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venerdì 30 ottobre 2015

Ancone e pale d'altare, piccolo manuale per comprendere meglio

Francesco Squarcione, Polittico de Lazzara
Non ho intenzione di parlarvi della città in questo post, ma del significato che ancona può avere all'interno della storia dell'arte! Quanti di voi hanno mai sentito o letto questo termine nelle didascalie sui libri o nei musei? 
E' una parola che deriva del greco e sta a significare immagine; il termine è spesso usato come sinonimo di pala d'altare anche se con questa si tende a definire la sola immagine senza l’inquadramento architettonico.

Si tratta comunque di una raffigurazione dipinta o scolpita, svariata per tipologia, formata dal supporto e dalla cornice, da collocare sull’altare o utilizzata per devozione privata, soprattutto se di piccole dimensioni. Con il termine ancona si indica anche la sola incorniciatura architettonica quando, per ricchezza di materiali e decorazione, assume particolare importanza.

Anconette o piccoli trittici da viaggio dovevano costituire un arredo mobile dell’altare, da porre per la cerimonia e da ritirare subito dopo; questo genere di dossale non deve avere origine molto antica se si considerano le disposizioni di papa Eutichiano (275-283) circa gli oggetti da porre sull’altare, cioè i Vangeli, le capsae reliquiarie e la pisside, nonché la testimonianza di san Ottato di Mileto che ricorda come un sacrilegio la collocazione di una immagine sull’altare. 


L’uso di queste tavolette, singole (ancona, anconetta) o abbinate (dittico), ma spesso anche a tre valve (trittico), fisse o mobili, sembra risalire al X secolo, parallelamente anche alla mutata disposizione del celebrante.
Dalla proibizione di porre immagini sull’altare si era cominciato a fare eccezione in onore del legno della santa croce, inserito in alcuni trittici portatili a forma di astuccio, con sportelli incernierati ai lati dello scomparto mediano contenente la reliquia. I piccoli dittici e trittici erano realizzati in metalli preziosi, con smalti e gemme, ma anche in avorio, con decorazione ad intaglio.

Maestà, Guido da Siena
Da questi arredi che costituiscono piccole a portatili, si deve giungere al XIII secolo per trovare testimonianze dirette di tavole di ampio formato poste in maniera stabile sopra l’altare.
Nel Duecento l’ancona ha forma di tavola con cuspide (si veda la Maestà di Guido da Siena), struttura conservata ancora nel primo Trecento (si vedano la Madonna di Ognissanti di Giotto e il San Ludovico di Tolosa incorona il fratello Roberto d’Angiò di Simone Martini), oppure di tabellone con grande scomparto centrale riservato all’effigie del santo, circondato da riquadri minori, dedicati alle storie della sua vita.

Maestà, Duccio di Buoninsegna
Nel periodo gotico la struttura dell’ancona si complicava dando luogo a opere maggiormente elaborate con più scomparti (trittico, polittico) ripartiti da cornici architettoniche terminanti in guglie, pinnacoli, fregi, fogliami e archeggiature (Maestà di Duccio, 1308-11) e una base sporgente e stretta detta predella, per raggiungere nel corso del XIV secolo una estrema ricchezza decorativa con più registri di archeggiature. Non mancavano poi le ancone con ante dipinte e figura centrale a rilievo derivate forse dai tabernacoli gotici francesi; quelle interamente scolpite sono invece nate da esemplari in avorio. 

Gentile da Fabriano, Adorazione dei Magi
Nel Quattrocento l’ancona tornò a forme più semplici, a volte, come nella Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano, si trattò di una sola tavola con coronamenti archiacuti oppure sormontati da lunette al posto delle cuspidi.
Nell’Italia settentrionale si conservò più a lungo la tipologia a più scomparti e ordini con grande risalto della cornice. Estremamente complesse per forma e numero di scomparti e per l’unione di pittura e scultura sono le ancone tedesche, fiamminghe (polittico) e spagnole (retablo). 

Nei secoli successivi l'ancona verrà praticamente incorporata nella decorazione parietale dell’abside o della cappella, perdendo forma e funzioni originali.

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Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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