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lunedì 19 ottobre 2015

Giuditta II e la follia dei politici

Gustav Klimt, Giuditta II, 1909
Molto di recente un'opera e una città in particolare sono entrate al centro di un vero e proprio caso mediatico tra politica e arte.
Mi riferisco al sindaco di Venezia Luigi Brugnaro che ha proposto di vendere la Giuditta II di Klimt per sanare i conti dell'amministrazione. Il tutto giustificato dal fatto che è un'opera priva di legami con la città e quindi sacrificabile.
Dopotutto non stiamo parlando di un vedutista o di un dipinto di Tiziano, Giorgione o Tintoretto.
Evitando la polemica che non fa parte di Artesplorando, mi limiterò a raccontare la storia di questo dipinto che pare così estraneo a Venezia e alla nostra storia.

Gustav Klimt ha dipinto Giuditta II nel 1909, presentandola a Venezia nel 1910, a quell'evento che oggi chiamiamo Biennale e che allora era l'Esposizione Internazionale d'Arte.
Il dipinto ritrae una delle più celebri e rappresentate eroine bibliche: Giuditta.
La sua storia è presto detta: durante l'assedio della città di Betulia da parte del re Nabucodonosor (sovrano di Babilonia) Giuditta, giovane vedova ebrea, si introduce nel campo nemico e, dopo aver avvicinato e sedotto il comandante Oloferne, lo decapita nel sonno.

Come forse molti di voi sapranno esiste una prima versione, Giuditta I, che Klimt dipinse nel 1901 suscitando grande scandalo. Infatti la donna era ritratta con le sembianze di una "femme fatale". Nella prima opera si fa un largo uso dell'oro mentre nella seconda l'autore utilizza toni intensi e prevalentemente scuri, segna infatti la fine del suo periodo aureo.

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Il quadro venne acquistato dalla Galleria d'Arte Moderna di Venezia ed è attualmente esposto nella sede di Ca' Pesaro. L'acquisto che si fece allora resta ad oggi uno dei più lungimiranti e sensati mai fatti da un'amministrazione pubblica in campo artistico. Per due semplici motivi che ne rendono demenziale una vendita oggi:
  1. Venezia e i suoi mosaici hanno avuto un ruolo importantissimo nella vita artistica di Klimt. Nel 1903 il pittore fa un viaggio in Italia, fra Venezia, Ravenna e Firenze: rimane molto impressionato dai mosaici bizantini, è affascinato dal loro splendore, dalla preziosità, ma soprattutto dalla loro straordinaria luminosità. In particolare i fondi oro dei mosaici, gli suggeriscono un nuovo modo di trasformare la realtà e modulare le superfici dei suoi dipinti.
  2. Fu un investimento brillante e lungimirante: all'epoca le opere di Klimt non erano così famose, apprezzate e quotate come lo sono ora. La sua produzione è poco presente nei musei internazionali e anche grandi storici dell'arte del passato come Ernst Gombrich o Norbert Lynton non lo menzionarono nemmeno nei loro scritti. Il vero boom klimtiano è arrivato negli ultimi anni del '900. 
Gustav Klimt, Giuditta I, 1901
Venezia ha avuto quindi la sensibilità di comprare l'opera di Klimt e chiudere una sorta di cerchio che dal pittore va alla città che lo ha ispirato, passando proprio per Giuditta.
Eroina del passato che oggi sembra voler chiedere la testa a chi non ha compreso l'importanza dell'opera di chi l'ha dipinta. Non solo, ma vuole svenderla al miglior offerente per sanare i debiti di una generazione e classe politica completamente fallimentare.

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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