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lunedì 20 giugno 2016

I 10 migliori fumetti della storia dell’arte


Quando parliamo di fumetti, comics e manga siamo soliti pensare che si tratti di un'espressione culturale del nostro tempo di scarso valore artistico. Invece tutt'altro! l'uomo incominciò già in tempi passati a comunicare con un linguaggio che è alla base dei moderni fumetti e molte di queste produzioni vanno inserite a pieno titolo nella storia dell'arte. Questo articolo tradotto per voi ne è la prova.

Dalla strip pre-Simpsoniana di Matt Groening al soffitto di Michelangelo e alla critica sociale di Hogarth, vi presentiamo gli artisti che per secoli hanno reinventato l’immagine del fumetto.

Robert Crumb – Self-Loathing Comics

Robert Crumb creò ritratti grafici (e divertenti) di periodi storici e celebrità in questo fumetto profondamente adulto. La sua arte è ferocemente onesta e rischiosamente confessionale. Disprezzando i supereroi e la violenza presenti nei fumetti commerciali americani, Crumb optò per un approccio genuinamente adulto in cui la sessualità viene esplorata apertamente. Ciononostante, ciò che lo rende un artista di spicco è l’abilità di disegnare con accuratezza e bellezza.

Roy Lichtenstein – Torpedo … Los! (1963)


Le avventure riguardanti la seconda guerra mondiale erano il pane dei fumetti per ragazzi quando Lichtenstein ingigantì una scena, portandola dall’essere una storia simile a tutte le altre a una di proporzioni colossali (per un fumetto) e copiandola poi a colori. La sua traduzione dei colori limitati e dei puntini ripetuti dell’originale sboccia non solo in quel soggetto violento (un U-boat che si prepara ad affondare una torpedo) ma anche nella natura cruda e stereotipata del messaggio comunicato.

William Hogarth – A Rake's Progress (1733)


Il romanzo aveva appena cominciato ad acquisire popolarità come forma letteraria quando Hogarth inventò il suo marchio di fiction grafica. “Rake’s Progress” raffigura il triste percorso di un giovane spendaccione che passa dal gioco d’azzardo alla prostituzione per finire senza soldi e pazzo all'ospedale di Bedlam. Hogarth ha prodotto le sue storie visive sia come dipinti sia come stampe per essere vendute a un pubblico appartenente al ceto medio. Queste favole pittoriche sono tra i capolavori più affascinanti e inquietanti dell’arte inglese.

David Hockney – A Rake's Progress (1961-63)


Nell’era della pop art, il colto e brillante Hockeny riprese in mano una delle sue prime fonti, William Hogarth. Nel suo set di stampe “A Rake’s Progress”, l’artista trapianta lo sventurato personaggio di Hogarth nell’America degli anni ’60. Le stampe raccontano della scoperta di Hockney degli Stati Uniti e della sua piacevole sorpresa per la cultura gay che vi aveva trovato. Questo fumetto ha un finale felice: Hockney, infatti, si trasferì poco dopo a Los Angeles per inseguire il suo sogno americano.

Andy Warhol – Superman (1960)


Quando Andy Warhol, allora artista pubblicitario di successo a New York, decise di provare la sua mano nelle belle arti, una delle prime idee che ebbe fu quella di dipingere dei quadri basandosi sui fumetti. Ritrasse Superman e Dick Tracy, detective protagonista di un fumetto, ma mise da parte questa vena creativa che si basava su del materiale di ispirazione pop quando vide cosa stava facendo in quegli anni il suo rivale, Roy Lichtenstein. A differenza di quest’ultimo, Warhol avrebbe raggiunto la fama con dei barattoli di zuppa.

Giotto – La Cappella degli Scrovegni (finita nel 1305)



Molto prima dell’invenzione dei fumetti, gli artisti usavano audaci sequenze di immagini per raccontare storie. Questo stile medievale della finzione grafica raggiunse l’apice nel capolavoro di Giotto: una cappella che può essere letta come un libro. Le scene bibliche di Giotto sono talmente esatte e lucide, le espressioni e i gesti dei personaggi talmente vividi, che i suoi affreschi posseggono il potere narrativo di un grandioso romanzo, di una piece teatrale o di un film.

Michelangelo – La Cappella Sistina (1508-12)



Il fumetto più sublime del mondo si trova dipinto sul soffitto della cappella personale del Papa a Roma. Quando Michelangelo accettò questa commissione, il metodo medievale tradizionale del narrare attraverso sequenze di immagini consisteva nel focalizzarsi su scene singole e renderle sempre più sofisticate di modo che riuscissero a riassumere l’intero dramma. Ciononostante, Michelangelo portò la semplicità di queste sequenze di immagini alle vette vertiginose della sua invenzione raccontando la storia della Creazione.

Alan Moore e Kevin O’Neill – La Lega degli Straordinari Gentlemen, Vol.1 (1999)



Lo scrittore Moore e l’artista O’Neill crearono una delle invenzioni più vivide e seducenti della letteratura inglese moderna quando mescolarono in questa fantasia eroi e cattivi della tarda epoca vittoriana. I personaggi rubati dalle storie di Bram Stoker e Rider Haggard combattono nemici mostruosi in una versione fantascientifica della Londra vittoriana immaginata da O'Neill. Spesso copiata ma mai eguagliata, la serie ha ormai perso il divertimento che aveva caratterizzato i suoi primi due volumi.

Albrecht Durer – L’Apocalisse in incisione (1497-98)



Quando la stampa arrivò in Europa nel XV secolo, gli artisti tedeschi riconobbero in essa il suo potenziale per veicolare sia immagini sia parole. Durer, il primo esponente della pop art, non vedeva alcuna differenza tra i suoi dipinti e le sue stampe. Nella sua grandiosa versione del Libro della Rivelazione usa il tipo di stampa più in voga e allo stesso tempo più primitivo, la xilografia, per creare immagini senza tempo come quella dei Quattro Cavalieri che non si curano dell’umanità travolta dalla loro cavalcata.

Matt Groening – Life in Hell (1977-2012)


Prima di creare I Simpson, il fumettista Groening offrì una visione sconcertante della vita Americana in questo fantastico giornalino a strisce. Una delle scene più conosciute è quella in cui mostra Los Angeles in fiamme dopo una notte di scontri. “Adesso sapete perché viene chiamata Vita all’Inferno”…ma i disegni e le osservazioni di Groening, apparentemente semplici, sviluppano temi come la vita familiare e l’identità sessuale con uno stile divertito e profondo, che eleva il giornale ad arte concettuale.

Fonti: traduzione di Beatrice Righetti da www.theguardian.com 

Mi chiamo Beatrice Righetti, sono laureata in Mediazione Linguistica e Culturale all’Università di Padova e sono un’appassionata traduttrice. Studio inglese, russo, tedesco e spagnolo, e nel tempo libero mi dedico all’arte e alla letteratura. Per questo, credo fortemente nella divulgazione artistica e culturale, specialmente se integrata nel nostro vasto e poliedrico panorama internazionale.

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