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venerdì 18 dicembre 2015

Altarolo, come ti rendo un altare portatile

Altarolo portatile detto di San Gemignano XII secolo
Altarolo, una parola un po' strana, forse l'avrete già letta qua e là, sull'etichetta di un opera in un museo o in una mostra o nella didascalia di un libro di storia dell'arte. Ma quanti di voi sanno realmente di cosa si tratta?
Altarolo è un diminutivo di altare, una forma comune per definire l'altare portatile. Avete capito bene un altare portatile! Si tratta della mensa mobile per celebrare la messa al di fuori dei luoghi di culto. Il termine altarolo è adottato comunemente, per estensione, anche per arredi di carattere devozionale a forma di edicola o di tabernacolo.

Nei primi tempi del cristianesimo motivi di sicurezza legati alla clandestinità della pratica resero necessario l’uso di altari facilmente rimovibili. Si poteva così rapidamente raccogliere tutto e fuggire.
Oggetti di questo tipo sono documentati dalle fonti già dal IV secolo e furono adottati successivamente nelle occasioni in cui era impossibile impiegare altari fissi. Dal XII secolo l’uso dell’altare portatile cominciò a declinare e durante il XIV-XV veniva usato quasi solo in occasione degli spostamenti di principi e regnanti.


Nella sua forma piú semplice l’altare portatile consisteva in una lastra di pietra o di marmo di dimensioni tali da contenere almeno il calice e la patena e avente nello spessore una cavità chiusa da un coperchio per conservare le reliquie; questa lastra poteva essere inserita in una incastonatura e montata su un supporto provvisorio; il ripiano fu poi realizzato anche in legno e metallo, spesso con pietre preziose; dall’età carolingia sono documentati altari portatili a cofanetto, spesso poggianti su quattro piedi.

Altarolo di Stavelot, 1165
L’iconografia si stabilizzò tra l’XI e il XII secolo con soggetti di carattere sacrificale; sul coperchio compaiono solitamente il sacrificio di Abele, di Abramo o di Melchisedech; Mosè che innalza il serpente di bronzo, il Calvario o l’Agnello mistico.
Tra gli esempi di altari portatili, diffusi soprattutto in area tedesca (un cospicuo gruppo dell’XI-XII secolo si conserva presso il Kunstgewerbemuseum di Berlino) si ricordano quello di Stavelot, databile al 1165, opera di arte mosana con ricchissime decorazioni a smalto champlevés e quello ricomposto con elementi differenti, tra cui un minutissimo mosaico raffigurante il Salvatore, databile al XII-XIII secolo e conservato nella chiesa romana di Santa Maria in Campitelli.

Nel Concilio di Trento venne stabilito l’impiego limitato di questo tipo di altare e allo stato attuale è accordato solo a determinate categorie di celebranti.
Resta uno splendido esempio di arte applicata ad un uso molto specifico, in grado di condensare molte tecniche artistiche in un unico prezioso oggetto.

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Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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