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venerdì 11 novembre 2016

Tamara de Lempicka


Il primo mistero di Tamara Rosalia Gurwik-Gorska riguarda data e luogo di nascita. Certo non nacque nel 1902, come dichiarò sempre, perché la sorella minore venne alla luce nel 1899; il certificato di morte stilato nel 1980 la descrisse di "anni 81". Probabilmente nacque nel 1898, o poco prima. Invece per quanto riguarda il luogo, Tamara dichiarò sempre di essere polacca, nata a Varsavia; un’ipotesi la vorrebbe nata a Mosca da padre ebreo, ma non ci sono prove a riguardo. La madre, Malvina Decler, era polacca di origine francese: la sua famiglia paterna si trasferì in Olanda e poi in Polonia durante le guerre napoleoniche. Il padre, Boris, forse era russo.

Malvina e Boris diedero alla luce tre figli: Stanislaw, Tamara e Adrienne. Il padre scomparve molto presto e non sappiamo se a seguito di un divorzio, come dichiarava Tamara o se per un suicidio. Di fatto tutta la famiglia verrà sostenuta economicamente dai parenti della madre. Tamara assorbirà dai Decler una forte identità polacca e il culto per la nobiltà che la seguiranno per tutta la vita: la nonna Clementine allevò la nipote convincendola delle sue capacità straordinarie.

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Nel 1907 la giovane Tamara finse una malattia alla gola per poter seguire l’amata nonna in un viaggio in Italia e a Montecarlo: avranno modo di vedere Firenze, Venezia e Roma, per poi andare a Mentone, dove imparò alcuni rudimenti di pittura da un francese. La sua formazione scolastica, seguita dalla nonna Clementine, avvenne tra una scuola di Losanna, in Svizzera, e un importante collegio Polacco di Rydzyna. Dopo la morte della nonna visse saltuariamente a San Pietroburgo dal 1910, ospite della zia materna Stefa e vi si stabilì solo intorno al 1914, quando la città cambiò il nome in Pietrogrado. All’inizio del 1916 sposò Tadeus Lempicki, avvenente avvocato, e nel settembre dello stesso anno nacque la figlia Kizette.


Durante la rivoluzione russa, suo marito venne arrestato dai bolscevichi, ma venne liberato grazie agli sforzi e alle conoscenze della giovane moglie: valutata quindi la situazione politica in Russia, i Lempicka conclusero di traslocare a Parigi. Molto probabilmente Tamara non sarebbe mai diventata un’artista se non fosse stata costretta dalla necessità di portare avanti la famiglia: guadagnare vendendo quadri fu il suggerimento della sorella Adrienne, iscritta a una scuola di architettura. E così Tamara si iscrisse prima alla Académie de la Grande Chaumiere e poi alla Académie Ranson dove conobbe grandi maestri come Maurice Denis e André Lhote. Attraverso un breve percorso didattico di appena tre anni, l’artista arrivò a elaborare i primi dipinti di un certo interesse costruendo uno stile del tutto personale.


Iniziò ad esporre al pubblico, la sua prima mostra in assoluto fu nel 1922 il Salon d’Automne, manifestazione di rottura nei confronti delle esposizioni più ufficiali. Non a caso usò all’inizio della sua carriera uno pseudonimo maschile, tanto che Edward Woroniecki, il critico che per primo citò le sue opere, era convinto che l’artista fosse un uomo. E in effetti Tamara visse fin da subito in maniera “virile”, dominando le situazioni e conquistando presto un’indipendenza economica che le permise di festeggiare a 28 anni il primo milione di franchi. La sua vita, del resto, fu l’incarnarsi di ciò che rappresentò nei suoi quadri: una costante ricerca dell’agiatezza, vivendo con teatralità, eccentrismo, sfacciataggine, in totale adesione con l’idea di femme fatale che andava per la maggiore in quegli anni. Famosa è la vicenda-pettegolezzo che la vide protagonista, nel 1927, di una fuga notturna dal Vittoriale a Gardone Riviera: ospite di Gabriele D’Annunzio, forse più attratto dall’affascinante donna che dall’artista, le fece una corte così stretta da obbligarla a fuggire di nascosto dalla famosa villa sul lago di Garda.


In poco tempo divenne famosa come ritrattista, iniziando a firmarsi con il suo nome e già nel 1928 divorziò dal primo marito. In questi anni i quadri di Tamara sono un’esaltazione della vita moderna vissuta da pochi, di cui l’artista illustrò come in uno spot pubblicitario tutti i simboli: dal telefono, all’automobile, agli yachting club. Pensati come inquadrature cinematografiche o copertine di riviste, i suoi quadri si imposero per i loro continui rimandi alla modernità, in un’esaltazione ottimistica delle conquiste femminili e del nuovo stile di vita che si impose negli anni tra le due Guerre Mondiali. Tamara inserì nello sfondo dei suoi dipinti un altro elemento di modernità: l’architettura. Questa dapprima sembrò una distorsione presa da film espressionisti tedeschi, ma poi diventò un fondale
scenografico con il profilo di New York, simbolo per eccellenza della modernità del XX secolo.

Tamara de Lempicka, La bella Rafaëla
Nel 1928 conobbe il barone Raoul Kuffner che, prima le commissionò il ritratto della propria amante e poi il proprio. In questo breve periodo la Lempicka divenne la sua amante, sostituendo la danzatrice, ritratta con violenza distruttrice: le foto dell’epoca, infatti la mostrano attraente, mentre il quadro della Lempicka restituisce una figura sgraziata. Nel 1932 Tamara entrò in una crisi depressiva dopo che l’ex marito Tadeusz sposò Irene Spiess, il 19 marzo. Durante l’anno l’artista iniziò una relazione con Suzy Solidor, all’epoca cantante al Boite del Nuit; tra le due, fu Tamara quella che inseguì Suzy, in maniera quasi persecutoria. L’anno successivo iniziò a frequentare Gino Puglisi, italiano, con il quale avrà una lunga relazione. Nel frattempo morì di leucemia la moglie del barone Raoul Kuffner che le chiese di sposarlo, ma Tamara inizialmente rifiutò. Presto però cambiò opinione e il 3 febbraio del 1934 si sposò: il matrimonio fu celebrato nella casa di Zurigo e la coppia si recò in viaggio di nozze in Egitto.

Tamara de Lempicka, Ritratto del barone Kuffner
Il matrimonio fu per Tamara una sistemazione sociale ed economica, della quale l’artista non aveva bisogno perché all’epoca arrivò a guadagnare molto con il proprio lavoro. Tra i due coniugi vi furono accordi precisi, secondo i quali ognuno aveva la massima libertà sessuale. La depressione di Tamara intanto peggiorò a tal punto da impedirle di lavorare. Nel 1935 tentò una cura di riposo a Salsomaggiore, ma caduta in una malinconia distruttiva, si recò in un convento vicino Parma dove incontrò la madre superiora che riuscì a darle finalmente un senso di serenità. Il marito decise di chiedere l’aiuto di uno psichiatra in Svizzera per aiutare la moglie a superare la crisi: dalla malattia Tamara non si libererà più, ma in un alternarsi di giorni euforici e settimane buie, resterà così per gli altri quarant’anni della sua vita, dominata dalla paura di rimanere sola.

Tamara de Lempicka, Kizette al balcone
L’artista ebbe inoltre una concezione della maternità molto personale: allontanò da sé la figlia molto presto, assicurandole un’educazione di alto livello, tra collegi cattolici francesi, scuole prestigiose in Inghilterra, fino all’università a Stanford. Educazione scolastica, viaggi e vestiti tutto purché la figlia non interferisse con la sua attività mondana e artistica. Un aneddoto ci aiuta a comprendere meglio il carattere di Tamara: quando l’artista andò a Hollywood, con la figlia Kizette ormai giovane donna in grado di oscurarla con la propria bellezza, lei la presentò come sua sorella negando la maternità, dichiarando alla stampa di non avere figli, perché le sue opere erano i suoi figli. Negli anni Trenta il personaggio Tamara cominciò ad annebbiare l’artista Lempicka: bellezza, stravaganza, eleganza ricercata, mondanità disturbarono la dimensione artistica. Tamara fu bloccata in un individualismo che non le permise una lunga sopravvivenza, legata a un élite sociale che nulla aveva a che fare con i collezionisti che costituirono il successo dei suoi contemporanei. Già in occasione della personale del 1931 si fecero sentire le prime critiche: il virtuosismo delle sue immagini cominciò a stancare.

Tamara de Lempicka, autoritratto sulla Bugatti verde
Avvenne allora un cambiamento nella pittura dell’artista: rimase il disegno fermo e la cromia nitida, ma si aggiunse un desiderio di sobrietà espresso dalle sue donne che da quel momento rappresentò velate da scialli polacchi o più poveri fazzoletti annodati sotto il mento. Le sue donne erano ancora ammalianti, ma l’ammiccamento non si rivolse più allo spettatore, perché gli occhi guardarono al cielo, quasi piangenti. A questo punto l’artista si trasferì con il marito negli Stati Uniti che rimasero il suo principale luogo di residenza fino alla fine della sua vita. Qui la sua attività espositiva si concentrò in soli tre anni e in cinque personali tra il 1939 e il 1942. Per il resto continuò a mischiare l’arte con la moda e il cinema: comparirà spesso sui giornali la sua immagine di baronessa-diva ricca e bella, con cappello, unghie laccate, tre fili di perle, orecchini e bracciali con diamanti. Da esteta raffinata si trasformerà in estetista, dispensando consigli su come vestirsi e lavorando a una nuova tonalità di rossetto per Revlon.

Tamara de Lempicka,
Ritratto della duchessa de La Salle
Dopo la morte del barone avvenuta nel 1961, la Lempicka andò a vivere a Houston in Texas, dove ideò una nuova tecnica pittorica consistente nell'utilizzo della spatola al posto del pennello. Con la spatola mimò nei colori e nella materia le pitture murali pompeiane che spesso venne ad ammirare in Italia. Le sue nuove opere, vicine all'arte astratta, vennero però accolte freddamente dalla critica, tanto che la pittrice giurò di non esporre più i suoi lavori in pubblico. Nel 1974 le sue condizioni di salute peggiorarono: depressa e addolorata per il disinteresse delle nipoti, perde la cognizione del tempo e dello spazio. L’arteriosclerosi la rende paranoica, ossessionata dagli avvenimenti politici e dai comunisti, è terrorizzata per il futuro dei suoi milioni. Nel 1978 si trasferì a Cuernavaca in Messico dove si spense nel sonno il 18 marzo 1980. Impressionata dalla storia dell’eruzione del Vesuvio, chiese di spargere le proprie ceneri su un vulcano in Messico.

Tamara de Lempicka, Giovane fanciulla con i guanti 
La Lempicka fu assolutamente un’artista moderna e anticipatrice perché per prima comprese l’importanza dei mass media e lo scambio che esiste tra i due sistemi: quello della produzione e quello della comunicazione, trasportando nel mondo dell’arte quello star system fino a ad allora riservato al mondo del cinema. Non fu una sostenitrice delle lotte impegnate per la liberazione femminile, infatti credeva che "è difficile essere donna in questo mondo. Per sopravvivere devi usare il corpo e la sessualità". Una donna così forte, dai disinvolti comportamenti sessuali, attirò su di sé l’attenzione di molte star in tempi recenti: prima fra tutti Madonna che è diventata una delle più grandi collezioniste delle opere di Tamara. La pop star presentò molti dei suoi quadri nei video musicali di alcuni dei suoi grandi successi: vediamo opere della Lempicka in Open Your Heart (1987), Express Yourself (1989), Vogue (1990) e Substitute for Love (1998). Tra le star collezioniste delle opere della Lempicka troviamo anche l'attore Jack Nicholson e l'attrice-cantante Barbra Streisand.

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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