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venerdì 6 novembre 2015

Il museo tattile e la funzione sociale-didattica del tatto


Comincia oggi un nuovo racconto di Artesplorando, in collaborazione con Museo Tattile Varese: un appuntamento mensile che ci permetterà di esplorare la funzione sociale e didattica del tatto e la sua importanza nel mondo dell'arte.
I musei tattili esistono per permettere alle persone che non vedono o vedono pochissimo di conoscere attraverso le mani ciò che la maggioranza di noi scopre con gli occhi.
Per loro natura questi musei hanno una straordinaria trasversalità e finiscono per essere luoghi di convivenza e di interazione tra persone normodotate e persone diversamente abili.

Per capire su cosa si fondano i musei tattili, occorre fare riferimento ai meccanismi della conoscenza tattile. Generalmente si ritiene che l’80% delle informazioni passi attraverso il canale della vista, questo però non è sempre vero, perché trasmissione e acquisizione delle informazioni è funzionale al tipo di società e all’impostazione che la società fornisce.

In sostanza questo significa che uno dei sensi viene considerato primario e gli altri sensi vengono considerati di supporto a quello primario.
Dal momento che la nostra società privilegia la vista bambini e adulti tenderanno a utilizzare le informazioni provenienti dal senso primario, tralasciando gli altri sensi ed utilizzando solo le risorse visive.
In questo contesto il tatto viene ad essere in secondo piano e, per quanto fondamentale tanto per i
bambini quanto per gli adulti, finisce vittima del famoso vietato toccare che costella tutti i musei del mondo.

Funzione didattica del tatto

In realtà il tatto è l’unico senso alternativo della vista per quanto concerne la forma. Ha peculiarità uniche per quanto riguarda temperatura/morbidezza/durezza ed ha una capacità di discriminazione ancora più elevata della vista. E’ però un senso analitico, non sintetico e la sua conoscenza richiede tempo proprio perché parte dalla conoscenza di elementi singoli che poi devono essere messi insieme attraverso la costruzione dell'immagine mentale.

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Questo significa che nella conoscenza tattile c'è il passaggio dal segno al significato. Perché questo avvenga ci deve essere una collocazione dell'oggetto nel suo contesto. In definitiva è il contesto che trasforma il segno in significato.
Ciò fa sì che attraverso la conoscenza tattile il bambino sia portato a sviluppare una maggiore creatività, prima di tutto perché deve elaborare un ragionamento di sintesi e perché associa l’elemento di scoperta, all’acquisizione di un concetto.

Ciò che si tocca assume una valenza simbolica e diventa strumento straordinario di comunicazione e di didattica, proprio perché connotato da un'emozione.
Questa è la funzione più propriamente didattica del tatto, ma esiste anche una funzione sociale.

Il tatto è un senso democratico:

Ciò che conosciamo con le mani non è bello né brutto, non ha colore né razza, non è ricco né povero. La conoscenza tattile porta al superamento di quella sorta di barriera invisibile che ci circonda e che ci impedisce di entrare in una relazione intima e immediata con un interlocutore.

Secondo la prossemica esistono quattro zone interpersonali, che dettano il tipo di relazione e di interazione tra gli individui:

  1. la distanza intima (0-45 cm) 
  2. la distanza personale (45-120cm) per l'interazione tra amici 
  3. la distanza sociale (1,2-3,5 metri) per la comunicazione tra conoscenti 
  4. la distanza pubblica (oltre i 3,5 metri) per le pubbliche relazioni 

Privilegiare la conoscenza tattile implica rimanere all’interno della distanza intima, cosa che porta a conseguenze importanti in termini di interazione: non è un caso che la stimolazione tattile interpersonale venga considerata come mezzo insostituibile per influenzare i comportamenti sociali.
Tattilità come facilitazione alla socializzazione e semplificazione all’apprendimento, ma tattilità anche come porta all’uso della multimodalità sia per bambini normodotati, che per bambini con una qualche forma di limitazione cognitiva e/o sensoriale.

Più sensi, più ricordi, più conoscenza

A questa riflessione sulla natura e la funzione del tattilismo, dobbiamo aggiungere una considerazione importante, che recentemente ha ricevuto una conferma scientifica.
Uno studio scientifico ha dimostrato che eventi che stimolano diversi sensi generano ricordi più duraturi.
Si è documentato per la prima volta a livello encefalografico che esiste un legame diretto tra l'attività cerebrale in risposta a delle informazioni multisensoriali, e le successive capacità di riconoscere visivamente quello stesso oggetto.

Quest’ultimo passaggio è la conferma scientifica che esiste una propensione alla conoscenza multisensoriale, che è capace di portare a dei risultati conoscitivi ottimali. Questa scoperta conferma come la propensione del singolo sia sempre in direzione di scelte sensoriali che portino a dei risultati conoscitivi ottimali.


Se il bambino o l'adulto hanno la propensione a toccare degli oggetti che si trovano a dover conoscere è perché il tatto aggiunge elementi in grado di rendere la conoscenza completa e di facilitarne la memorizzazione.

Quindi l’uso del tatto ha una funzione didattica, perché stimola la capacità di analisi e di sintesi
e facilita l’acquisizione e la conservazione mentale dei concetti.
Ma il tatto ha anche una funzione sociale, permettendo una didattica di vera interazione, nella
quale gli spazi tra gli individui vengono realmente azzerati.

Scopri di più sui musei tattili visitando il sito: www.museotattilevarese.it

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