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venerdì 8 gennaio 2016

La Rocchetta Mattei e il Conte che voleva guarire tutti i mali


Poco tempo fa mi è capitata l'occasione per visitare una curiosa perla immersa negli appennini tra Emilia Romagna e Toscana. 
Sto parlando della Rocchetta Mattei, collocata a 45 km da Bologna nel pieno dell'appennino Tosco-Emiliano. Una curiosa creazione, bizzarra ed eclettica, in parte restaurata e recentemente aperta al pubblico.
Sia che si arrivi da Bologna, che da Firenze o Pistoia, il viaggio è decisamente tortuoso, tra colline, crinali, campi coltivati e piccoli paesi, ma ne vale decisamente la pena.

Questo fantasioso mix di stili venne costruito dal Conte Cesare Mattei sui resti di un antico castello medievale fondato da Matilde di Canossa, per proteggere il limitare delle sue terre.
E' questa quindi anche l'occasione per parlarvi di un bolognese illustre che seppe creare non solo una fortuna per sé, ma creò un indotto per centinaia di persone legate alla sua attività.
Il Conte, prima politico, poi scienziato, filantropo e imprenditore, diresse personalmente la costruzione della Rocchetta, scegliendo il luogo in base ad una confluenza dei quattro elementi (acqua, terra, aria e fuoco) e servendosi di abili artisti e costruttori che riuscirono a dare forma al suo sogno.
Si perché il Conte era decisamente un uomo eccentrico e un sognatore.

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Cesare Mattei nacque a Bologna l'11 gennaio 1809 da una famiglia benestante, e crebbe a contatto di grandi pensatori come Minghetti e Andrea Costa. Fu uno dei fondatori della Cassa di Risparmio in Bologna nel 1837 e nel 1847 papa Pio IX lo insignì con il titolo di Conte.
La madre morì nel 1850 a causa di un tumore e questo episodio decisivo e sconvolgente lo spinse a ritirarsi dalla vita politica per dedicarsi allo studio della medicina. Comperò i terreni dove sorgevano le rovine dell'antica rocca e il 5 novembre dello stesso anno pose la prima pietra del castello dove, a partire dal 1859, si stabilì definitivamente.

Andando oltre le teorie del fondatore dell'omeopatia Hahnemann sviluppò una nuova scienza medica che chiamò Elettromeopatia e nel 1881, iniziò la produzione dei rimedi elettromeopatici esportandoli anche all'estero, nonostante le numerose critiche della medicina ufficiale. Nacque così un deposito centrale a Bologna e altri 26 in tutto il mondo che aumentarono fino a 107 nel 1884.
Questa medicina si diffuse molto rapidamente e diede al Conte e alla Rocchetta una fama mondiale, Dostoevskji lo citerà ne I fratelli Karamàzov.

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Negli anni 1887/1888 il nipote del Conte, Luigi Mattei, erede e co-intestatario di quasi tutte le proprietà, con investimenti sbagliati causò una crisi economica alla famiglia. Molti beni vennero messi all'asta per cercare di far fronte ai debiti. Il tracollo minacciò tutto il patrimonio del Conte, inclusa la Rocchetta. Il nipote venne diseredato, e si riuscì in parte a sanare la situazione, con l'aiuto di Mario Venturoli (1858-1937), collaboratore del Conte, che nel 1888 venne adottato da Mattei in segno di riconoscenza.

La cappella, costruita ad imitazione della Cattedrale di Cordova.
Ormai anziano e reso paranoico da continue dispute con vari medici, a causa di una incomprensione con la nuora (sospettata di avergli servito un caffè avvelenato), nel 1895 cacciò lei e Mario dal castello e in seguito li diseredò.
Morì il 3 aprile 1896 all'età di 87 anni, portando con sé nella tomba il segreto della preparazione della sua portentosa medicina.

Che ne fu della Rocchetta?
Dopo diverse vicissitudini storiche che ne portarono il totale declino, venne acquistata nel 2005 dalla Fondazione Carisbo che ne iniziò le imponenti opere di restauro di quanto oggi è visitabile che rappresenta i 3/4 dell'intero complesso, escludendo una serie di "villini" che il Conte fece costruire attorno al promontorio della Rocchetta per ospitare i malati "comuni" che chiedevano aiuto al Mattei.


La Rocchetta Mattei è una vera opera di fantasia totale, allo stesso livello (anche se in miniatura) di altri castello costruiti nel XVIII secolo come quelli di Ludwig Wittelsbach in Baviera, o il Palácio Nacional da Pena fatto costruire da re Ferdinando II del Portogallo a Sintra.
La fusione di svariati stili architettonici come il gotico-medievale e quello moresco lo rendono un luogo davvero ipnotico e fantastico, con un intreccio labirintico di sale sapientemente decorate, logge, scale a chiocciola e torri. Tra gli ambienti più suggestivi sicuramente il Cortile dei Leoni, riproduzione del Cortile dell'Alhambra di Granada e la cappella, costruita ad imitazione della Cattedrale di Cordova.

Il Conte costruì la Rocchetta per un motivo ben preciso: essere la culla della sua invenzione, L'Elettromeopatia che ebbe l'ambizione di curare l'uomo da ogni suo male.
Forse non riuscì nel suo intento guaritore, ma sicuramente seppe creare un luogo magico in cui perdersi.

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