Giuliano de' Medici, a quella data già compianta e per ciò idealizzata in pittura: a lei saranno ispirati altri due ritratti a mezzo busto dell'artista e anche un mezzo busto in veste di Cleopatra di Piero di Cosimo e un busto del Verrocchio.

Sandro Botticelli, nascita di Venere, 1484
Di fatto è una sorta di divinizzazione, una santificazione pagana perfettamente corrispondente al clima culturale dell'epoca. Clima che vedrà muovere i primi passi artistici di Michelangelo Buonarroti, ospite della protoaccademia del Giardino di San Marco voluta da Lorenzo il Magnifico, che assorbirà un classicismo assolutamente non imitativo.
Nel 1499 Michelangelo, dopo aver dato alla luce lo straordinario Bacco, completa e presenta la Pietà di San Pietro, e Luca Signorelli pone mano alle pitture nella cappella di San Brizio nel Duomo di Orvieto, dalle nudità crude e drammaticamente eroiche: sono i capolavori che aprono la nuova epoca.

Luca Signorelli, dannati all'inferno, cappella di San Brizio, 1499
I modelli nudi rinascimentali s'ispirano ai classici greco-romani, ma con un ruolo differente rispetto a quello avuto nei tempi antichi: se il maschio nudo nell'antica Grecia esemplificava la figura eroica, quello che compare durante il Rinascimento italiano è un nudo di natura molto più estetica, legato alla natura e ad un nuovo modo d'intendere il mondo, scollegato dalle precedenti imposizioni dei precetti religiosi: l'esser umano torna nuovamente ad esser visto come il centro dell'universo.
Viene inoltre nuovamente sottolineato il nudo femminile di aspetto gradevole e gioioso, tutto ciò grazie soprattutto al mecenatismo di nobili e ricchi mercanti, che mostrano in tal modo la loro posizione privilegiata all'interno della struttura sociale

Scopri di più!

La nuova arte è ormai straripante e darà vita ad una nuova epoca, in corsa verso la modernità.
Questo post fa parte di un percorso attraverso il nudo. Se ti interessa leggere altro segui l'etichetta #ilnudonellarte.

Fonti: Storia generale del nudo, Flaminio Gualdoni, Skira, Milano, 2012

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