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martedì 21 febbraio 2017

Caravaggio, non solo l'artista dannato

Caravaggio, Giuditta e Oloferne
Con questo post affronto un artista che amo profondamente. Pittore straordinario e rivoluzionario, la sua opera emerge verso lo spettatore, lo attira a se come una calamita. Luce ed ombre definiscono le scene ambientate in non luoghi. Persona estremamente complessa, dal carattere rissoso, cupo che lo ha portato spesso nei guai e che ha creato intorno a lui un aurea da "pittore maledetto".

Michelangelo Merisi nacque il 29 settembre del 1571, molto probabilmente a Milano e non a Caravaggio, nel bergamasco, dove si trasferì poi con la famiglia nel 1578. Sua madre, Lucia Aratori, fu la seconda moglie di Fermo Merisi, architetto, decoratore e capocantiere di Francesco I Sforza, marchese di Caravaggio. Nel 1572 nacque il fratello di Michelangelo, Battista, che diventerà prete. L’epidemia di peste di quegli anni si porta via il padre e lo zio di Caravaggio e la madre dovrà educare i figli tra grandi difficoltà economiche.

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Nel 1584 entrò come apprendista, a Milano, nella bottega di Simone Peterzano, che lo tenne con sé per quattro anni. La Milano in cui si formò Caravaggio era una città ancora molto segnata dal cardinale arcivescovo Carlo Borromeo e dal suo programma di riforma della società cristiana. In un breve arco di tempo, la capitale del ducato vide un’epidemia terribile di peste, scoppiata nel 1576, e una crisi economica senza precedenti che in quindici anni fece triplicare il costo della vita con l’abbandono conseguente di molte attività produttive. In questi primi anni di apprendistato, il giovane Caravaggio non si limitò a seguire il maestro, ma viaggiò attraverso i territori lombardi giungendo in Veneto, dove poté osservare le opere di Lorenzo Lotto, del Moretto, del Romanino e del Pordenone.

Caravaggio, autoritratto in veste di Bacco
Non si hanno poi notizie precise della vita di Caravaggio negli anni Ottanta, fino al 1592, quando si trasferì a Roma. Qui si inserì con difficoltà nell’ambiente artistico della città eterna. La Roma che accolse il pittore era appena uscita dal pontificato energico di Sisto V; in poco più di un anno, il Papa aveva sterminato le bande dei briganti che infestavano la campagna romana istituendo una legge che, pena la morte, proibiva di portare armi. Nonostante questo, Caravaggio portava sempre con sé uno stocco, una sottile spada appuntita. Il Papa aveva inoltre riordinato le finanze, inventando ben 35 nuovi tipi di tasse.

Caravaggio, ragazzo con canestra di frutta
Caravaggio dovette affrontare un periodo di miseria durante il quale andò alla ricerca di una casa e di un lavoro che gli permettesse di vivere in maniera decorosa. Questa ricerca lo portò a conoscere il Cavalier d’Arpino, pittore molto noto a Roma, che lo prese a lavorare con sé e gli diede un alloggio in cui stare. Nel 1595, il pittore fece una delle conoscenze più importanti della sua vita: il suo primo committente, il cardinale Del Monte. In Francesco Maria del Monte Caravaggio scoprì un mecenate di grande cultura, un uomo potente e ben introdotto negli ambienti politici e religiosi del tempo, in grado di presentarlo a un gruppo di committenti e protettori che sarà di vitale importanza per lo sviluppo culturale e artistico del pittore.

Caravaggio, San Girolamo
Del Monte era anche un appassionato intenditore d’arte e un importante collezionista. Le opere di questo periodo, tutte di carattere profano, mostrano un costante sviluppo della tecnica pittorica di Caravaggio. Grazie agli stimoli culturali del suo committente, il pittore giunse a una maggior complessità di temi e a uno stile più idealizzante. Capolavoro del periodo giovanile è senza dubbio il Bacco degli Uffizi. In quest’opera il pittore parte da un’analisi realistica del suo modello, dalle guance paonazze e dalle unghie sporche per poi soffermarsi sulla natura morta in primo piano. Ma accanto a questa fedeltà per il reale si vede una spinta idealizzante ispirata alla statuaria classica.

Caravaggio, Bacco
Della produzione giovanile di nature morte ci resta solo una testimonianza sicura: la →Canestra di frutta, opera appartenuta a Federico Borromeo, in cui la natura è immortalata nella sua lampante realtà, rivelando sé stessa e il significato simbolico di cui è investita. Il diverso stato di maturazione e di decomposizione dei frutti e le foglie avvizzite testimoniano la lenta e inesorabile decadenza della vita al trascorrere del tempo. Negli ultimi anni del secolo, Caravaggio vide aumentare notevolmente il giro delle sue committenze. In questi anni ricevette i primi incarichi importanti e il suo nome cominciò a circolare tra gli ambienti romani. Accanto a quadri ancora di soggetto mitologico, il pittore affrontò la rappresentazione sacra e il quadro d’azione.

Caravaggio, canestra di frutta
Di quest’ultima tipologia ne è un esempio I bari, dipinto nel 1595, che rappresenta un giovane nobile che gioca a carte con due loschi individui, chiaramente impegnati a truffarlo, come si può notare dal tizio alle spalle del nobile che indica il valore della carta al suo compare, che a sua volta nasconde una manciata di carte truccate nella cintola. Nel luglio del 1599, probabilmente grazie al suo potente protettore, Caravaggio ottenne la commissione dei due quadri laterali per la Cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi: nel dicembre del 1600, le due grandi tele, rappresentanti la Vocazione di San Matteo e il Martirio di San Matteo, vennero collocate al posto che spettava loro. Più complessa fu la vicenda della pala d’altare della Cappella, con San Matteo e l’angelo, di cui Caravaggio eseguì due diverse versioni. Appena terminate le opere per San Luigi, nel settembre del 1600, il Merisi ricevette un secondo incarico importante: i due dipinti per la Cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo. Tra questi c’è La conversione di San Paolo.

Carvaggio, Amore vittorioso
Del 1600 è la Cena in Emmaus, in cui Cristo risorto appare nell’insolita iconografia di giovane imberbe, con probabile richiamo alla vita eterna. Al 1603, in base ai documenti, risale il Sacrificio di Isacco, mentre certamente tra il 1602 e il 1603 si colloca l’Amore vittorioso. La fama di Caravaggio giunse al suo culmine proprio in questi anni, confermata da una nuova commissione: l’artista eseguì una Deposizione per la chiesa di Santa Maria in Vallicella, su richiesta di Pietro Vittrice, guardarobiere di Gregorio XIII e amico di Filippo Neri. Lo stesso Filippo Neri sacerdote poi diventato santo, pare che un giorno parlando con Caravaggio disse: "Vedo in te due lupi che lottano uno contro l’altro e devono sbranarsi a vicenda." Caravaggio rispose: "Quale dei due riuscirà a vincere?". Filippo Neri ribatté: "Quello che tu avrai nutrito di più".

Seguì un periodo molto complesso per Caravaggio, che vide le sue opere spesso criticate e rifiutate: la Madonna dei palafrenieri e la Morte della Vergine ne sono un esempio. La prima, eseguita per l’altare di Sant’Anna dei Palafrenieri in San Pietro rimase nella basilica per soli due giorni, dopo i quali venne ritirata, per essere trasferita ben presto alla collezione del cardinal Borghese. La Morte della Vergine, eseguita per la Cappella Cherubini in Santa Maria della Scala poco prima della fuga di Caravaggio da Roma, fu immediatamente respinta dal clero perché “aveva fatto con poco decoro la Madonna gonfia e con gambe scoperte” (secondo il Baglione, pittore barocco e biografo di alcuni artisti dell’epoca). Il corpo della Vergine, disteso su una semplice tavola, è circondato dagli Apostoli e dalla Maddalena, ritratti in diverse espressioni di dolore; il grande spazio lasciato vuoto, nella parte superiore del quadro, e il rosso fiammeggiante del drappo, amplificano l’effetto corale della scena.

Caravaggio, Madonna dei palafrenieri
I due rifiuti della Chiesa furono il segnale di un clima fattosi ostile intorno al pittore, anche a causa dell’elezione di papa Paolo V, pontefice dagli orientamenti nettamente opposti alle correnti di riforma a cui Caravaggio era invece legato. Questo clima, per l’artista divenne insopportabile. La sera del 29 maggio 1606, infatti, in un momento d’ira, Caravaggio venne coinvolto in un’aggressione nel corso della quale uccise un certo Ranuccio Tommasoni, che accusò di aver barato durante una partita di pallacorda. Ricercato per omicidio, dovette lasciare Roma con un travestimento per rifugiarsi nei feudi del principe Colonna a Zagarolo. Cominciò così per il pittore una lunga fuga per tutta l’Italia, e non solo.

Caravaggio, morte della Vergine
Nel 1606, Caravaggio prese la via di Napoli: la capitale del Viceregno, era una delle città più popolose d’Europa con i suoi 270.000 abitanti. Quando il pittore si trovava a Napoli, la città era stretta nella morsa dell’assolutismo spagnolo e dell’Inquisizione e aveva perso il contatto con il resto d’Europa. Caravaggio, già nel settembre 1606, si mise al lavoro sulla grande pala delle Sette opere di Misericordia, portandola a compimento in breve tempo. Il tema dell’opera venne affrontato seguendo un’iconografia laica, di origine medievale in cui le sette opere vengono riunite in un’unica scena. Nel 1607, Caravaggio lasciò Napoli per dirigersi a Malta: sull’isola cercò rifugio dalla persecuzione della legge, sperando in riconoscimenti ufficiali.

Caravaggio, sette opere di misericordia
Con la Decollazione di San Giovanni Battista Caravaggio toccò l’apice della sua drammaticità: il tragico evento del dipinto si svolge in uno spazio chiuso e immoto, portato a compimento dai gesti meccanici e come bloccati degli esecutori. Esso è presentato dall’artista in tutta la sua brutalità, senza il trasparire di nessun sentimento. La firma del pittore, generata dal fiotto di sangue sgorgante dal capo del Battista, ci manifesta la piena identificazione del Merisi, che nel quadro esprime la sua personale vicenda. Il tema della decapitazione, infatti, a cui egli stesso era stato condannato, ritorna spesso in molte opere del periodo, come la già citata Decollazione di San Giovanni Battista o Davide con la testa di Golia.

Caravaggio, Davide con la testa di Golia
Anche a Malta, però, la fortuna di Caravaggio cessò a causa di nuovi problemi con la giustizia: un diverbio con un "cavaliere di giustizia" secondo i biografi, ma forse l’arrivo a Malta della notizia del bando capitale al quale era condannato. Incarcerato nello stesso anno in cui ricevette le più alte onorificenze, il pittore fuggì alla volta della Sicilia. Il periodo siciliano fu contraddistinto da continui trasferimenti di città in città, durante i quali riuscì a realizzare quattro pale d’altare. Le opere di questo ultimo periodo sono cupe e drammatiche, caratterizzate tutte da una meditazione disperata sulla morte, e sembrano accompagnare i tormenti esistenziali dell’artista annunciandone il triste destino.

Caravaggio, decollazione di San Giovanni Battista
Alla fine dell’estate del 1609 Caravaggio riprese la via di Napoli con lo stato d’animo del fuggiasco braccato; ma qui non tardarono a raggiungerlo i sicari, forse emissari dell’ordine maltese, che lo ferirono gravemente. Nel luglio 1610 si diresse a Roma sperando nella grazia resa possibile per l’intercessione del cardinale Gonzaga. Durante una sosta dal viaggio a Porto Ercole, Caravaggio morì in circostanze ancora oggi misteriose. Non aveva nemmeno quarant’anni.
La grazia del Papa arrivò, ma per Michelangelo Merisi, ormai era troppo tardi.


Continua l'esplorazione


Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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