buzzoole code Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...
                        

martedì 16 agosto 2016

René Magritte


Magritte visse un’infanzia e un’adolescenza simili a quelle di tutti i figli di piccoli borghesi che di
mestiere erano artigiani o commercianti. Un’infanzia trascorsa in ambienti popolari, tipici delle  città del sud del Belgio. Tra il 1898, data della nascita del pittore, e il 1910 fu un continuo traslocare da una città all’altra.
Leopold Magritte, padre di René, era commerciante nel settore dell’abbigliamento e la madre, Adeline, era modista: mestieri che misero insieme in famiglia l’artigianato delle confezioni con il commercio dei vestiti e degli accessori. Una vita agiata, quindi, che permise al giovane Magritte di vivere spensieratamente e di poter intraprendere gli studi.

L’artista ebbe due fratelli minori: Paul cercò tutta la vita di diventare musicista e compositore con scarso successo e Raymond si distinse nel commercio, come il padre. Un avvenimento segnò in particolar modo la giovinezza di René: nel 1912 la madre morì suicida. René aveva solo 14 anni. Si diceva che fossero proprio stati i tre fratelli Magritte a rinvenire il corpo della madre, che si era annegata nel fiume Sambre, vicino a Chatelet; ma il fatto non fu mai confermato. Rimasti con il padre vedovo, furono affidati alle cure di camerieri e governanti, che la famiglia fortunatamente si poteva permettere.

Se ti piace il blog, seguilo anche su G+ 👇👇💛


Magritte iniziò poi il suo percorso artistico iscrivendosi nel 1916 all’Accademia di belle arti di Bruxelles, ma vi rimase solo due anni, dimostrando subito un disprezzo verso l’istituzione. Dopo la guerra, insieme all’amico Victor Servranckx, lavorò come disegnatore in un’industria di carta da parati. Lasciò poi l’impiego per guadagnarsi da vivere con manifesti e disegni pubblicitari. Gli amici di Magritte furono tutti scrittori, soprattutto poeti e filosofi, gente di una certa cultura. In questi anni conobbe Edouard Théodore Mesens, maestro di pianoforte del fratello, col quale collaborò successivamente alle riviste Oesophage e Marie. L’incontro con Marcel Lecomte, poeta surrealista, introdusse Magritte all’opera di De Chirico e alla poesia surrealista. Partecipò nel 1926 al gruppo dei surrealisti belgi che si riunirono nella Société du mystère. Dopo un breve passaggio attraverso l’esperienza cubista e futurista e una serie di quadri astratti, nel 1925 Magritte realizzò la sua prima opera surrealista, Il fantino perduto, solo un anno dopo la pubblicazione del Primo Manifesto del movimento surrealista.

René Magritte, Il tradimento delle immagini
Al suo arrivo a Parigi, dove visse dal 1927 al 1930, Magritte venne introdotto nel circolo di André Breton, poeta, saggista e critico d'arte francese, noto come teorico del surrealismo, intrecciando rapporti stretti con Hans Arp, Joan Mirò, Paul Éluard, tra i più importanti rappresentanti del movimento. Fino al 1936, l’influenza di De Chirico fu evidente nelle sue prospettive urbane, in cui oggetti tra loro incompatibili vengono accostati. Già dal 1923, nell’opera del pittore fu chiaro l’interesse per personaggi standardizzati, quali i suoi tipici signori con bombetta o oggetti spesso sostituti dai personaggi, creando straniamenti visuali, con l’accostamento di oggetti opposti, o al contrario affini, secondo un processo logico con uno spirito che si avvicinò al collage, tecnica che Magritte sperimentò negli anni tra il 1925 e il 1927.


Il tipo di pittura dell’artista belga rimase pressoché identica fino al 1940. Egli continuò la sua esplorazione sulle relazioni inattese tra oggetti e ambiente, mettendo in luce gli aspetti straordinari ora degli oggetti ora dell’ambiente. Alla fine degli anni Venti, Magritte esplorò il campo della scultura dipingendo una serie di calchi e gessi delle maschere funerarie di Napoleone e della Venere di Milo. Dal 1943 al 1947, il periodo “Renoir” è caratterizzato dalla ricerca del piacere di dipingere, che approda a un arricchimento della tavolozza. A questo periodo seguì, tra la fine del 1947 e l’inizio del 1948, il periodo “vache”, esplosivo ed erotico, illustrazione del potere sovversivo della tecnica pittorica.

René Magritte, Golconda
Malgrado i suoi rapporti burrascosi con il gruppo surrealista, Magritte tornò alla sua prima maniera, anche se con un accento crudele e ghignante sconosciuto al suo primo periodo: bare che rimpiazzano il modello Madame Récamier di Jacques-Louis David in Perspective e i personaggi di Manet nel Balcone. È proprio qui che si realizza la sua profonda originalità: in questo insieme di humour nero e di visione tradizionale di colori freschi e spazi ampi, nella affascinante e spontanea immediatezza della sua visionarietà, nell’ironica ambiguità del surreale guidata da un linguaggio visivo di sconcertante semplicità e perspicuità. Un pittore surrealista quindi, ma anche realista per il quale la realtà fu il mezzo privilegiato per ribaltare il convenzionale nell’enigma e pertanto rivelare il mistero che vi è celato.


Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

Nessun commento:

Posta un commento