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mercoledì 28 ottobre 2015

Il nudo verso la modernità

Annibale Carracci, Galatea (particolare)
Continua il viaggio attraverso il nudo e siamo giunti a cavallo tra il '500 e il '600.
Odoardo Farnese chiama a Roma il bolognese Annibale Carracci, affidandogli le decorazioni pittoriche del palazzo di famiglia. L'impresa è tra le più grandiose della storia dell'arte e concretizza subito gli effetti che il dettato controriformista ha sulla rappresentazione del nudo e sugli artisti più attenti.



Ad eccezione di alcune anime più tormentate, in un primo momento gli artisti si conformano alle circostanze esteriori dei committenti: attenzione e adesione alle norme nel caso di opere sacre, e ricorso a iconografie prese dalla mitologia antica, nel caso di imprese laiche.
In generale però il mondo degli artisti comincerà ad avvertire come estranee le regole controriformiste, viste come parte di un dibattito teorico che si stava trasformando in disciplina autonoma, riguardante più il discorso sull'arte che la sua autonoma concezione e pratica concreta.

Caravaggio, Amor omnia vincit

Due sono i fatti che supportano questa tesi:
  1. Caravaggio giunge a Roma nel 1592 e realizza opere in cui il nudo è un'assunzione diretta, vitale, potente del vero corporeo visibile, senza filtri intellettuali che non siano quelli della conoscenza dell'arte.
  2. A Bologna i Carracci introducono all'interno dell'accademia lo studio del nudo dal vero. Secondo questi artisti l'arte non deve essere fatta di discorsi, di regole, ma di "parlare con le mani".Cioè il momento del fare deve essere centrale
E' in questi anni che il nudo cinquecentesco si configura come specifico termine tecnico dell'arte, e il suo disegno viene detto accademia: gli equivalgono il tedesco akt, l'inglese nude e il francese nud, poi nu.
Con i primi trent'anni del Seicento da un lato quindi abbiamo Annibale Carracci e i suoi emuli bolognesi che creano un classicismo rinnovato e orgoglioso che parte dallo studio del nudo dal vero, dall'altro, in Italia e Nord Europa il caravaggismo si afferma con la sua visione diretta e cruda del corpo, inserito sempre in scene di forte impianto teatrale, dall'altro ancora a Roma sboccia il genio nuovo di Gian lorenzo Bernini.

Artemisia Gentileschi, Susanna e i vecchioni
In questo orizzonte ben definito di colloca Artemisia Gentileschi, per la quale il nudo non è motivo funzionale all'invenzione iconografica, ma diventa protagonista, in un'affermazione della fisicità della scena che lo splendore degli incarnati e la modulazione degli effetti luminosi rendono vera gioia per gli occhi. Solo Guido Cagnacci, che deriva direttamente dal Guercino, e l'intimamente sensuale Francesco Furini, in quegli anni, giungono ai livelli di carnalità potente di cui è capace Artemisia.


Il nudo è natura e spettacolo, nel barocco che Rubens e Bernini annunciano, è sfarzo fisico e meraviglia, e dove la cornice mitologica e allegorica lo consente, sensuale pienezza di sguardo. Dal Nord riformato alle cattolicissime Spagna e Italia, la seconda metà del Seicento manifesterà un progressivo allentarsi della morigeratezza degli usi, che dopotutto non avrebbe potuto avere difensori strenui in papi dai costumi mondani come Urbano VIII Barberini e Innocenzo X Pamphili
Più di questo conta però il definitivo spostarsi della centralità del dibattito culturale lontano da Roma. Le grandi corti, Madrid, Vienna e Londra, sono centri  d'attrazione per artisti e intellettuali, ormai preferibili a quella papale.

François Boucher, ritratto di Louise O'Murphy

Gli ultimi grandi artisti barocchi italiani (Sebastiano Ricci, Luca Giordano e Tiepolo) sono considerati stelle del firmamento internazionale, e passano di corte in corte.
Ma sarà un pittore francese a portare a compimento nel XVIII secolo il processo di laicizzazione sensuale dello sguardo, lasciandosi alle spalle la mediazione classicista delle pose auliche, della monumentalità, dell'enfasi, della costumatezza visiva: François Boucher.

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L'ultimo passo lo compie Jean-Honore Fragonard che fa cadere anche l'ultimo velo letterario della mitologia. Nelle opere di questo artista si afferma una soggettività e intimità dello sguardo uniche, liberandole definitivamente dal pretesto ideologico, dell'utilità, della clausola colta, che la rappresentazione del soggetto comportava. E la stessa libertà è dello stile, del maneggiare pennellate, colori e luce.
Tutto questo non verrà subito capito, ma saranno altri grandi autori francesi, nel XIX secolo, a mostrarne le straordinarie implicazioni.
Questo post fa parte di un percorso attraverso il nudo. Se ti interessa leggere altro segui l'etichetta #ilnudonellarte.

Fonti: Storia generale del nudo, Flaminio Gualdoni, Skira, Milano, 2012

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