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venerdì 19 febbraio 2016

Der Blaue Reiter, il Cavaliere Azzurro

Wasilij Kandinskij, composizione VII
Il movimento Der Blaue Reiter, in italiano Il Cavaliere Azzurro, nacque dall’incontro a Monaco nel 1911 di Wasilij Kandinskij e Franz Marc, ma anche questo, come del resto i fauve, ebbe breve durata. In ordine di tempo fu il secondo gruppo fondamentale dell'espressionismo tedesco, dopo il Die Brücke fondato a Dresda nel 1905.
Tra Marc e Kandinskij si creò un'intesa immediata riguardo ai fini dell'arte: infatti entrambi ritennero che lo scopo della ricerca artistica fosse il rinnovamento dello spirito, anche come importante obiettivo sociale.

Il nome del gruppo dipese dalle opere di Kandinskij, che proprio in quel periodo si trovò a dipingere diversi cavalieri (un quadro del 1903 ha come titolo Cavaliere azzurro) e dal colore blu che Marc riteneva il più puro in assoluto,  il colore della spiritualità. 
Attento agli impulsi delle avanguardie, Il cavaliere azzurro si diresse verso cromie vivaci e un atrattismo "musicale".

L'almanacco del 1912
Presto si unirono ai due fondatori anche August Macke, Paul Klee e Alexej von Jawlensky. A differenza del Die Brücke, il gruppo di Monaco non scrisse mai un programma preciso, ma ebbe solamente tra principali caratteristiche:

  1. Fu un gruppo cosmopolita, quindi non si fossilizzò solo sulla cultura di una nazione, ma rimase sempre aperto a idee nuove.
  2. Fu trasversale nelle tecniche artistiche, non concentrandosi solo sulla pittura.
  3. Attribuì al colore un valore simbolico, lottando contro il naturalismo in favore di una liberazione delle forme e verso l’affermazione di valori spirituali.
Il folklore russo, caro a Kandinskij e a Jawlenskij, fu alla base di questo movimento, insieme alle stilizzazioni decorative dello Jugendstijl e alle contaminazioni con i fauves francesi. Il Die Brücke nel suo percorso percorso artistico, generò un "espressionismo realista", molto crudo e pervaso di temi politici e sociali. Il cavaliere azzurro invece portò in sé un marcato lirismo, un’apertura alla poesia e la riscoperta della forza spirituale delle decorazioni armoniche.

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Gli artisti del gruppo crearono un almanacco, chiamato anch'esso Der Blaue Reiter, che inizialmente doveva essere un periodico, ma poi uscì come versione unica nel 1912, ristampato nel 1914. Nello stesso periodo Kandinskij si diede alla scrittura, realizzando Über das Geistige in der Kunst (Sullo spirituale nell’arte) col quale cercò di far capire al pubblico le nuove funzioni dell’arte. L'artista descrisse il rinnovamento spirituale che, secondo lui, stava coinvolgendo tutte le arti, non solo la pittura. Grazie al passaggio verso l'astratto e l'elementare, vide affine agli intenti del movimento sopratutto la musica, citando compositori a lui contemporanei come Arnold Schönberg, ma facendo riferimento anche a Richard Wagner e Claude Debussy.

Kandinskij, tra i pittori del suo tempo, ammirò molto Henri Matisse per il colore e Pablo Picasso per la forma.
Nel suo libro, l'artista affrontò anche il tema dell’effetto psicologico del colore e delle forme sulle persone: da esso doveva prendere vita una composizione pittorica. Per usare le sue parole: "una combinazione di forme colorate e disegnate che, come tali, esistono in modo indipendente, provengono dall’intima necessità e, nella vita in comune che si è creata, costituiscono una totalità che si chiama quadro". Idea che si concretizzò nell'opera Composizione V.

Franz Marc, mucca gialla, 1911
L'altro fondatore del movimento, Marc, elaborò uno stile molto personale, diverso da quello dell’amico Kandinskij. La sua pittura fu caratterizzata da un forte antinaturalismo in conseguenza delle sue considerazioni sul colore. Antinaturalismo che diventò veicolo simbolico dei colori e accentuata semplificazione delle forme: tutti concetti che troviamo nella Mucca gialla e nei Grandi cavalli blu, simbolo nello stesso tempo di purezza e libertà. 
Il gruppo si sciolse nel 1914 con lo scoppio della Grande Guerra, ma la basi da esso gettate furono le fondamenta che poi lo stesso Kandinskij utilizzò nella prima affermazione dell’astrattismo.

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Questo post è il primo della serie dedicata all'espressionismo. Ti basta seguire l'etichetta #espressionismo per leggere gli altri post sull'argomento.
Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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