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lunedì 27 giugno 2016

Arte degenerata e la follia della Germania nazista


Può l'arte definirsi degenerata? può l'uomo arrivare a promuovere mostre che espongano quella che si ritiene essere la peggiore produzione artistica? Vi sembrerà strano, ma in passato è successo e neanche molto tempo fa e forse la storia è destinata a ripetersi prima o poi. Il concetto di arte degenerata è legato a filo doppio con la Germania nazista e con quel periodo buio che portò alla Seconda guerra mondiale.

La definizione "Entartete Kunst" acquistò valore istituzionale nell'organizzazione culturale totalitaria del Terzo Reich come titolo della mostra di opere d’arte contemporanea, prevalentemente tedesche, tolte dai musei pubblici, organizzata nel luglio 1937 nei locali della vecchia galleria delle Hofgartenarkaden di Monaco in base all'ordinanza del 30 giugno di Goebbels, ministro della Volksaufklärung und Propaganda, che autorizzava il professor Adolf Ziegler, presidente della
Reichskammer der bildenden Künste e pittore specializzato in nudi femminili classico-ariani molto amati da Hitler, a raccogliere le opere che illustrassero l’"arte tedesca della decadenza" (Verfallkunst) dal 1910.

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La mostra, a cui corrispose in parallelo l’inaugurazione della Haus der Deutschen Kunst con la prima Grande esposizione d’arte tedesca 1937, "simbolo del puro carattere tedesco nuovamente consolidato", era l’episodio finale e ufficiale della serie di "esposizioni della vergogna", organizzate immediatamente dopo i pieni poteri centrali e locali assunti dal partito nazionalsocialista fra marzo e aprile 1933, a cura dei nuovi commissari imposti a musei e accademie locali e su impulso di organizzazioni culturali naziste o paranaziste nazionaliste. Tali esposizioni ebbero titoli significativi sul piano storico-politico e ideologico: Arte di regime 1918-33, Bolscevismo culturale Spirito di Novembre.


Da queste mostre si giunse a quella più ampia e ideologicamente più impegnata nel centrochiave di Dresda, Specchio della decadenza nell’arte, al Rathaus, in parte trasferita a Monaco nel 1936 come "mostra antikomintern" e matrice di quella del 1937. I materiali fondamentali di questa erano costituiti da opere di vecchi maestri impressionisti-espressionisti come Corinth, di artisti della Brücke, Heckel, Kirchner, Pechstein, Schmidt-Rottluff, con Nolde, Mueller e Paula Modersohn Becker, di artisti del Blauer Reiter, Kandinsky, Klee, Jawlensky, Marc, con Campendonck, di artisti del Bauhaus, Feininger, Schlemmer, di espressionisti di varia tendenza, Kokoschka, Hofer, Meidner, Caspar, Grosz, Dix, Beckmann; infine di Lehmbruck, Barlach, Chagall, El Lisickij.

Lo scopo e i significati della mostra erano evidenziati al massimo dai metodi espositivi e dalla suddivisione in sezioni come ad esempio "Derisione impudica dell’immagine religiosa", "Il retroscena politico della degenerazione dell’arte", "Idioti, cretini, paralitici", "Giudei", "Completa follia"... Nel discorso d’inaugurazione, Ziegler dichiarò: "Vedete intorno a noi questi parti della pazzia, dell’impudicizia, dell’impotenza e della degenerazione... Insorge l’orrore, quando noi, vecchi soldati combattenti, vediamo come il combattente tedesco viene lordato e insudiciato, o laddove in altre opere la madre tedesca viene schernita da questi maiali come una prostituta lasciva o come una donna primitiva con l’espressione in volto della stupida imbecillità... questi garzoni di bottega per incarico e come battistrada del giudaismo internazionale si permisero di attentare all’arte tedesca. L’infimo e il triviale erano alti concetti. La sconcia bruttezza piú selezionata divenne l’ideale della bellezza".



Nell’apposito catalogo si leggeva che la mostra "vuole all’inizio di una nuova era per il popolo tedesco... offrire uno sguardo sull’orrido capitolo chiuso del disfacimento culturale degli ultimi decenni prima della grande svolta". Il testo, fondamentale per comprendere i precedenti politico-culturali, insisteva sul fatto che l’arte degenerata non era il frutto di minoritarie follie sperimentali destinate a esaurirsi, ma di un preciso clima di anarchia politico-culturale e di un preciso programma di perversione morale e spirituale del popolo tedesco e della sua Volkskultur, che aveva coinvolto
e aggregato a sé uomini e poteri culturali pubblici, nonché artisti di sangue tedesco, che non avevano seguito nell’esilio "i loro amici giudei" e che addirittura erano stati proposti da alcuni circoli come esempio di arte tedesca nordica.

Il riferimento era da un lato alla grande politica di acquisti pubblici di arte contemporanea nella Germania di Weimar, dall’altro al breve tentativo nel 1933-34 dell’Unione berlinese degli studenti
nazionalsocialisti di contrastare, facendo leva sulla rivalità nella gestione culturale fra Goebbels e Rosenberg, il trionfo tradizionalista di organizzazioni paranaziste fra cui soprattutto la Lega per la cultura tedesca fondata nel 1928-29 da Rosenberg, Himmler, Sepp Dietrich, Frick, proponendo la teoria di un espressionismo nazionale nordico alternativo al naturalismo classico meridionale. Il tentativo ebbe breve vita, fino alla liquidazione della "sinistra" nazista degli Strasser.

Guida alla mostra "Arte degenerata" 1937
La mostra del 1937 aprì la strada al decreto del 31 maggio 1938 con il sequestro a favore del Reich di 15 997 pitture, sculture e opere grafiche indicate dal Führer come degenerate, da più di cento luoghi ed enti pubblici, successivamente vendute, anche a gallerie private tedesche come la Möller di Colonia e Berlino e la Franke di Monaco ma soprattutto a privati e musei stranieri, nell’asta a Lucerna della galleria Fischer del 30 giugno 1939 (125 opere scelte con il ricavato di 570 940 franchi svizzeri, in parte impiegati per l’acquisto di armamenti dalla Oerlikon) o direttamente dal ministero di Goebbels, oltre ad alcuni capolavori incamerati da Goering e ai quasi cinquemila dipinti e opere grafiche distrutti nel rogo simbolico del marzo 1939 sul piazzale della caserma centrale dei pompieri di Berlino.
Una follia totale che portò alla distruzione non solo delle opere d'arte, ma anche della vita di molti artisti, alcuni dei quali non riuscirono più a riprendersi da questo insensato gesto di censura e denigrazione.

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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