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venerdì 1 aprile 2016

Il ritratto a miniatura, piccola guida per capire cos'è


Oggi vi illustro una particolare tecnica pittorica, di moda tra XVI e XIX secolo. In questo arco di tempo vennero prodotti piccoli medaglioni con ritratti realizzati generalmente a guazzo su pergamena e avorio o a smalto su metallo. Piccole opere che venivano usate per decorare una scatola o un gioiello oppure erano incorniciate come pezzi indipendenti. Questi ritratti erano commissionati principalmente per uso privato, come ricordo affettivo o familiare. Venivano conservati negli ambienti più intimi delle abitazioni oppure indossati, come ciondoli o spille.
Ma andiamo a vedere nel dettaglio un po' di storia e chi praticò questa tecnica pittorica che richiedeva abilità e pazienza certosina.

L’origine del ritratto a miniatura sembra risalire all’Inghilterra. Lucas Horenbout, pittore di corte di Enrico VIII e sua figlia Susanna eseguirono ritratti di questo tipo. Hans Holbein durante i suoi due soggiorni inglesi fece piccoli ritratti che a corte piacquero tantissimo.
Nicholas Hilliard e il suo allievo Isaac Oliver furono, alla fine del secolo e nei primi anni di quello seguente, i più brillanti e raffinati fra i numerosi ritrattisti attivi alla corte di Elisabetta I.

Jean Petitot, regina Henrietta Maria di Francia
Nel XVII secolo, merita menzione il nome di John Hoskins, poi quello del suo allievo Samuel Cooper, la cui notevole arte, piena di forza e di finezza psicologica, venne ispirata da Van Dyck. I primi ritratti francesi in miniatura sono generalmente attribuiti a Jean Clouet e al figlio François. La tecnica della miniatura su smalto, perfezionata presso i Toutin toccò il culmine nel Seicento con le opere di Jean Petitot, Genève, Louis du Guernier, Louis de Châtillon e con quelle di Jean-Philippe Ferrand, autore anche di un trattato tecnico, l’Art du feu ou de peindre en émail (1721).

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In altro campo, Nicolas Robert, e poi Jean Joubert, si fecero un nome nell’esecuzione di tavole di scienze naturali. Numerosi i pittori su smalto di origine svizzera: oltre a Jean I Petitot, che fu il maggiore e che lavorò per Carlo I in Inghilterra, poi per la corte francese, tornando in Svizzera dopo la revoca dell’editto di Nantes, citiamo Jean II Petitot, Paul Prieur, attivo a Copenhagen, e i fratelli Huaud, attivi a Berlino. Nei Paesi Bassi, furono frequenti nel Cinquecento, oltre quelle consacrate al ritratto, le miniature che rappresentavano scene religiose e mitologiche oppure paesaggi. Tale tradizione proseguirà durante il XVII secolo. Occorre menzionare il centro di produzione di miniature costituito a Strasburgo nel XVII secolo e quello svedese.


Il soggiorno parigino di Rosalba Carriera, celebre tanto per le sue miniature su avorio che per i suoi pastelli, sta all’origine della nuova moda del ritratto in miniatura in Francia. Lo stabilirsi a Parigi nel 1769 dello svedese Pierre-Adolphe Hall, che inaugurò una tecnica più libera, confermò questa moda. I temi si diversificano: accanto ai ritratti fecero la loro comparsa le scene galanti (Baudoin, Lavreince), i paesaggi (Louis Moreau, L. N. Blarenberghe), i fiori (Anne Vallayer-Coster).

Pierre Adolphe Hall, ritratto di gentiluomo
Tra i ritrattisti attivi durante il regno di Luigi XVI, fino alla monarchia di Luglio, vanno citati F. Dumont, J.-B. Isabey, che conobbe una celebrità senza pari. La miniatura aveva grandissimo successo, nello stesso periodo, in Inghilterra (R. Cosway, J. Smart), in Germania (H. F. Füger, stabilitosi a Vienna), in Svizzera (J. E. Liotard) e in tutta l’Europa orientale e settentrionale.
Verso la metà dell’Ottocento però fu inevitabile il declino di questa pratica artistica: con l'invenzione della fotografia e il diffondersi del ritratto fotografico, l’arte del ritratto miniato scomparve nel giro di pochi decenni.

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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