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mercoledì 11 maggio 2016

Alla scoperta dello splendore millenario dell’Antico Egitto a Bologna


Al Museo Civico Archeologico di Bologna fino al 17 luglio 2016 c’è la possibilità di godersi uno splendido viaggio attraverso tre millenni di cultura egizia. La mostra “Egitto. Splendore millenario” ci accompagna infatti, attraverso le sue stanze colorate, dal Periodo Predinastico all’Epoca Romana di questa antica e grandiosa civiltà. Ogni singolo reperto ci trasporta al di là del tempo e ci fa rivivere un pezzetto della vita quotidiana di uomini e donne di allora; non solo faraoni, ma anche scribi, funzionari, condottieri, sacerdoti, cantori.

La maggior parte degli oggetti esposti proviene da corredi funerari. Come mai quelli degli Antichi Egizi erano così ben forniti? Questo popolo credeva che nell’Oltretomba cominciasse, per il defunto, una nuova vita, del tutto simile a quella vissuta sulla Terra. Dopo la morte, il defunto avrebbe dunque avuto bisogno di utensili, cibo, capi di abbigliamento e arredamento uguali a quelli che aveva usato in vita: tutti questi elementi venivano così deposti nella tomba, e sono giunti fino a noi.
Vediamo ora nel dettaglio dieci di questi oggetti, alcuni tipici della vita quotidiana, altri più strettamente correlati al rito funebre.


1 – le tavolozze per i cosmetici. Queste deliziose tavolozze servivano per poter miscelare le sostanze coloranti da applicare sul volto, in modo da delineare con colori scuri gli occhi e le sopracciglia e colorare di rosso le gote e le labbra. Come vediamo, possono essere zoomorfe (troviamo ad esempio una tartaruga o un pesce) oppure… scutiformi, ovvero a forma di scudo. Come mai uno scudo tra questi strumenti di impiego, all’apparenza, solo femminile? La risposta è semplice: mentre oggi il make-up è perlopiù un affare da donne, nell’Antico Egitto anche gli uomini si truccavano (o meglio, si facevano truccare, specie se altolocati) per migliorare e rendere più altero e autorevole il proprio aspetto. I make-up più elaborati e magnificenti spettavano, ovviamente, ai faraoni.


2 – le extension. Proseguendo nel settore bellezza & cosmesi troviamo anche… delle extension. Ebbene sì, gli Antichi Egizi non se le facevano mancare, e, per realizzare acconciature ricche e sontuose, aggiungevano ciocche di capelli veri, come questa, ai propri capelli. Negli anni, gli archeologi hanno rinvenuto numerosi corpi mummificati con ciocche di capelli posticce ancora sulla testa, spesso annodate in treccine. Per comprendere meglio l’importanza dei capelli per gli Egizi non dimentichiamo che, per ottenere un’acconciatura ancora più voluminosa, ricorrevano frequentemente alle parrucche.


3 – la tavola per le offerte. Questa splendida tavola è in alabastro. È riccamente decorata e ricoperta di disegni e scritte: sono vere e proprie istruzioni su come effettuare le offerte rituali di cui ha bisogno il defunto. Notiamo in particolare, al centro, una forma di pane stilizzata posata su un tavolo, simbolo del concetto stesso di “offrire”; in basso, una brocca e due ciotole, rappresentate come viste dall’alto. Nei riti sacri nulla doveva essere lasciato al caso.


4 – il gioco del serpente arrotolato. A che giochi giocavano gli Antichi Egizi? Uno dei loro preferiti era quello qui riprodotto: il Mehen, ovvero il “gioco del serpente arrotolato”. Sembra un gioco da tavolo molto carino ma, a differenza della tavola per le offerte, per questo non sono rimaste istruzioni per l’uso. Tuttavia, viste le scanalature che foggiano le spire del serpente, si è ipotizzato che i giocatori facessero rotolare delle biglie lungo la spirale; il vincitore era chi faceva arrivare per primo la propria biglia al centro, vicino alla testa del rettile.


5 – i poggiatesta. In Paesi caldi e umidi come quelli africani un morbido cuscino non è il supporto migliore per agevolare il sonno. Gli Antichi Egizi avevano risolto il problema progettando questi raffinati poggiatesta, abbelliti da profili di colonne. La mezzaluna del poggiatesta era posta tra nuca e spalle, in modo da sostenere il capo durante il sonno, senza accaldarlo. Troppo scomodi? Per garantire un minimo di comfort, gli Egizi li rivestivano con più giri di stoffa.


6 – la falsa porta. A cosa poteva mai servire una porta finta? Questo oggetto ci riporta nella sfera del sacro: era infatti un elemento architettonico delle tombe egizie, con funzione simbolica. La falsa porta rappresentava il passaggio dell’anima del defunto dal regno dei vivi a quello dei morti, o comunque il punto di congiunzione tra i due regni, che restavano sempre comunicanti.


7 – l’Ushabti. L’Ushabti è “colui che risponde”. Queste statuette, indispensabili in ogni corredo funerario, rappresentavano gli individui che avrebbero sostituito il defunto nel lavoro dei campi dell’Oltretomba. L’Oltretomba, infatti, era immaginato come una distesa di campi coltivati ricchi di messi. Il defunto doveva impegnarsi a coltivarli: se non in prima persona, attraverso i suoi sostituti Ushabti. Ecco perché i faraoni e i defunti più ricchi possedevano corredi funerari contenenti decine, se non centinaia, di Ushabti: il loro lavoro sarebbe stato ancora più produttivo e si sarebbero così assicurati la benevolenza degli dèi. Per dare vita agli Ushabti, si dovevano recitare le formule magiche contenute nel “Libro dei morti”: una volta attivi, avrebbero potuto rispondere prontamente alla chiamata al lavoro.


8 – lo Scarabeo. Questo monile, che sembra solo un raffinato gioiello, era, in realtà, un potente amuleto. Infatti, lo Scarabeo costituiva per gli Egizi una rappresentazione della divinità solare, denominata Khepri e rappresentata con corpo di uomo e testa di scarabeo. Qui ci troviamo in presenza di uno Scarabeo del cuore, ovvero un amuleto di uso funerario che veniva posto sul petto del defunto imbalsamato. La potenza dell’amuleto dava al defunto la forza di superare le insidie dell’Oltretomba.


9 – i vasi canopi. Questi vasi, i cui sigilli possiedono il volto di divinità, servivano a contenere gli organi estratti dal defunto durante il processo dell’imbalsamazione. I vasi canopi erano quattro, uno per ogni organo estratto: fegato, polmoni, intestino e stomaco. Il cuore, invece, era lasciato al suo posto, poiché considerato sede della forza vitale dell’individuo. Infine, il cervello non veniva conservato, in quanto considerato privo di funzioni vitali.


10 – gli strumenti musicali. Gli Antichi Egizi possedevano vari tipi di strumenti musicali: a corde (lira, liuto, arpa), a fiato (flauto), a percussione (crotali). In figura vediamo a sinistra una coppia di crotali, ovvero uno strumento a percussione dal funzionamento simile alle nostre nacchere o castagnette. Questi crotali sono foggiati con protome hathorica, ovvero con un’estremità che riproduce le sembianze della primigenia Hathor, dea dell’amore e delle arti, della musica, del canto. A destra vediamo invece due sottili flauti, uno a quattro e l’altro a tre fori.

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Potete vedere da vicino tutti questi affascinanti oggetti, insieme a tantissimi altri, nell’esclusiva esposizione temporanea al Museo Civico Archeologico di Bologna, che ha unito la propria collezione egizia alle meraviglie del Museo Nazionale di Antichità di Leiden, del Museo Egizio di Torino e del Museo Egizio di Firenze. Avete ancora circa due mesi di tempo per visitarla! Il percorso è ricco e ben articolato, accompagnato dall’audioguida compresa nel biglietto, e adatto anche per i bambini, che possono usufruire di un’audioguida apposita. Insomma, mostra caldamente consigliata! E voi, l’avete già vista? Quali oggetti vi hanno colpito di più? Fateci sapere!

Arianna Capirossi per Artesplorando

Mi chiamo Arianna Capirossi, ho studiato Lettere all'Università di Bologna e sono attualmente iscritta al Dottorato di Letteratura italiana del Rinascimento all'Università di Firenze. Da sempre appassionata di arte e letteratura, mi interesso di divulgazione culturale e per questo mi adopero per garantire la promozione del nostro patrimonio artistico soprattutto (ma non solo) online.

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