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venerdì 18 marzo 2016

Il manierismo, lo stile raffinato e stravagante che segnò la fine del Rinascimento

Giulio Romano, la caduta dei giganti
Manierismo, un termine che sicuramente molti di voi avranno sentito nominare. Spesso viene usato anche oggi per definire eccessivi virtuosismi, quindi il più delle volte ha una connotazione negativa. Ma la storia di questa parola ha radici nel passato.
II termine venne usato per la prima volta dallo storico Luigi Lanzi (1809) per definire lo stile della pittura italiana nell'arco di tempo che va dal Sacco di Roma (1527) all’arrivo dei Carracci. L’aggettivo "manierista" è però più antico: fra i primi a usarlo fu un francese, Fréart de Chambray, scrittore, traduttore e teorico dell'architettura e delle arti (1662). Questo termine venne utilizzato da questi due autori per dare un giudizio completamente negativo dello stile di quell'epoca.

Lentamente nel XIX secolo cominciò un processo di riabilitazione del manierismo, grazie ai teorici che si applicarono nel cercare di capire il senso e l'importanza del concetto di maniera e grazie, soprattutto, agli studi condotti su artisti definiti "manieristi".

Un po' di storia

Nel XVI secolo i termini "manierista" e "manierismo" non esistevano. Il termine "maniera", invece, lo troviamo nel trattato di Cennini (1390 ca.) e in Vasari (Le Vite), il quale lo utilizza per riferirsi allo stile di un artista, indicando come "bella maniera" le qualità di grazia, armonia, immaginazione, fantasia e virtuosismo che, secondo lui, sono caratteristiche della "maniera moderna", cioè degli artisti del suo tempo, che il Vasari considera superiori a tutti gli altri. In seguito nacquero le riserve degli storici nei confronti degli imitatori di Raffaello e di Michelangelo, che inaugurarono la nuova moda artistica: dubbi che troviamo in G. Pietro Bellori (1672), il quale si scagliò contro gli artisti che, abbandonando lo studio diretto della natura, avevano alterato l’arte con la pratica dell’imitazione.

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Stesso concetto che venne espresso dal bolognese Malvasia (1678) e dal fiorentino Baldinucci (1681).
Quello che Lanzi scrisse, in pieno neoclassicismo, si ispirò quindi a queste interpretazioni negative: impiegò infatti il termine manierismo per un’arte che altera il vero ed è priva di originalità, poiché si basa sull’imitazione e la ripetizione. Questa in sintesi fu la posizione degli storici fino al XIX secolo.
Dopo gli studi di Gurlitt (1884), che considerò un "tardo rinascimento" identificandolo con Michelangelo, e quelli di Riegl (1908), che sottolineò il carattere originale delle invenzioni decorative del manierismo, si dovrà aspettare Dvorák (1918) per arrivare ad affermare l’autonomia dello stile manierista, con i suoi caratteri: soggettivismo, espressionismo, la tendenza al drammatico, la fantasia e l'animazione. È dunque grazie a lui che l’idea dell'importanza del manierismo è comparsa in piena evidenza.

Da quel momento si tentò di considerare il manierismo in rapporto alla Controriforma, al barocco, o al classicismo. W. Friedländer vide, nel 1915, il manierismo come lo stile anticlassico per eccellenza, di cui lo storico identificò l’origine nell’ambiente di PontormoRossoParmigianino, in contrapposizione all’ideale di armonia del rinascimento. Definì così un primo manierismo, che cominciò con l'opera di Michelangelo, e più tardi (1930) individuò una seconda fase che segnò la sua fortuna, cioè una reazione antimanierista che si riavvicinò al rinascimento e anticipò l’arte del Seicento. In questo modo Friedländer divise il manierismo in più fasi.

Pontormo, La Deposizione o Trasporto di Cristo, 1528
In seguito fu un proliferare di studi come la Storia di Adolfo Venturi, gli studi di H. Voss, R. Longhi, G. Briganti (1940), L. Becherucci (1944), P. Barocchi (1951), per citarne solamente alcuni, che misero in luce il manierismo e una serie di opere poco note o addirittura completamente ignorate. L’indagine si estese poi a tutta l’arte europea. In parallelo con le ricerche sui caratteri formali del manierismo, l’attenzione si concentrò sulle sue cause: accanto a spiegazioni di ordine sociologico, che si contrappongono alle teorie che vedono nel manierismo una tendenza permanente dello spirito umano, e dunque indipendente dai contesti sociali, si sono affermate interpretazioni di carattere stilistico, o anche letterario e filosofico.

Negli ultimi quarantanni, il termine manierismo, divenuto di moda, è stato utilizzato anche troppo, al punto da inquadrare l’intero svolgimento della pittura del Cinquecento dalla morte di Raffaello (1520) fino agli inizi del classicismo seicentesco e del barocco. Oggi si tende a considerare la "maniera" in relazione con l’arte dei protagonisti del rinascimento, Leonardo, Raffaello e Michelangelo.
Una cosa è emersa: lo stile "manierista" non è univoco, a maggior ragione se consideriamo la diversità delle espressioni regionali così come la sua espansione che comprese l’intera Europa. Di conseguenza, oggi gli studiosi che affrontano i problemi di questo periodo preferiscono parlare di "manierismi", i cui tipi sono diversi quanto le regioni o i Paesi in cui si sono affermati e di cui proverò a fare una sintesi.

Rosso Fiorentino, Deposizione dalla Croce, 1521

Il manierismo in Italia: Roma

Il manierismo nacque in Italia. Il ruolo fondamentale svolto da Michelangelo è stato unanimemente sottolineato dagli studi: ispirarono gli artisti manieristi non soltanto le sue opere tarde, ma anche quelle della prima maturità. Anche le sue sculture sono servite a modello: dal David alle tarde Pietà. Gli artisti più giovani vi trovarono un modo per affrontare con spirito innovativo il problema dello spazio figurativo e della composizione.
L’ispirazione grandiosa e drammatica di Michelangelo ha inoltre dato l’esempio di una spiritualità in contrapposizione col naturalismo e l’armonia del primo rinascimento.
È con lo stesso intento che i giovani si ispirarono a Leonardo, che per nascita appartenne ancor più al XV secolo. Le sue opere più celebri diedero ai manieristi altrettante suggestioni, non soltanto per la bellezza delle invenzioni e delle attitudini, ma anche per l’inquietudine che le pervade, per il loro poetico chiaroscuro, e forse anche per la perfezione dei particolari.

A Raffaello il manierismo si rivolse con uguale intensità: con particolare riferimento alle stanze vaticane, con il loro clima eroico, la ricerca di composizione e di movimento, che colpirono i giovani artisti.
Dopo la morte di Raffaello, i suoi collaboratori, diretti da Giulio Romano, abbandonarono definitivamente l’equilibrio rinascimentale. Che queste fossero davvero le intenzioni del maestro è dimostrato dai suoi disegni originali e dalle sue ultime opere. Risaliva inoltre a Raffaello il nuovo interesse per la decorazione antica, che gli si svelò quando soprintendeva agli scavi di Roma. Tutti i suoi suggerimenti vennero messi a frutto dagli allievi, ma fu in particolare Giulio Romano a trarre dal modello raffaellesco le massime conseguenze. A Mantova, dove si era stabilito nel 1524, a Palazzo Ducale e soprattutto a Palazzo Te creò un complesso decorativo, di una varietà incessante, accostando lo stucco all’affresco in un rapporto del tutto nuovo. Per queste ragioni Palazzo Te è considerato un monumento fra i più importanti e precoci della civiltà manierista.

Domenico Beccafumi, Annunciazione, 1545

Il manierismo in Italia: la Toscana

L’identificazione del ruolo della Toscana nel manierismo è uno dei risultati degli studi del nostro secolo. Andrea del Sarto e la sua scuola sono stati esaminati, da questo punto di vista, con un orientamento del tutto nuovo: attorno ad Andrea si formarono gli artisti più dotati della nuova generazione, ammiratori non soltanto di Leonardo, Michelangelo e Raffaello, ma anche di Donatello e Dürer. Essi presero da questi maestri arditezze compositive, virtuosismi di disegno e di colore che li condussero ancora più lontano dei loro predecessori.
Piero di Cosimo e Filippino Lippi avevano aperto la strada alla tendenza degli "eccentrici" fiorentini. Ma non solo, il soggiorno a Firenze di Berruguete (fra il 1508 e il 1516) fu ugualmente un avvenimento di rilievo per i giovani pittori. Ma quali furono gli artisti manieristi di area toscana?

Pontormo è uno di questi, dimostrando come si potesse rompere l’unità dello spazio e al contempo esaltare la potenza espressiva delle figure. Le sue opere successive rivelano un soggettivismo sempre più disperato, persino nella decorazione delle ville medicee.
Questa vocazione spinse Pontormo verso un’arte irrealistica, che volle gareggiare con quella di Michelangelo, e che lo rinchiuderà in un totale isolamento sia esistenziale che artistico. Nella tensione di una febbrile ricerca, Pontormo accumulava i disegni che occuparono un posto essenziale nella genesi della sua opera e sottolineano il ruolo notevole attribuito dagli artisti a questo mezzo espressivo.

Giorgio Vasari, la Fucina di Vulcano, 1564 circa
L’originalità di Rosso Fiorentino si affermò molto presto, con lo scalpore di uno scandalo e una volontà di assoluta indipendenza che ne fanno un artista senza maestri. È a Roma, dapprima a contatto con le imprese sconvolgenti di Michelangelo e di Raffaello, poi accanto a Parmigianino e Perino che Rosso fece suo l’ideale, tutto grazia ed eleganza della "maniera". Dopo il 1527, conducendo una esistenza errabonda e piena di difficoltà, lasciò in Umbria e in Toscana opere di un pathos intenso, piene di energia, dissonanti nel colorito e violentemente spezzate nel disegno. Infine, nel 1530, la chiamata di Francesco I gli consentì di dimostrarsi in Francia, un artista fra i più originali e importanti del suo tempo.

Il senese Domenico Beccafumi, sia come autore di decorazioni profane, che come pittore di opere sacre diede forma a un mondo poeticamente irreale, in una gamma dai toni luminosi e lirici, esempio perfetto di una "maniera" dagli inconfondibili, sofisticati formalismi. Pontormo, Rosso e Beccafumi, per la loro originalità, che investì la composizione, l’espressione, la luce e il colore, si distinguono nettamente dalla generazione di artisti della seconda metà del XVI secolo a Firenze, dove si svilupperà un’arte di corte.
Il Bronzino è ritrattista di una freddezza e di un’eleganza sapientemente calcolate, di una perfezione assoluta nel disegno e di una complicata fantasia nelle invenzioni. Questa generazione ha dato altri grandi della decorazione, come Francesco Salviati: le sue creazioni romane e fiorentine, originali e complesse, costituiscono uno degli esempi più rappresentativi del gusto manierista.

Parmigianino, Madonna dal collo lungo, 1534-40

I grandi cicli diretti dal Vasari, biografo dei pittori, uomo di fiducia dei Medici, svolsero un ruolo di rilievo. L'artista glorificò senza posa i signori di Firenze, influenzando i numerosi collaboratori, che gli furono accanto nelle sue imprese. Nelle decorazioni di Palazzo Vecchio Vasari utilizzò tutte le risorse del vocabolario ornamentale del suo tempo quali grottesche, finte sculture, nature morte e paesaggi, per incastonare composizioni fresche e aggraziate.

Il manierismo in Italia: Parma e l'Emilia

All’inizio del XVI secolo, l’arte emiliana venne dominata dal Correggio, i cui capolavori, per il gusto illusionistico e le originali invenzioni ispirarono i manieristi, prima di sedurre gli artisti del barocco e del rococò. Allo stesso modo le sue soavi Madonne anticiparono le ricerche del Parmigianino, la cui influenza andò oltre i confini dell’Emilia, dove lasciò le sue opere più importanti. I suoi disegni, di raffinato virtuosismo, e i suoi quadri impongono un nuovo tipo di bellezza, dalle forme allungate, dai ritmi sinuosi, prototipi di quella sua grazia tutta manierista che, divulgata dalle incisioni, influenzò profondamente un’intera generazione di artisti. Da quelle sue invenzioni derivarono pittori di delicata sensibilità e di originalità, come Michelangelo Anselmi, Girolamo Mazzola Bedoli, Lelio Orsi e Jacopo Bertoja: la loro arte unisce alla grazia la fantasia più bizzarra.

Pellegrino Tibaldi, adorazione di Cristo bambino, 1548 
Bologna fu tra le prime città ad accogliere il messaggio del Parmigianino, al quale era stata preparata dai seguaci di Raffaello e di Lorenzo Costa, e dal soggiorno del Parmigianino stesso al suo ritorno da Roma. Nicolò dell’Abate ne diede prova nelle decorazioni di Palazzo Poggi a Bologna, prima di "esportare" questa grazia nella lontana Francia insieme al bolognese Francesco Primaticcio, uno dei primi decoratori del suo tempo. Più segnato da Michelangelo, Pellegrino Tibaldi dipinse a Palazzo Poggi con un virtuosismo intriso di humour. Dopo di lui, un gran numero di artisti popolarono i palazzi e le chiese di immagini che si riallacciarono all’ultima ondata del manierismo: Prospero Fontana, Ercole Procaccini, Lorenzo Sabbatini e Grazio Sammachini. Accanto a questi artisti Bologna poteva vantare, già all’inizio del secolo, una personalità dotata di acuta espressività, più vicina all’"eccentrico" che al "manierista": Amico Aspertini, che attinse a fonti diverse e la cui emotività e libertà espressiva incarnarono una moderna disperazione.

Il manierismo in Italia: Venezia, Genova e Milano

È un altro merito degli studi moderni aver indagato il manierismo nella pittura veneziana, prima giudicata estranea a queste vicende di fine rinascimento. Di fatto il nuovo stile è presente a Venezia dopo il 1530. Alla prima ondata manierista si riallaccia Giuseppe Porta detto Salviati, i cui rapporti con l’arte veneziana sono stati diversamente interpretati. Una seconda ondata manierista è caratterizzata, sempre a Venezia, dalle grandi decorazioni di Palazzo Ducale. A Roma lo stesso Tiziano, colpito dai capolavori michelangioleschi, modificò profondamente la sua maniera.

Tintoretto, San Marco compie diversi miracoli, 1562-66
Al manierismo è totalmente legata l’opera del Tintoretto, che si ispirò a Michelangelo in cicli giganteschi, dove la sua fantasia visionaria usò un disegno audace, fatto di un cromatismo vibrante e di violenti contrasti di luce. Il pittore creò un universo irreale dove è sempre presente un tratto personale di forte emotività. Veronese adattò il proprio manierismo agli splendori delle nobili residenze veneziane di campagna, di cui si affermò come grande decoratore: dalla sua pittura stesa con gioiosa fluidità, in una gamma armoniosa e chiara, nacquero figure toccate dalla grazia del Parmigianino. Veronese esaltò anche uno dei temi cari al manierismo, il paesaggio di fantasia o di rovine.

Andrea Schiavone, conversione di San Paolo, 1540-45
Dal Parmigianino derivò Andrea Schiavone: il suo stile rapidamente schizzato ha in pittura il fascino e la freschezza del primo momento creativo, contribuendo a quel virtuosismo grafico che è un carattere tipico del manierismo.
Ricerche più recenti hanno approfondito aspetti del manierismo a Venezia e sottolineato il ruolo di personalità come Paris Bordon, Giovanni de Mio, Lambert Sustris e Battista Franco: un ambiente di eccezionale vitalità che sul finire degli anni Sessanta vide anche la partecipazione di El Greco.
Lo studio delle correnti manieriste negli altri centri italiani è anch’esso una conquista della critica moderna: Genova con Luca Cambiaso, Napoli con Roviale Spagnolo, Milano e la Lombardia con Gaudenzio Ferrari e, più tardi nel XVII secolo con gli inizi di Cairo, Morazzone e Tanzio da Varallo.

Diffusione internazionale del manierismo 

A partire dal 1530, quasi tutta l’Europa fu attraversata dal manierismo: qui cercherò di definire solo alcuni aspetti particolari, parlando degli artisti più significativi e procedendo per aree geografiche.

Spagna 

Dominata inizialmente dall'arte del Ghirlandaio e del Francia, la Spagna si aprì al rinascimento italiano, e la sua ammirazione si rivolse ad alcuni maestri. Sebastiano del Piombo, le cui opere sono ben conosciute e copiate, ispirò uno stile monumentale profondamente religioso. Una corrente più moderna si formò attorno agli artisti che soggiornarono in Italia e alcuni dei quali, come Alonso Berruguete, furono un vero e proprio fermento per la formazione della maniera. Questi pittori crearono immagini di singolare libertà, come fece Pedro de Campaña, o il bizzarro Pedro Machuca, le cui Madonne sembrano quasi riflettere quelle di Leonardo in uno specchio deformato. La rivalutazione di Berruguete, Campaña e Machuca è dovuta alla critica recente e al suo intento di collocare a Firenze la nascita della maniera.

El Greco, martirio di San Maurizio
Il primo artista spagnolo che interessò gli studiosi del manierismo fu El Greco. Per il misticismo che lo caratterizzò, El Greco apparì figura emblematica dello spiritualismo della maniera. Si è anche tentato di avvicinare l’arte dell'artista al barocco: i suoi quadri audacemente composti, dai colori stranamente freddi, talvolta lividi, evocano un mondo irreale, dove personaggi dai corpi inverosimilmente allungati esprimono la più intensa sofferenza, l’estasi e la fede.
Il clima di tensione spirituale dell’opera di El Greco è di una intensità senza pari nella pittura del suo tempo.

Inghilterra 

L’arte di corte, che fu uno tra gli aspetti significativi del manierismo, favorita dalle condizioni storiche, raggiunse nell’Inghilterra del XVI secolo uno splendore di cui purtroppo oggi non ci resta gran che, poiché la maggior parte delle opere sono scomparse. In realtà, l’Inghilterra appare, all’inizio del rinascimento, in ritardo rispetto al resto d’Europa. Enrico VIII chiamò artisti stranieri, e in particolare i fiamminghi, rinomati per l'eccellenza della tecnica, e gli italiani considerati gli autentici creatori dell’arte contemporanea. Il suo tentativo fu quello di acclimatare in Inghilterra il manierismo romano e fiorentino avvalendosi di artisti come Toto di Nunziato d’Antonio, Bartolomeo Penni e Nicolas Belin di Modena. Si riallacciarono al manierismo internazionale alcuni fiamminghi che, richiamando i toni algidi e la tipica tavolozza di Floris e Jan Metsys, dipinsero complicate allegorie e mitologie.

Isaac Oliver, party all'aria aperta, 1590
Se gli italiani hanno svolto un ruolo fondamentale nella decorazione, i fiamminghi hanno dominato l’arte del ritratto, sviluppatasi considerevolmente durante il regno di Elisabetta: si diffusero allora generi tipicamente inglesi, come i ritratti allegorici dei sovrani, le icone profane con finalità politiche, e, nel campo della miniatura, le creazioni raffinate di Nicolas Hilliard e di Isaac Oliver: esempi perfetti del gusto manierista per l’infinitamente piccolo.

Francia 

Uno dei centri manieristici più importanti si sviluppò a Fontainebleau, grazie all’intelligente politica artistica dei sovrani. Non soltanto, come Francesco I, essi seppero circondarsi di artisti italiani, ma riunirono anche attorno a sé raccolte prestigiose di opere d’arte, la cui presenza a Fontainebleau fu fondamentale per la nascita del nuovo stile. Questo giunse alla perfezione nel celebre Castello, dove venne elaborata un’arte decorativa di così spiccata originalità da essere denominata "la maniera francese".

Rosso e Primaticcio, aiutati da collaboratori di classe, affrontarono tutti i generi e si imposero nella decorazione di ispirazione mitologica, nel nudo e nel paesaggio. Ampiamente diffuso attraverso le incisioni, impiegato anche negli arazzi, il nuovo stile di Fontainebleau ebbe un successo cui si sottrassero pochi artisti francesi. Imitata nei castelli, la decorazione a stucchi e ad affreschi di Fontainebleau venne spesso, per economia, tradotta in sola pittura. L’evoluzione dell’inquadramento ornamentale, la cui importanza è spesso maggiore di quella della scena principale, è caratteristica dello stile di Fontainbleau e riscosse un successo che si estese alle tecniche più diverse quali armi, libri, miniature, mobili e oreficeria. Disegnatori di talento seguirono felicemente questa moda, e così anche alcuni incisori. Fu creato, in stretto rapporto con i modelli offerti dalla corte e con il contributo di grandi pittori come François Clouet, il ritratto mitologico, con personaggi a mezza figura, di raffinato erotismo.

Francesco Primaticcio, il rapimento di Elena, 1530-1539
La moda dello stile "miniatura" e quella delle allegorie sofisticate proseguirono fino alla fine del secolo; mentre negli ultimi anni, sotto Enrico IV, un manierismo tardivo, influenzato da quello nordico e dallo stile dei decoratori precedenti, e in particolare dell’epoca di Enrico II, rinnovò tecniche e soggetti, facendo splendere di nuove seduzioni il vecchio castello. Influenzati dai fiamminghi oltre che dagli italiani, Dubreil, Dubois, Fréminet ripresero la decorazione a stucchi e ad affreschi: la loro maniera, più colorata, si accostò al manierismo internazionale, mentre i soggetti si ispirarono a nuove fonti (poemi greci e italiani). Questa seconda scuola di Fontainebleau produsse uno dei capolavori del manierismo francese, la decorazione della cappella della Trinità nel Castello di Fontainebleau.

Scuole del Nord: Fiandre, Olanda, Germania 

Le personalità eccezionali di Bosch e Bruegel dominarono il XVI secolo e rappresentano un problema tutto particolare. È considerata manierista la pittura di Anversa verso il 1520, etichetta che fu a volte criticata, benché la preziosa fattura dei personaggi lo richiamino alla mente. Infatti questi maestri annunciarono sia la pittura italianizzante di Pieter Coecke van Aelst o di Scoreli, affascinato dall’Antico e dall’Italia, sia l’eclettismo di Heemskerck. I romanisti, le cui esperienze furono anticipate da Gossaert, vennero dominati da Frans Floris, che assimilò la cultura italiana, sostenuto da un forte temperamento e lontano dall’accademismo in cui si affossò la sua scuola. Anche in Michiel Coxcie o Lambert Lombard la lezione italiana fu perfettamente assimilata, e così pure in Maerten de Vos. Per quasi tutti questi artisti il modello italiano divenne fondamentale, ma questo non intaccò le qualità principali del realismo nordico.

Frans Floris, il giudizio di Paride, 1550
Di conseguenza l’originalità dei maestri dei Paesi Bassi primeggiò in alcuni temi tradizionali e in particolare nel paesaggio o nella natura morta. In centri molto attivi, come Haarlem o Utrecht, si elaborò verso la fine del secolo, per influsso della scuola di Parma, un’arte elegante e appassionata. Tipicamente manieristi sono i colori dissonanti, la mimica ricercata di questi pittori, che si distinsero anche per una grande delicatezza di esecuzione, che sembra annunciare l’arte del XVIII secolo. In Germania, se Dürer ed Holbein restarono estranei al manierismo, la scuola del Danubio che raggruppava artisti diversi, da Cranach a Wolf Huber, vi si riallacciò per l’irrealismo fantastico dei suoi paesaggi: i nudi di Cranach hanno un accento singolarmente erotico, che il pittore rafforzò ulteriormente avvolgendoli in veli trasparenti o decorandoli con sontuosi gioielli. Egli riprense motivi da composizioni italiane, ma li dipinse con un rigore di disegno e una freddezza ancora gotica, che conferiscono loro un fascino singolare. Alcuni di questi caratteri e un ductus irreprensibile danno una speciale impronta anche all’opera dello svizzero Niklaus Manuel Deutsch.

Un focolare di tardo manierismo particolarmente brillante si costituì a Praga alla corte di Rodolfo II, che sull’esempio di Francesco I seppe riunire artisti di prestigio e una ricchissima collezione.
Il bizzarro, l’erotico, il prezioso vennero qui apprezzati ancor più che a Fontainebleau, e arrivarono a vertici di seduzione talvolta un po’ ostentata: i loro risultati erano stati preparati dalle esperienze di Karel van Mander e di Speckaert a Roma. Davanti alle loro opere si resta colpiti da una qualità di invenzione dalla ineguagliabile raffinatezza dell’esecuzione che annuncia il barocco e il rococò.

Quindi tanti paesi, centri e artisti svilupparono percorsi che oggi vengono identificati come "manierismi". Ma questo movimento artistico, inventato convenzionalmente dagli storici dell'arte, continua ad avere contorni sfocati e a sfuggire da definizioni e recinti rigorosi. Vi invito per questo a percorrere voi stessi percorsi trasversali, cercando opere o artisti. Vi stupirete della diversità e della moltitudine di espressioni artistiche che percorsero questi decenni, poco prima dell'arrivo del Barocco.
Buona esplorazione

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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