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venerdì 26 febbraio 2016

Pierre Puvis de Chavannes, vita e opere

Pierre Puvis de Chavannes, Fanciulla in riva al mare
Avanti miei prodi, attraverso i meandri del →Simbolismo.
Pierre Puvis de Chavannes nacque a Lione il 14 dicembre 1824 in una famiglia borghese, figlio di un ingegnere minerario, discendente da un'antica famiglia di Borgogna.
Puvis de Chavannes ebbe una solida educazione classica: studiò in un collegio di Lione e poi al Lycee Henri IV a Parigi. Attratto dalla pittura, trascorse un anno nello studio di Henri Scheffer ma scoprì la propria vocazione viaggiando in Italia in compagnia di Bauderon de Vermeron: questi lo presentò a Delacroix che lo accolse a Parigi tra i suoi allievi.

Il maestro sciolse però il proprio studio qualche settimana dopo e Puvis de Chavannes studiò vari mesi presso Thomas Couture stabilendosi poi, nel 1852, in un proprio studio in place Pigalle a Parigi. Tale formazione eclettica si vede nelle prime opere: i ritratti hanno i colori scuri di Couture, le tele romantiche esibiscono gli azzurri e i rossi intensi di Delacroix, mentre alcune scene di genere toccano il patetico espressionismo di Daumier. La sua grande ammirazione per Chassériau, i cui affreschi alla Corte dei conti lo orientarono verso l’arte decorativa murale, fece sì che nel 1854 Puvis de Chavannes realizzi il suo primo complesso decorativo: il Ritorno del figliol prodigo e le Quattro Stagioni per la sala da pranzo del fratello a Brouchy.


Durante questo periodo le sue opere vennero rifiutate otto volte al salon e la partecipazione alla mostra delle Galeries Bonne Nouvelle lo rese oggetto di sarcasmo di critica e colleghi.
Senza scoraggiarsi, Puvis de Chavannes presentò al Salon del 1861 i grandi pannelli Concordia e Bellum, che vennero accettati. La Pace era già stata acquistata dallo Stato per il Museo di Amiens e il pittore realizzò immediatamente il pendant seguito, due anni dopo, da il Lavoro e il Riposo. Per completare il ciclo, eseguì poi Ave Picardia nutrix (1865), inno ai tesori campestri della vecchia provincia, e Ludus pro patria (1880-82), canto della virilità e del coraggio sereno, nel quale fugacemente rievoca l’amore fiero, l’infanzia felice e la raccolta vecchiaia.


Nel 1874, per il municipio di Poitiers, Puvis de Chavannes  eseguì nuove decorazioni che per la prima volta affrontarono temi religiosi: Carlo Martello salva la cristianità con la vittoria sui Saraceni e Santa Redegonda ascolta una lettura del poeta Fortunat che esprimono la comprensione laica per le virtù medievali.
Davanti a queste opere così innovative la critica reagì vigorosamente: alcuni, come Charles Blanc, About e Castagnary gridarono all’imbrattatele, altri, come Delécluze, Théophile Gautier, Paul de Saint-Victor e Théodore de Banville le sostennero con entusiasmo.

Puvis de Chavannes andò avanti per la sua strada, mirando al raggiungimento del perfetto accordo tra la superficie piana e le sue composizioni decorative, giocando sull’equilibrio delle masse, sull’arabesco della linea e sull’armonia chiaroscurata dei colori raddolciti.
Nel 1885 l'artista  incontrò la sua musa, un'acrobata professionsta che si chiamava Marie Clementine Valadon. Clementine diventò prima la modella di Puvis poi la sua amante, forse persino la madre di un figlio che lui non riconobbe. La Valadon non rimase però solo una modella, ma si mescolò a sua volta tra i pittori di Montmartre con tele e pennelli, diventando anch'essa una grande pittrice.

Pierre Puvis de Chavannes, il povero pescatore
Puvis de Chavannes seppe raggiungere una calma solennità, una semplice grazia che ne fecero il massimo decoratore della fine del XIX secolo, talvolta mescolando un poco di quell’emozione purificatrice che la natura ispirava a Rousseau.
Di fatto l'artista si rivelò anche sensibile paesaggista: circondando le allegorie e gli idilli pastorali di paesaggi di praterie, valli e foreste che ricordano le campagne dell’Île-de-France, le molli colline della Piccardia e le brume lionesi sugli stagni. L'artista colloca in questi dipinti, con grande esattezza d’osservazione, il contadino all'aratura, il boscaiolo con la sua famiglia e il pastore col gregge. Non si trattò affatto nel suo caso di realismo sociale alla Courbet, ma piuttosto di una visione "virgiliana" del lavoro dei campi: infatti Virgilio nelle Georgiche parla di natura come luogo del duro lavoro dell'uomo.

Pierre Puvis de Chavannes realizzò inoltre numerosissimi disegni, principalmente degli studi preparatori per le grandi decorazioni. Accanto a qualche ritratto, di sobrietà già moderna, si può affermare che Puvis de Chavannes dipinse tele essenzialmente simboliste. Il Povero pescatore, tra le opere più controverse della sua carriera, apparve come il primo manifesto del simbolismo francese e Picasso ne avvertì direttamente il messaggio sia sul piano dello spirito che su quella della tecnica pittorica.

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L’opera di Puvis de Chavannes ebbe grande risonanza tra i contemporanei che lo considerarono il maestro del simbolismo. Docente coscienzioso, amato dagli allievi, non ebbe però discepoli di grande talento e Paul Baudoin, Ary Renan, Auguste Flameng sono da considerarsi semplici imitatori. Come stimato presidente della Société Nationale des Beaux-Arts lasciò il segno nell’opera di Cormon e Ferdinand Humbert e influenzò profondamente non solo i pittori puramente simbolisti come René Ménard, Odilon Redon, il belga Mellery, il danese Hammershoï o lo svizzero Hodler, ma anche gli accademici convertiti come Henri Martin e Osbert. Persino i pittori più lontani da interessi accademici e da incarichi ufficiali come Gauguin, Seurat, Maurice Denis e i Nabis, trovarono nelle sottigliezze rivoluzionarie dell’opera classica di Puvis de Chavannes il fermento delle loro audacie.

Profondamente colpito dalla morte della moglie, Marie Cantacuzène, sua amica e ispiratrice di sempre che aveva sposato nel 1897 (nonostante le numerose amanti), le sopravvisse solo qualche mese per spegnersi a Parigi il 24 ottobre del 1898. Nel 2002 è stato riconosciuto come precursore di gran parte delle avanguardie storiche.

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