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venerdì 25 marzo 2016

Alvise Corner, uomo d'ingegno e amante delle arti

Tintoretto, ritratto di Alvise Corner
Oggi riprendo la rubrica #uominiedonneillustri e lo faccio parlandovi di un grande mecenate e scrittore italiano, nato nella parrocchia di San Bartolomeo a Venezia da Antonio di Giacomo e Angeliera Angelieri nel 1484: sto parlando di Alvise Corner, italianizzato in Luigi Cornaro
In realtà la data della sua nascita non è così scontata, perché l'illustre Corner aveva un vizio, aggiungersi sempre degli anni. E così lui stesso affermò di avere nel 1540 56 anni, che diventarono 70 nel 1551. L'anno seguente erano 74, nel 1557 80 e nel 1559 85, fino ad arrivare addirittura a 95 nel 1565. Certo non aiutarono i testimoni dell'epoca che, come Antonio Maria Graziani, lasciarono scritto d'aver assistito alla morte di Alvise all'età di 98 anni, un record per l'epoca.

In questo modo gli studiosi hanno avuto un bel grattacapo nel cercare di definire un anno di nascita corretto. Emilio Menegazzo trovò molto improbabile che Corner fosse morto quasi centenario e quindi identificò il 1484 come data definitiva, sulla base di quanto dichiarato dallo stesso Corner in un esposto ufficiale alla Repubblica di Venezia, un contesto che richiedeva serietà.
Per quanto riguarda la sua famiglia, pare discendesse dall'omonima casata patrizia e, precisamente, da un figlio del doge Marco. I suoi discendenti sarebbero tornati da Padova (dopo essere stati esiliati) a Venezia ricchissimi, perdendo però il titolo nobiliare.

Un fatto è certo, la famiglia del Corner non possedeva molto denaro e la maggior parte delle sostanze derivarono dalla dote materna. Uno zio omonimo nel 1490 provò inutilmente di farsi riconoscere patrizio, con una versione del passato familiare diversa, ma più credibile: secondo lo zio, il figlio del doge Marco da cui discendevano si chiamava Enrico o Rigo ed esiliato da Venezia, si stabilì a Padova come Antonio di Rigo dal Legname. E in effetti la famiglia del Corner fu conosciuta anche con il cognome di Righi e lo stesso Alvise venne ricordato, in occasione delle nozze della figlia Chiara, come "ser Jacomo Corner da Padoa diti dirjgi".


Sicuramente i suoi genitori erano tutti e due veneziani, e lo stesso vale per lo zio materno, il sacerdote Alvise Angelieri. E fu proprio dallo lo zio a Padova che nel 1489 il piccolo Alvise venne mandato: probabilmente perché molto benestante, essendo proprietario di due canonicati, case e terre sparse tra Este e Chioggia. E sempre grazie allo zio, che fu sicuramente un uomo di cultura, venne introdotto allo studio delle lettere e della giurisprudenza. Ma nonostante le possibilità privilegiate Corner non terminò gli studi, forse perché già si delineava in lui uno spirito pratico che non si conciliava con studi astratti e distanti dalla realtà.

Alla morte dello zio, avvenuta nel 1511, rimase l'unico erede di tutto il suo patrimonio dato che il fratello Giacomo ricevette i beni materni. Dopo un ultimo tentativo fallito per riconquistare il titolo nobiliare a Venezia, prese la decisione di abbandonare definitivamente la città lagunare per spostarsi a Padova, diventando un intelligente amministratore delle sue numerose proprietà. Queste aumentarono con la dote della moglie Veronica di Giovanni Agugia che sposò nel 1517.
Si dedicò quindi a quello che più gli piaceva: studiare l'agricoltura, l'idraulica e l'architettura, costruendo ville e altri edifici e realizzando molte opere di bonifica nei territori della Serenissima, soprattutto dighe per controllare le acque con lo scopo di aumentare le zone coltivabili.

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E in questo campo progettuale si mise in risalto per un'idea presentata alla Magistratura delle Acque per evitare l'interramento della laguna veneziana. Il suo piano prevedeva anche una deviazione del fiume Brenta e la chiusura della laguna al mare, cosa che avrebbe favorito l'ampliamento di Venezia verso la terraferma. Cristoforo Sabbadino della Magistratura rispose decidendo di usare i fanghi estratti dai canali per ingrandire i confini di Venezia, senza però espandersi verso l'entroterra.
Corner a sua volta propose di realizzare una cinta muraria costruita nell'acqua, con bastioni e un terrapieno tutto intorno creato con i fanghi scavati, sul quale avrebbe dovuto trovar posto un parco. L'idea rivoluzionaria di Corner andò contro la concezione di Venezia città unica al mondo, con al posto delle mura l'acqua e per tetto il cielo, volendo ampliare l'insediamento urbano verso la terraferma.

Nel 1560 presentò un nuovo progetto per Piazza San Marco: questo prevedeva la costruzione su due porzioni di fondale lagunare poco profondo, di fronte alla piazza, di un teatro all'antica, di una collinetta sormontata da una loggia aperta sui lati e di una fontana tra le Colonne di San Marco e San Todaro.
Tutte queste idee avevano un filo conduttore che le legava: Corner infatti volle sempre spronare la Serenissima verso una politica agricolo-imprenditoriale più attenta alla terraferma invece che ai soli aspetti marittimo-commerciali. Questa sua visione utopistica però non venne mai colta, mentre si realizzò l'espansione urbana voluta da Sabbadino.

La Loggia (a sinistra) e l'Odeo (a destra) realizzati da Falconetto per il giardino
di villa Corner a Padova
Ma il nostro uomo illustre non fu solo un grande progettista. Divenne infatti il mecenate di molti artisti del suo tempo: protesse, tra gli altri, il drammaturgo, attore e scrittore Angelo Beolco detto Il Ruzante, sostenne il pittore e architetto Giovanni Maria Falconetto, che presentò al vescovo di Padova, committente in seguito della Villa dei Vescovi. A Falconetto in particolare Alvise Corner commissionò il giardino della sua casa di Padova, comprendente la Loggia e l'Odeo: quest'ultimo, realizzato a partire dal 1524 e ispirato al passato classico, è ritenuto uno dei primi esperimenti di teatro moderno. Dal 1538 inoltre ebbe rapporti con il giovane architetto Andrea Palladio.

Ma non si accontentò e prese anche in mano la penna, diventando l'autore di diversi trattati: dopo un primo sull'architettura e un secondo dedicato alle acque (1566), scrisse l'opera che gli diede maggior successo, Discorso sulla vita sobria. A seguito di un periodo di grossi problemi di salute, dovuti anche agli stravizi di quando era giovane, e riacquistato vigore a quarant'anni, decise in tarda età di scrivere questo trattatello, pubblicato per la prima volta a Padova nel 1558. In esso espresse la propria esperienza, consigliando alcune buone regole da rispettare per giungere alla vecchiaia con ottime facoltà fisiche e mentali, a cominciare da una dieta quotidiana composta di 12 once di cibo e 20 once di vino. E i risultati, a detta di Corner, furono questi:
"sono così agile che posso ancora cavalcare e salire ripide scale e pendii senza fatica. Sono di buon umore e non sono stanco della vita. Mi accompagno ad uomini di ingegno, che eccellono nella conoscenza e nella virtù. Quando non posso godere della loro compagnia, mi do alla lettura di qualche libro ed alla scrittura. Dormo bene ed i miei sogni sono piacevoli e rilassanti. Io credo che la maggior parte degli uomini, se non fossero schiavi dei loro sensi, delle passioni, dell'avarizia e dell'ignoranza, potrebbero godere di una vita lunga e felice, all'insegna della moderazione e della prudenza."
E con molta probabilità disse il vero, dato che all'età di settant'anni si ruppe un braccio e una gamba per colpa di un incidente della carrozza su cui viaggiava, ma si riprese completamente.
E così, l'uomo d'ingegno, il mecenate e l'umanista si spense l'8 maggio 1566, pare quindi all'età di 82 anni.
Di lui ci è giunto un bellissimo ritratto che vedete in cima al post, realizzato da Tintoretto e conservato a Palazzo Pitti. L'artista, invece che soffermarsi sul rango o la vastità degli interessi culturali di Corner, volle ritrarre il suo aspetto più umano, in un opera in cui tutto è teso a far risaltare il volto e le mani. Corner è ritratto seduto, a mezza figura, rivolto verso destra, la mano appoggiata al bracciolo dello scranno mostra un anello con pietra all'anulare, unico segno di nobiltà.
Gli occhi intelligenti e attenti guardano fuori dalla tela, perdendosi in profondi pensieri, il viso mostra tutti i segni dell'età, accentuati sulle guance e sulle tempie, scavate da profonde ombre nere.

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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