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venerdì 29 luglio 2016

Il conte d'Angiviller, l'uomo che creò il Louvre

Jean-Baptiste Greuze, ritratto di Charles-Claude de Flahaut de La Billarderie, conte d’Angiviller
Un nome così lungo da essere quasi impronunciabile: Charles-Claude de Flahaut de La Billarderie, conte d’Angiviller! Per gli amici Angiviller, è l'uomo illustre che andiamo a conoscere oggi per la rubrica "Uomini e donne illustri". Ma chi era quest'uomo elegante, dallo sguardo distaccato e anche un po' altezzoso? Era incaricato, come direttore generale degli edifici del re (carica che mantenne dal 1774 fino alla caduta della monarchia), della manutenzione e decorazione delle dimore reali, dell’amministrazione delle manifatture, del commissionamento ed acquisizione di opere d’arte.

Angiviller controllava inoltre l’Accademia di Francia a Roma, l’accademia d’architettura e quella di pittura e scultura, che protesse sopra ogni altra, tanto da sopprimere l’Accademia di San Luca. I suoi molteplici compiti gli consentirono di orientare le tendenze estetiche del proprio tempo. I suoi predecessori, prima Lenormant de Tournehem, poi il marchese di Marigny, si erano sforzati di riportare in auge il "grande stile classico" in Francia. Angiviller fece molto di più, decise di garantirne il trionfo. Impegnato a utilizzare l’arte a fini morali, vedeva nell’esaltazione dei grandi uomini e dei buoni sentimenti il mezzo per ridare vita ai sentimenti patriottici.

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Favorì il nuovo linguaggio con numerose ordinazioni di quadri, destinati ai salons, di cui intendeva accrescere lo splendore. I temi venivano scelti dal ministro nel campo della storia antica, ma anche di quella nazionale, cosa innovativa; la scelta dei soggetti, proposti ad artisti come Lagrenée, Brenet, Durameau, Lépicié, Hallé e Ménageot, mostra l’impegno altamente moralizzante del direttore. Al grande Jacques-Louis David, Angiviller ordinò il Giuramento degli Orazi e comprò i Littori riportano a Bruto il corpo del figlio, esposto al salon del 1787.
Tuttavia l’aspetto più costruttivo della sua opera sembra il tentativo di creare un museo costituito dalle raccolte della Corona, aperto a tutti e destinato a svolgere la missione educativa che tanto gli stava a cuore. Per raggiungere questo fine occorreva conferire alle collezioni reali un carattere esemplare, colmare le lacune, costituire un complesso coerente, comprendente tutte le scuole.

Sotto la direzione di Angiviller le collezioni reali si arricchirono di 250 opere dei migliori maestri, specie delle scuole fiamminga e olandese, sino a quel momento poco rappresentate. Informato delle vendite delle raccolte più celebri in Francia e all’estero, inviava abili emissari, particolarmente in Belgio in occasione delle aste conseguenti alla soppressione dei monasteri da parte di Giuseppe II, in Olanda e a Londra. Ma le acquisizioni più belle avvennero in Francia: tra le più famose si possono citare il Ritratto di Hendrikje Stoffels, i Due filosofi e il Buon Samaritano di Rembrandt, il Colpo di sole di Ruisdael, Hélène Fourment e i suoi figli di Rubens, il Militare galante di Ter Borch, la Partenza per la passeggiata di Cuyp e i Quattro Evangelisti di Jordaens.

Uno dei dipinti esposti al Louvre grazie ad Angiviller:
Hélène Fourment e i suoi figli di Pieter Paul Rubens
Inoltre Angiviller acquistò opere francesi, tra cui la serie della Vita di san Bruno di Le Sueur, e una parte dei disegni del gabinetto Mariette. Per esporre al pubblico in modo permanente la raccolta reale che con tanta cura andava completando, scelse la grande galleria del Louvre; l’idea non era nuova, ma Angiviller fu il primo a concepire la realizzazione pratica del progetto.
Una commissione fu incaricata di prendere in esame tutti i problemi posti dall’impianto di un museo; particolarmente studiato fu il sistema d’illuminazione. Per rendere la galleria più sontuosa vennero acquistati vasi di marmo, colonne e lastre di diaspro. I dipinti furono restaurati e dotati di ricche cornici. Gli eventi però non consentirono ad Angiviller di portare a termine la sua opera tanto minuziosamente preparata; toccò alla Convenzione realizzarla.
Obbligato all’esilio una prima volta dopo il 14 luglio 1789, Angiviller tornò in Francia nel gennaio 1790, dove riassunse le proprie funzioni. Si dimise il 27 aprile 1791 e, temendo l’arresto, emigrò definitivamente qualche giorno dopo, concludendo la sua vita ad Amburgo nel dicembre del 1809.
Pochi oggi, percorrendo le sale del Louvre, sanno che gran parte del merito per la creazione di questo grande museo, spetta proprio a lui, il Conte d'Angiviller.

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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