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venerdì 16 ottobre 2015

Body art - teatralità e provocazione

Gina Pane, azione sentimentale, 1973
Parallelamente alla →Land Art si sviluppa, sopratutto in Europa, la cosiddetta Body Art, cioè l'Arte del Corpo.
E' un movimento che fa parte di quelle →pratiche performative di cui già vi avevo parlato in passato. La matrice europea di questa nuova avanguardia, maturata a partire dagli anni Settanta, è molto chiara fin dall'inizio. L'artista body limita la propria azione al proprio corpo e, a volte, addirittura a qualche parte di esso.

Una visione che vede al centro l'uomo, nella migliore tradizione artistica europea che da sempre ha individuato nell'uomo l'elemento di maggiore interesse sia a livello di riflessione filosofica, sia per quanto riguarda l'espressione artistica.

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La Body Art abbatte l'ultima barriera rimasta tra l'artista e il suo pubblico.
Già l'Astrattismo aveva abolito la forma, mentre il →Concettuale aveva compiuto un ulteriore passo avanti abolendo addirittura gli oggetti. L'→Arte povera aveva rivalutato i gesti, così come la Land Art che per attuarsi aveva bisogno di operazioni concrete sul territorio.
La Body Art , infine, riesce ad azzerare definitivamente ogni forma espressiva precedente riducendo la produzione artistica a un puro fatto teatrale, per il quale occorre solo il corpo dell'artista e la sua intelligenza creativa.

Hermann Nitsch, performance al Castello di Prinzendorf, 1984
La discendenza diretta della Body Art, al di là delle chiare influenze futuriste e dada, va comunque cercata all'interno di Fluxus, un complesso ed eterogeneo movimento artistico e culturale di provocatoria avanguardia sviluppatosi in ambito europeo negli anni '60.
Da queste premesse la Body Art prende più volte spunto per proporre azioni spesso anche scioccanti, come nel caso della francese Gina Pane (1939-1990) che arriva a infierire sul proprio corpo, tagliuzzandosi con schegge di vetro o lamette al fine di rigenerarlo simbolicamente nel sangue.


Dolore e orrore che scaturiscono anche dalle azioni dell'austriaco Hermann Nitsch (1938), che opera fino agli anni Ottanta, quindi ben oltre il limite di sviluppo storico della Body Art. Nelle sue performances la crudezza del sacrificio rituale assume tinte di violenza drammatica. Al posto della vernice usa il sangue di animali morti, e tutte le azioni hanno complessi e oscuri valori mistici, ambiguamente sospesi tra l'orgia satanica, il sadismo a sfondo sessuale e la ripresa di antiche pratiche divinatorie.

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Questo post fa parte della rubrica #lopotevofareanchio, in cui se vuoi puoi esplorare l'arte contemporanea!

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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