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mercoledì 18 novembre 2015

Romanticismi - pandemonio

John Martin, pandemonio, 1841
Oggi vi parlo di un pittore che ci porterà attraverso scenari e mondi terrificanti!
John Martin nasce e si forma a Newcastle sotto la guida del pittore italiano Boniface Musso.
Nel 1806 si trasferisce a Londra, dove per sei anni si guadagna da vivere come pittore e decoratore su vetro.

L'incontro con l'opera di →William Turner segnò la svolta fondamentale del suo percorso. Nel 1811 espose per la prima volta alla Royal Academy e nel 1816 vi ottenne il suo primo grande successo. All'epoca però i suoi rapporti con questa istituzione si deteriorarono presto a causa di un incidente che, nel 1814, causa la rovina di un suo quadro.

Durante gli anni '20 Martin eseguì una serie di dipinti dedicati a visioni catastrofiche e immensi panorami con spaventosi effetti di luce. Per questi dipinti trasse ispirazione dal Paradiso perduto di John Milton e dall'Apocalisse biblica. Queste opere ottennero uno straordinario successo di pubblico, ma una fredda accoglienza dalla critica per un uso eccessivo e troppo enfatico del colore.
Per questa ragione Martin decise di riprodurre molte delle sue opere in incisioni di grande formato, che riscossero molto successo anche tra i critici. La trilogia del Giorno del Giudizio venne esposta in una mostra itinerante che attraversò l'Europa e gli Stati Uniti fino agli anni '70.

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Pandemonio

Pandemonio che vedete qui rappresentato, prende spunto dal primo libro del Paradiso perduto e precisamente da un passo che descrive la costruzione della città infernale. Lungo il corso del fiume si estende un edificio gigantesco, realizzato in prospettiva diagonale, che ricorda le ricostruzioni fantastiche delle città antiche e allo stesso tempo i progetti che l'artista fece per l'edificazione di una strada sulla riva del Tamigi. Nonostante l'atmosfera infernale, con il cielo nero in cui risplendono la luce improvvisa dei fulmini e lugubri fiaccole tra le tenebre, la costruzione ricorda gli edifici amministrativi degli stati totalitari. 


Ma sarebbe sbagliato vedere in Martin un semplice narratore di storie spaventose. Il suo interesse era rivolto a fenomeni estremi come incendi, eruzioni e diluvi, ambientati in atmosfere truci e drammatiche. Preferiva rappresentare edifici d'altri tempi, di dimensioni illimitate, di fronte ai quali l'uomo risultava così insignificante da scomparire. E amava rappresentare la nascita e la caduta delle civiltà, simbolo del morire di tutte le cose. Però queste visioni erano il frutto di un calcolo preciso, di una ricerca storica e scientifica. Il suo mondo era fatto di visioni possenti che sfociavano spesso nella teatralità. La scelta dei soggetti era perfettamente il linea con la tradizione del "romanticismo nero" e non mancano riferimenti alle prime opere di Turner, spesso dedicate a eventi catastrofici. 

Scopri di più ...

Non è un caso che Victor Hugo celebrò la grandezza di Martin, e nel 1844 Heinrich Heine lo paragonò Hector Berlioz. Sia in America che in Europa, la potenza drammatica della sua opera venne ammirata, ma si preferivano le incisioni ai dipinti.
Ed è così che presto Martin dovette organizzare un vero e proprio laboratorio con molti incisori alle sue dipendenze, per far fronte alla grande richiesta. Divenne uno dei primi artisti le cui opere erano disponibili in incisioni  di ogni prezzo e formato, spesso copiate e realizzate senza l'autorizzazione dell'artista!
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Fonti: Romanticismo, Norbert Wolf, Taschen, Colonia, 2008

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