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venerdì 4 marzo 2016

L'affresco, piccola guida per capire cos'è

Particolare di affresco pompeiano
Come primo post di questa nuova rubrica voglio partire da una tecnica pittorica molto antica e molto resistente: l'affresco. I primi esempi ci sono pervnuti dalla civiltà Minoica del XVI secolo a.C. per poi diffondersi nell'arte etrusca, greca e romana. Anche gli affreschi pompeiani sono uno splendido esempio di questa tecnica, nell'ambito della pittura romana, arrivati fino a noi praticamente intatti.
L'affresco avrà poi fortuna continua nel medioevo e nel Rinascimento fino ai giorni nostri, perdendo importanza e frequenza con l'introduzione di nuovi colori per la pittura murale, più resistenti e più semplici da usare.

Gli artisti che utilizzarono questa tecnica al meglio vanno da Giotto a Piero della Francesca, da Michelangelo, a Raffaello, con esiti straordinari, che unirono capacità tecniche a qualità artistiche e compositive.
Ma esattamente di che cosa si tratta? L'affresco è una pittura eseguita su intonaco, appunto ancora "fresco", di una parete: il colore ne è chimicamente incorporato e conservato per un tempo illimitato. I pigmenti, generalmente di origine minerale stemperati in acqua, vengono applicati direttamente sull' intonaco.


Questa tecnica si compone di tre elementi: supporto, intonaco, colore.
  • Il supporto, di pietra o di mattoni, deve essere secco e senza dislivelli. Prima della stesura dell'intonaco, viene preparato con l'arriccio, una malta composta da calce spenta o grassello, sabbia grossolana di fiume o, in qualche caso, pozzolana e, se necessario, acqua, steso in uno spessore di 1 cm circa, con lo scopo di rendere il muro più uniforme possibile.
  • L'intonaco (o "tonachino" o "intonachino") è lo strato più importante dell'intero affresco. È composto da un impasto fatto con sabbia di fiume fine, polvere di marmo, o pozzolana setacciata, calce e acqua. Su questo strato va applicato il colore.
  • Il colore, che è obbligatoriamente steso sull'intonaco ancora umido (da qui il nome, "a fresco"), deve appartenere alla categoria degli ossidi, perché non deve interferire con la reazione di carbonatazione della calce. Tale reazione consente all'isdrossido della malta umida di trasformarsi in carbonato di calcio dell'intonaco asciutto. Un processo chimico che avviene grazie all'anidride carbonica presente nell'aria.
Michelangelo, Giudizio Universale, splendido esempio di affresco
Questa difficile tecnica artistica non consente ripensamenti: qualsiasi pennellata di colore viene istantaneamente assorbita dall'intonaco. Un'altra difficoltà sta nel capire la reale tonalità del colore: sull'intonaco bagnato, infatti, i colori sono più scuri, e sbiancheranno una volta che questo sarà asciutto. Inoltre i tempi stretti, dettati dal processo di carbonatazione che avviene entro tre ore dalla stesura dell'intonaco, alzano ulteriormente il livello di difficoltà per il lavoro dell'affrescatone.

Per aggirare questi problemi, l'artista procederà per piccole parti di affresco, chiamate "giornate": queste porzioni coincidono con una giornata di lavoro del pittore che dovrà fare in modo di nascondere al meglio le giunzioni, facendo spesso corrispondere le giornate ai bordi di una figura o al profilo di una collina.
Le correzioni certo si possono sempre fare, ma solo con tempere stese sull'intonaco asciutto che saranno più facilmente degradabili nel corso degli anni.

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Per facilitare la realizzazione delle pitture a fresco, gli artisti facevano molti studi e disegni preparatori oppure disegnavano SINOPIE negli strati sottostanti. La sinopia è un disegno preparatorio alla stesura vera e propria del colore. Era stesa a pennello con terra rossa di Sinope (da qui il nome) prima sull'arriccio e poi sull'intonaco, e riproduceva in modo preciso le figure dell'affresco.
Nel Rinascimento vennero introdotti i "cartoni preparatori" in cui l'intero disegno veniva riportato a grandezza naturale sul cartone. Le linee che componevano le figure erano poi perforate. Una volta appoggiato il cartone sull'intonaco fresco, era spolverato con un tampone intriso di finissima polvere di carbone; in tal modo la polvere, passando attraverso i piccoli fori, lasciava la traccia da seguire per la stesura a pennello.


Questa tecnica si chiama "spolvero", ma con il tempo venne utilizzata solamente per le porzioni del dipinto che esigevano una maggiore precisione nei dettagli come ad esempio le mani, i visi, o alcuni particolari degli abiti. L'alternativa era fare delle incisioni dirette o indirette sull'intonaco fresco per avere un primo disegno del soggetto da realizzare.

Per approfondire le tecniche ad affresco che nel corso dei secoli e delle civiltà che ha attraversato, hanno subito delle variazioni leggete QUI, QUI e QUI

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

3 commenti:

  1. Un grazie per questo interessante post, Buon Anno, Stefania

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  2. Grazie a voi per il sostegno che date al blog!
    Tornate a trovarmi presto!

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