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lunedì 21 marzo 2016

La litografia, piccola guida per capire cos'è

Una litografia del 1820
Come detto nel post sulle incisioni, di queste tecniche artistiche ne esistono di diversi tipi e tra questi c'è la litografia.
La litografia è un procedimento di riproduzione in piano, su pietra, basato sull'incompatibilità tra l’acqua e una sostanza grassa. La pietra litografica è un calcare fine, abbastanza duro e omogeneo, i cui giacimenti si trovano in Baviera, e che viene tagliato in lamine di spessore variabile. La pietra viene pulita e, tracciandovi segni grassi e poi inumidendola, si vede che l’acqua non aderisce a tali tracce. Ora, passandovi un rullo inchiostrato, si produce l’effetto opposto: l’inchiostro, che è grasso, aderisce ai segni grassi e non alle parti inumidite della pietra. Infine, un foglio pressato contro la pietra riceve l’inchiostro posato sui segni.

Per migliorare il procedimento, si fa "mordere" la pietra da una soluzione di gomma arabica, leggermente acida; ciò accresce l’aderenza dell’acqua alla pietra. I litografi si servono di una sostanza grassa mescolata a un pigmento (in generale, nerofumo), il che consente di constatare l’effetto nel corso del lavoro. Tale sostanza grassa è sia una matita tipografica, sia un inchiostro applicato a pennello o a penna, e che è possibile diluire in lavis litografico.
L’artista, se lo desidera, gratta le parti grasse ottenendo così un tratto bianco su nero.

Aloys Senefelder
La litografia venne inventata dal boemo Aloys Senefelder nel 1798 o 1799. Il termine comparve in Francia, attorno al 1803 e da qui si diffuse. Nel 1818 Senefelder pubblicò un manuale, Vollständiges Lehrbuch der Steindruckerei, nel quale prevedeva ogni sorta di innovazioni: sostituzione della pietra con altri supporti, trasferimento litografico, cromolitografia. I primi tentativi di litografia artistica risalgono al 1800: Philipp André, che a questa data si stabilì a Londra, inviò pietre con l’accompagnamento di istruzioni per l’uso a tutti gli artisti importanti.

Bejamin West, angelo della resurrezione, 1801
Una litografia di Bejamin West è datata 1801; nel 1803, André pubblicò gli Specimens of Polyautography: a Monaco comparvero, nel 1805, i Lithographische Kunstprodukte. La Francia si aprì solo più tardi alla nuova tecnica: i primi tentativi fallirono, e la litografia si sviluppò soltanto nel 1816 quando Engelmann e Lasteyrie aprirono le loro officine a Parigi dopo aver studiato quelle di Monaco. In pochi anni essa si affinò nei procedimenti, e a partire dal 1820 si moltiplicarono i capolavori. Il barone Taylor l’adottò per illustrare i suoi famosi Voyages pittoresques (in collaborazione con Nodier), che cominciarono a comparire nel 1820.


Gli stampatori litografi divennero numerosi. Molti artisti si avvicinarono alla tecnica, e alcuni ne fecero la propria professione, come Charlet, che godette di grande popolarità.
Goya esplorò audacemente le possibilità di questa tecnica nei Tori di Bordeau (1825), dove dispiegò tutto il genio dei suoi ultimi anni. La generazione del 1830, con in testa Delacroix, acquisì completamente la tecnica della litografia, la cui fioritura fu stupefacente. Grazie a essa, ebbe un impulso inatteso la caricatura, con Decamps, Grandville, Gavarni e Daumier ne fece una delle massime espressioni del secolo.

Una litografia da Voyages pittoresques, Vue de Saint-Claude, 1825
Meno in auge fu la litografia verso la metà dell’Ottocento, malgrado le opere magistrali di Manet, Redon e Whistler. Conobbe una rinascita verso il 1890 con lo sfruttamento della stampa a colori. La cromolitografia, in auge nella prima metà del secolo, aveva prodotto sino ad allora solo risultati volgari: da qui il senso peggiorativo che ha in francese il termine chromo. Il procedimento si rigenerò, sulle prime, nel campo del manifesto (soprattutto per merito di Jules Chéret e di Mucha), in seguito in quello dell’illustrazione libraria (Walter Crane, Flora’s Feast, 1889).
La litografia a colori fu allora praticata con successo da Lautrec e dai Nabis (Bonnard, Vuillard, Denis, Roussel).

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In Italia venne introdotta attorno al 1805, a Roma, dal trentino G. Dall'Armi.
Dapprima fu usata una macchina antenata della stampa offset, che in campo industriale si diffuse velocemente e con cambiamenti anche profondi, come la sostituzione della lastra in pietra con una di zinco, che portò verso il 1840 alla costruzione delle prime macchine pianocilindriche. Queste hanno come caratteristica principale un cilindro di pressione, a differenza della pressione planare utilizzata in precedenza.

Torchio litografico
Sono quindi molti gli artisti che si confrontarono con questa tecnica: Georges Braque, Marc Chagall, Salvador Dalí, Honoré Daumier, Eugène Delacroix, Gustave Doré, Max Ernst, Francisco Goya, Paul Klee, Édouard Manet, Marino Marini, Joan Miró, Alfons Maria Mucha, Edvard Munch, Emil Nolde, Pablo Picasso. Solo per citarne alcuni.
Se, dopo il 1900, la litografia sia in bianco e nero che a colori ha servito costantemente l’arte, non ha però suscitato nuovi sviluppi. E ancora oggi conosce ampio utilizzo, sia in campo artistico che pubblicitario.

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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