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mercoledì 15 giugno 2016

Armory Show, la mostra che rivoluzionò l'arte americana


Oggi le mostre sono spesso eventi super pubblicizzati e di massa in cui il visitatore è spinto ad ammirare l'icona del momento. Quando poi si parla di arte contemporanea a volte l'impressione è quella di visitare un luna park o un parco giochi, anche per quello che riguarda le cosiddette mostre-mercato, nelle quali è possibile acquistare le opere.
In passato non era proprio così. Le mostre o esposizioni erano di frequente utilizzate per presentare al pubblico artisti o movimenti d'avanguardia, erano un modo per balzare agli onori di cronaca, un trampolino verso l'affermazione e il successo. E questo fu il caso di uno degli eventi più decisivi per lo sviluppo dell'arte americana del XX secolo: l'Armory Show.

L'Armory Show fu un'esposizione internazionale di arte moderna organizzata a New York il 17 febbraio 1913, nei locali dell’armeria del 69° reggimento, nella 25ª Strada. La manifestazione venne poi riproposta con qualche modifica anche a Chicago e a Boston, e introdusse negli Stati Uniti la pittura moderna europea. Quando si chiuse a Boston, quasi trecentomila visitatori l’avevano visitata, un vero record per l'epoca. Organizzata da un piccolo gruppo di artisti americani anti-accademici, la mostra comprendeva opere di artisti del XIX secolo e di numerosi americani. L'Armory Show suscitò scandalo e controversie da parte dei contemporanei. Le opere dei post-impressionisti in particolare quelle di Cézanne, Van Gogh e Gauguin ebbero ottime accoglienze, e oscurarono totalmente i timidi imitatori americani come Hassam, Twachtman e persino Glacksens.

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Le tele cubiste di Picasso, Braque, Gleizes, Metzinger, Delaunay e Villon, quelle di Matisse, e soprattutto quelle di Duchamp e Picabia attrassero l’attenzione del pubblico. Picabia si recò a New York e lì fu accolto come ambasciatore dell’avanguardia francese. Le numerose interviste fattegli dai giornali americani gli diedero occasione di sviluppare la sua nuova concezione dell’astrattismo.
Lo scopo degli organizzatori e cioè Kuhn, Davies, Pach, Myers e Bellows, era quello di sottoporre al pubblico americano le loro personali innovazioni, suscitandone l’interesse, ma il risultato andò di gran lunga al di là delle loro aspettative. L’Armory Show richiamò infatti l’attenzione dei collezionisti d’arte moderna, in particolare di Walter Arensberg, la cui collezione si trova oggi a Filadelfia, di Lillie P. Bliss, nucleo del futuro moma di New York, del dottor Barnes, di Duncan Phillips e di John Quinn.


Con entusiasmo questi collezionisti e i loro amici comperarono dipinti fauves e cubisti, andando ben
oltre il risultato previsto dagli organizzatori americani, che intendevano soltanto sottolineare le proprie fonti europee. Questi acquisti massicci ebbero come conseguenza lo stabilirsi negli Stati Uniti, durante la prima guerra mondiale, di pittori come Picabia, Duchamp e Gleizes, la cui presenza influenzerà a sua volta lo sviluppo della pittura americana: Charles Demuth, Charles Sheeler, Joseph Stella, Niles Spencer e molti altri furono segnati dal cubismo. Soprattutto la mostra determinò l’incontro, pieno di conseguenze, di artisti e collezionisti americani col modernismo internazionale.
Questa integrazione con la corrente artistica contemporanea occidentale avvenne però molto lentamente e le tendenze moderniste restarono a lungo sotterranee e legate all’Europa.
Solo a partire dal 1940 si manifesteranno i reali frutti di questa fortunata esposizione.
Ma questa è un'altra storia.

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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