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venerdì 3 giugno 2016

Il Ratto di Proserpina, Gian Lorenzo Bernini

Gian Lorenzo Bernini, Ratto di Proserpina 
Il Ratto di Proserpina è un gruppo scultoreo commissionato a Gian Lorenzo Bernini da Scipione Borghese e realizzato quando l'artista aveva solo 23 anni.
L’opera ci racconta una storia presa dalle Metamorfosi, antico poema del poeta romano Ovidio: la bella Proserpina, figlia di Giove e Cerere, dea della fertilità, fu notata da Plutone, signore degli inferi che la volle a tutti i costi come sposa. Così, un giorno, la rapì e quando lo venne a sapere Cerere, questa provocò una grave carestia sulla terra. Intervenne Giove, che ottenne il permesso di far tornare per metà dell'anno la figlia sulla terra, per poi passare l'altra metà nel regno di Plutone. È così che ogni anno, in primavera, la terra si copre di fiori per poi addormentarsi di nuovo in autunno.

Bernini fissa l’istante del rapimento: Proserpina stava raccogliendo dei fiori, fuori dalle mura di Enna, in Sicilia, quando venne colta di sorpresa. Plutone è raffigurato con la corona e lo scettro, mentre, dietro di lui, il cane Cerbero ruotando le sue tre teste in tutte le direzioni, si accerta che nessuno intralci il cammino del suo padrone. Proserpina cerca di liberarsi dalla stretta di Plutone, allontanando con la sua mano il volto del dio, ma lui la trattiene con forza, stringendo le sue dita nel fianco e nella coscia della donna.

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Per l’artista, la realizzazione di questo gruppo scultoreo fu l’occasione di creare un’opera fortemente dinamica, in cui la potenza avvolgente di Plutone contrasta con quella respingente di Proserpina. Il risultato è un movimento a spirale, determinato dalle due figure che si avvolgono l’uno nell’altra, in questo modo Bernini è riuscito a fissare nel marmo la forza stessa che produce la torsione.


Il gruppo, per la sua teatralità e per il forte senso del movimento è un’opera pienamente barocca. Il gruppo scultoreo va osservato da tutti i lati per cogliere i molti punti di vista che Bernini ci mette a disposizione, sviluppando l’opera nello spazio a 360 gradi. Seguite le linee di forza create dai due corpi e cogliete i mille particolari attraverso cui l’artista ha reso la consistenza della materia, come la morbidezza della carne di Proserpina o la fuggente lacrima sul volto della ninfa, dimostrando uno stupefacente virtuosismo.

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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