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lunedì 14 settembre 2015

Iperrealismo, forma senz'anima

Don Eddy, untitled, 1971
Abbiamo visto come quasi tutte le ricerche artistiche nate nel dopoguerra abbiano avuto come base di partenza il rifiuto e l'abolizione di ogni forma codificata e di qualsiasi tecnica in qualche modo riconducibile alla tradizione accademica.
L'abbandono massiccio del figurativismo era stato anche letto come polemica risposta a un mondo che aveva generato la seconda guerra mondiale e che, a partire dagli anni Cinquanta, produceva la guerra fredda e migliaia di altri focolai di tensione un po' in tutto il mondo.
Ma a un certo punto si ritornò alla pittura e alla forma. E' una linea di tendenza e i percorsi che vi conducono sono, come sempre quando si parla di arte contemporanea, fluidi e disomogenei.

In ambito italiano ciò coincide con l'affermarsi della cosiddetta Transavanguardia, movimento complesso ed eterogeneo di cui vi ho parlato →QUI.
Negli Stati Uniti un certo ritorno al figurativismo c'è fin dai primi anni Settanta, quando si affermano una serie di tendenze artistiche che vanno sotto il nome di Iperrealismo. Come suggerisce il nome si tratta di una forma espressiva nella quale si cerca di ripristinare un realismo accademico addirittura superiore a quello a cui si erano ribellati gli Impressionisti nel XIX secolo.


Gli Iperrealisti in poche parole tendono a ripristinare non solo il valore della forma e l'importanza del'imitazione, ma anche a rivalutare tutto quel patrimonio di abilità tecniche e manuali che l'arte delle nuove avanguardie aveva contestato, mortificato e in parte rimosso.

John De Andrea, Linda
Le radici di questo movimento sono due: da un lato, sul piano culturale, il filone della Pop-Art, e dall'altro sul piano tecnico dalla fotografia e, nelle sue ricerche più recenti, dalle realtà virtuali costruibili per mezzo del computer.
L'ascendenza pop si riscontra nella scelta dei soggetti che, per quel che riguarda la pittura, sono quasi sempre presi da contesti industriali e tecnologici. Nella scultura invece, le tematiche pop riemergono nella scelta di squarci di vita presi direttamente dal mondo della pubblicità o dai luoghi del consumismo, con particolare interesse per i supermercati che ne rappresentano i templi moderni.

Duane Hanson, turisti, 1988

Artisti tra i più celebri che fanno parte di questo movimento sono: Don Eddy, nato nel 1944 e cresciuto all'ombra della società dei consumi americana; John De Andrea, originario di Denver, Colorado, dove è nato nel 1941; Duane Hanson (1945 - 1996) del Minnesota che realizzava statue con l'ausilio di nuove resine sintetiche.

L'arte è così riuscita, unita alla tecnica, nel sogno millenario di replicare a tutti gli effetti la natura. Solo che nella foga di auto compiacersene ha dimenticato di soffiare dentro a questi umanoidi l'anima. Sono opere fredde e inorganiche più del poliuretano che le compongono, e inutilmente De Andrea si aggirava tra le sue erotiche eroine implorando loro di respirare!
Nella loro apparente perfezione sta la debolezza delle teorie iperrealiste, che limitandosi a cercare il vero nella forma, dimenticano che non lo si trova solo nelle cose, ma anche nel rapporto che l'artista ha con esse.

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Questo post fa parte della rubrica #lopotevofareanchio, in cui se vuoi puoi esplorare l'arte contemporanea!

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Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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