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lunedì 7 dicembre 2015

Leon Battista Alberti, il prototipo dell'artista intellettuale

Tempio Malatestiano, Rimini
La storia che vi racconto oggi parte dalla Firenze del Quattrocento, nel suo periodo d'oro. Una città con un nuovo destino intellettuale deciso da Cosimo il Vecchio. Sono gli anni nei quali l'intervento geniale della cupola del Brunelleschi obbligò la città a decorare tutto l'edificio e a inventare una serie di immagini completamente innovative nell'architettura.
Sono gli anni in cui si affaccia all'onor di cronaca Leon Battista Alberti.

Alberti nasce esattamente cento anni dopo Petrarca, nel 1402, e avrà una vita molto vagabonda.
Discende da un'ottima famiglia, signori di zecca nel Trecento e sostanzialmente banditi dalla città nel Quattrocento; cresce fra Padova e il nord Italia e si laurea a Bologna. Alla corte di papa Eugenio IV, che seguì nelle varie tappe del suo avventuroso pontificato, ebbe numerosi incarichi e poté godere di benefici ecclesiastici.

Alberti a Firenze sarà intellettuale nella città degli intellettuali, dove opera pure Marsilio Ficino, anche lui di buona famiglia. Platone sta per essere sdoganato alla cristianità esattamente come due secoli prima era stato sdoganato il pensiero di Aristotele grazie a san Tommaso. La città è di chi pensa, discute e scrive.
Firenze trasformerà lentamente i suoi orafi e i suoi artigiani i artisti con ispirazione data.

Interno di S. Andrea, Mantova
E il nostro Leon Battista sceglie la più intellettuale delle arti: l'architettura. Firenze è perfetta per il nuovo dibattito sull'architettura, come lo prova una delle formelle di Lorenzo Ghiberti realizzate per il Battistero che sta già passando dal gotico al rinascimentale.
Fondamentali i testi dell'Alberti di quegli anni: Ludi Rerum Mathematicarum, un gioco matematico; il De Statua; il De Pictura, scritto con un'attenzione e una finezza estreme. E poi la Descriptio Urbis Romae. La riscoperta dell'antichità genera un immaginario nuovo, perchè il capitello romano del I secolo ha già generato il capitello quattrocentesco. Alla ricerca costante di equilibrio e prospettiva.

Alberti però non diresse mai di persona l'esecuzione dei suoi progetti, interessandosi soprattutto alla loro ideazione. Così, circa nel 1443, dava consigli per la costruzione del campanile del Duomo di Ferrara e per l'Arco del Cavallo (monumento a Nicolò III d'Este).
Ma il primo vero cliente del nostro architetto sarà il terribile Sigismondo Malatesta, signore di Rimini. All'epoca Alberti è un fiorentino cinquantenne, massimo teorico dell'arte, ma che non aveva ancora costruito nulla, ma diventerà il prototipo dell'artista intellettuale moderno.

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A Rimini la situazione archeologica è simile a quella di Roma, anche se in scala ridotta; basta pensare alla via Flaminia con l'Arco di Augusto. Sempre a Rimini si trova il ponte di Augusto e Tiberio del I secolo. Era quindi facile avere l'antico sotto gli occhi in questa città e Alberti usa tutti questi riferimenti per il Tempio Malatestiano. Impresse all'esterno un poderoso senso di romanità: nella facciata tre grandi archi, ispirati a quello d'Augusto, e le colonne sorgenti da un alto stilobate; in cima, un ampio nicchione; in ciascun fianco, sempre sullo stilobate, una serie di nicchie.
Il monumento rimase incompiuto; tra l'altro la parte alta della facciata non fu portata a termine e la cupola che doveva sorgere all'incrocio del transetto con la navata e che ne sarebbe stata il tratto saliente, non fu mai eseguita.

S. Sebastiano, Mantova
Alberti diventa poi consigliere, in materia d'architettura, di Ludovico Gonzaga, a Mantova. Nelle chiese di S. Sebastiano e di S. Andrea di Mantova potè sviluppare unitariamente esterno e interno: nella prima chiesa, a croce greca, il rapporto dei volumi interni sarà esemplare per il tipo della chiesa a pianta centrale (ripreso dal Bramante); nella seconda, costituita da una grande navata coperta da volta a botte, con cappelle laterali, innovando nella tradizionale forma basilicale, l'Alberti dà il maggior contributo alla soluzione di quel tipo di chiesa che diverrà poi un prototipo dal XVI secolo in avanti.

Facciata di S. Maria Novella, Firenze
A Firenze Leon Battista aveva intanto, con il palazzo e la loggia Rucellai, la cappella del S. Sepolcro nella chiesa di S. Pancrazio, e la facciata della chiesa di S. Maria Novella, dato altrettanti esempi importantissimi della sua personale visione architettonica

Mentre tutti gli altri artisti a Firenze provengo dall'artigianato, lui proviene dallo studio, dalla ricerca dalla passione per le antichità. Con lui per la prima volta l'antico diventa moderno e il moderno obsoleto. Fissa inoltre le tre regole per la pittura: la circoscrizione, il componimento e il ricevimento dei lumi che in italiano moderno vale a dire prospettiva, composizione e colore.

Fonti: Guardar lontano, veder vicino, Philippe Daverio, Rizzoli, Milano, 2014


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