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venerdì 16 dicembre 2016

Man Ray


Man Ray nacque a Filadelfia il 27 agosto del 1890. Fu il primo genito in una famiglia ebrea il cui padre, originario di Kiev, era emigrato in America nel 1886 alla ricerca di fortuna, seguito dalla futura moglie Manya nel 1888. Il vero nome di Man Ray è Emmanuel Radnitzky: il giovane artista crebbe a stretto contatto con le tradizioni e la lingua ebraiche. Fin da piccolo manifestò l’interesse per la pittura, la letteratura e la poesia: infatti con una scatola di colori regalatagli da un cugino cominciò a copiare le fotografie pubblicate su un quotidiano locale. Anche nella scuola superiore, frequentata a Brooklyn, seguì i corsi di disegno libero e di disegno tecnico.

Particolare importanza avrà nella vita di Man Ray proprio l’insegnante di disegno tecnico che, attraverso una raccomandazione scritta, farà ottenere al giovane artista una borsa di studio per accedere alla facoltà di architettura della New York University. L’artista in questi anni frequentò teatri, assistette a concerti e visitò musei, inoltre continuò a dipingere, sia all’aria aperta che a casa, dove trasformò la propria camera da letto in un atelier. Si dedicò a diversi lavori tra cui edicolante, apprendista incisore, disegnatore per un’agenzia pubblicitaria e grafico per una casa editrice specializzata in ingegneria meccanica.

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Nel 1911 realizzò la sua prima opera astratta, Tapestry, un arazzo composto da centodieci campioni di tela presi dalla sartoria in cui lavorava il padre. Al 1912 invece risale il cambio di nome dell’artista la cui famiglia adottò il cognome Ray al posto di Radnitzky: a questo punto Emmanuel  sostituì il proprio nome con Man che è sia diminutivo, ma che sta anche a significare "uomo". Ecco allora che Man Ray sta per "uomo della luce". Presto il giovane Ray manifesterà la propria vocazione antiaccademica e progressista, rivolta alle avanguardie e alle nuove espressioni artistiche che cominciavano ad affacciarsi agli inizi del XX secolo. Data importante è il 1913 quando l’artista visitò la celebre mostra nota come Armory Show allestita a New York, in cui furono presentate al pubblico le opere degli artisti più innovativi e radicali con una gran rappresentanza d’arte europea, da Goya fino alla contemporaneità.

Man Ray, Tapestry
Qui Ray scoprì le opere di Marcel Duchamp e Francis Picabia, entrando in contatto con i rappresentati delle avanguardie artistiche. Conobbe di persona Duchamp, intrecciandovi un’amicizia destinata a durare tutta la vita: è in questo periodo che Ray si avvicinò alla fotografia, acquistando una macchina fotografica per immortalare i propri lavori e realizzare i primi ritratti. Nel 1914 si sposò per la prima volta con Adon Lacroix, una poetessa d’origine belga da cui però divorzierà nel 1936 dopo anni in cui già si erano persi di vista. Ray nel 1920 insieme a Duchamp e alla mecenate americana Katherine Dreier fondò la Société Anonyme, prima istituzione americana finalizzata a raccogliere e presentare al pubblico degli Stati Uniti opere d’arte d’avanguardia. Sempre nel 1920 entrò in contatto con l’ambiente dadaista scrivendo lettere a Tristan Tzara, poeta e saggista tra i fondatori del movimento Dada e collaborando con Picabia, pittore e scrittore francese, alla rivista 391.

Man Ray, esempio di "rayograms"
Il dadaismo fu una tendenza culturale nata tra il 1916 e il 1920 a Zurigo in Svizzera che interessò soprattutto le arti visive, la letterature, il teatro e la grafica. Questo movimento rifiutava la guerra e tutte le forme d’espressione artistica convenzionali: mise in dubbio l'estetica cinematografica e artistica, le ideologie politiche, rifiutando la ragione e la logica e ricercando sempre la stravaganza, la derisione e l'umorismo. Gli artisti Dada erano intenzionalmente sfrontati, eccentrici, ricercando la libertà di creazione per la quale usavano tutti i materiali e le forme disponibili. Nel 1921 Man Ray  venne chiamato a partecipare al Salon Dada. Exposition Internationale, allestito a Parigi, dove presto decise di trasferirsi per iniziare l’avventura in un mondo nuovo. Si riconobbe quasi da subito nel dadaismo pensando all’arte come a qualcosa di internazionale, nuovo, sperimentale non confinabile a una nazione o a una provincia.

Man Ray, Cadeau
A Parigi Man Ray fu accolto come un innovatore con idee originali, quasi fosse un artista già con un passato glorioso e non appena trentenne. La sua prima creazione parigina fu un ferro da stiro pieno di chiodi simile a uno strumento di tortura o a un oggetto da guerra e in effetti in quel momento Man Ray fu come un soldato contro la società nemica che a New York non riuscì o non volle comprenderlo. Ma a Parigi sembrò aver trovato finalmente degli amici entusiasti del suo lavoro e ritrovò anche l’amore. Tra il 1921 e il 1922 conobbe Kiki de Montparnasse, modella francese, con cui iniziò una relazione amorosa destinata a durare sei anni, durante i quali Ray cominciò a realizzare i primi "rayograms", ovvero immagini fotografiche ottenute appoggiando oggetti direttamente sulla carta sensibile.

Man Ray, Le Violon d'Ingres
Sarà proprio Kiki a posare per la sua celebre opera Le Violon d’Ingres, andando oltre la fotografia, stabilendo un rapporto tra cultura e sensualità. Per guadagnarsi da vivere l’artista si dedicò completamente alla fotografia, lavorando anche nel campo della moda per riviste come Vanity Fair, Vogue, Harper’s Bazar e molte altre. Ma l’artista non si accontentò della fotografia, realizzando a partire dal 1923 anche dei film. L’anno successivo venne pubblicato il Manifesto del surrealismo e Ray vi aderì, collaborando con gli artisti di questo movimento d’avanguardia. Il surrealismo nacque un po’ come evoluzione del dadaismo coinvolgendo tutte le arti visive, la letteratura e il neonato cinema. Il teorico principale fu il poeta André Breton che influenzato dalla lettura de

Man Ray, Venere restaurata
L'interpretazione dei sogni di Freud del 1899, pensò a forme d’arte che si lasciassero ispirare e guidare dal sogno e dall’inconscio. Lo scoppio della Seconda guerra mondiale nel 1939 e l’invasione da parte dei nazisti della Francia, nel 1940 porteranno un cambiamento forzato nella vita di Ray. L’artista seguì con apprensione gli eventi politici giorno per giorno e presto dovette decidersi a lasciare il paese. Ed è così che nel luglio del 1940, dopo un lungo vagabondaggio di circa un mese lontano da Parigi, l’artista decise di ritornare negli Stati Uniti. Quando sbarcò a New York però si rese conto che la città della sua infanzia non esisteva più e che gli amici di un tempo erano persi: la grande mela divenne per l’artista quasi una città ostile, sconosciuta, una città che gli riportò alla mente i suoi insuccessi giovanili e che vide in lui semplicemente un fotografo e non un artista.

Man Ray, Bianco e nero
Fu per questo motivo che prese la decisione di partire subito per un viaggio in macchina attraverso tutta l’America che in realtà prima d’allora non aveva mai esplorato. Si fermò a Los Angeles trasferendosi in un quartiere nei pressi di Hollywood seguendo forse una delle attività a cui si era dedicato maggiormente negli ultimi anni: la creazione di film rivoluzionari. Qui conobbe Juliet Browner, ballerina e modella che sarà la sua musa e compagna per trentasei anni.
Ma il richiamo di Parigi fu troppo forte e nel 1951 Ray vi fece ritorno. In fondo l’Europa restò sempre per lui la terra dei suoi genitori, un ritorno verso un passato sconosciuto, un ricongiungimento con le sue radici. Qui riprese a dipingere e iniziò a sperimentare la fotografia a colori mantenendosi però sempre lontano da quella più commerciale.

Man Ray, lacrime di vetro
Si aprirono vent’anni di lavoro divisi tra mostre, premi, esposizioni, retrospettive e nel 1963 uscì anche una sua autobiografia intitolata Self Portrait e distribuita sia in inglese che in francese. L’ultima grande onorificenza che l’artista ricevette fu nel 1976 quando il governo francese lo insignì del grado di Chevalier de l’Ordre des Arts et des Lettres. Man Ray si spense a Parigi in quello stesso anno e oggi riposa al cimitero di Montparnasse. Questo artista morì lasciandosi alle spalle due guerre mondiali che lo sfiorarono appena, ma che avrebbero potuto distruggerlo e che di certo non ne cambiarono l’indole sempre ribelle, contestatrice e trasgressiva fino alla fine.
Un artista che attraversò tre regni dell’arte: quello della pittura, quello della fotografia e quello degli oggetti, contaminando i generi e creando opere d’arte del tutto inedite.

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

1 commento:

  1. Uno degli artisti più affascinanti del secolo scorso. Mi piacerebbe vedere una mostra a lui dedicata.

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