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venerdì 24 febbraio 2017

Paesaggi - viaggiatore sopra il mare di nebbia

Caspar David Friedrich, viaggiatore sul mare di nebbia
Caspar David Friedrich dipinse nel 1818 il famoso Viandante sul mare di nebbia, un dipinto a olio su tela di 98 per 74 centimetri, oggi conservato al Hamburger Kunsthalle nella città di Amburgo.
In quest’opera straordinaria i fondamenti dell’estetica romantica del paesaggio prendono corpo come in uno specchio concavo. In primo piano si staglia lo scuro profilo di uno spuntone di roccia, dal quale un viaggiatore, ritratto di spalle, scruta le cime e le catene montuose in lontananza, al di sopra della coltre di nebbia che si innalza dalla valle costellata da brulli e isolati picchi di pietra. La misteriosa figura è avvolta in un soprabito verde scuro e nella mano destra, appoggiata al fianco, stringe un bastone da passeggio.

Un forte vento scompiglia i capelli del solitario esploratore e spazza la foschia che all’orizzonte arriva a mescolarsi con il cielo nuvoloso. Il suggestivo panorama assomiglia quasi a un mare increspato dal vento da cui sembrano emergono solitarie isole ricoperte di alberi e vegetazione, sensazione che dà il titolo all’opera. Lo scorcio comunica un’impressione di sconfinata vastità portando l’osservatore a chiedersi cosa ci sia al di là dello spazio che riesce ad abbracciare lo sguardo. La luce definisce lo spazio e crea un contorno luminoso attorno alla figura del viaggiatore, messo ancora più in risalto dal forte contrasto tra il bianco e il nero che dominano nella tavolozza dell’artista. Infatti notiamo che le cose definite, come l’uomo e le rocce sono di colore scuro, mentre tutto l’indefinito come la nebbia, il cielo e i monti in lontananza sono dipinti con tonalità chiare.

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L’opera prende ispirazione da un massiccio montuoso al confine tra la Germania e la Repubblica Ceca, sulle rive del fiume Elba. Sullo sfondo, a destra, è presente lo Zirkelstein, una caratteristica collina della Svizzera Sassone, mentre a sinistra è rappresentato il Rosenberg o il Kaltenberg. Le rocce sulle quali si staglia il viaggiatore fanno parte di un gruppo collinare della Sassonia noto come Kaiserkrone. Questo lo sappiamo perché l’artista durante uno dei suoi molti viaggi disegnò sul suo libretto di schizzi il profilo inconfondibile di questo massiccio collinare in cima al quale si gode di una bellissima vista. Infatti il processo artistico di Friedrich si sviluppò ancora nello studio, rielaborando frammenti di immagini varie catturate nei viaggi e non all’aria aperta come invece sarà per gli impressionisti. Decisivo nella costruzione del dipinto è il ricorso all’effetto del sublime che il grande poeta romantico inglese Lord Byron così espresse: "se sali su una vetta di un monte e osservi le diverse alture, il corso dei fiumi e ogni altra meraviglia che si offre al tuo sguardo ... ti senti smarrito nell’infinità dello spazio, il tuo io scompare, tu non sei più nulla, Dio è tutto".

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Il sublime è un gusto estetico che racchiude l’emozione provata dall’uomo di fronte alla magnificenza della natura che in un primo momento è un senso di smarrimento e di frustrazione, ma poi grazie all’esperienza del sublime si trasforma in superiorità. L’uomo in quanto unico essere del creato capace di un agire morale, si colloca infatti al di sopra della natura stessa e della sua grandiosità. Tante sono le ipotesi e le interpretazioni date al dipinto. Da una parte, Friedrich raffigura il sublime condensandolo in una personale esperienza dell’alta montagna, ma, in ultima analisi sembra ambire al superamento di questa spiegazione riduttiva. La figura vista di spalle potrebbe allora essere una sorta di monumento commemorativo in onore di un uomo caduto durante le guerre anti-napoleoniche. La nebbia simboleggia forse il ciclo naturale, un fenomeno atmosferico divenuto sinonimo di contemplazione metafisica. Altri ritengono che il viaggiatore sia una metafora del futuro sconosciuto o ancora che la sua posizione sul precipizio trasmetta un significato ambiguo tra dominio dell’uomo sul paesaggio e la sua totale impotenza all’interno di esso.
Come spesso succede vi consiglio di andare oltre a tutte le ipotesi della critica, soffermandovi con attenzione a osservare il dipinto. Forse semplicemente noterete che tutti noi siamo viaggiatori sul mare di nebbia e vi ritroverete a provare un sentimento di meraviglia e quasi sgomento di fronte all’immensità dell’universo. Vi sentirete anche voi dentro al quadro, coinvolti, e forse vi identificherete con quel solitario viandante perso in un mare di nebbia.

Continua l'esplorazione ...

Questo post fa parte di un viaggio attraverso la storia del paesaggio e dei suoi principali interpreti. Segui l'etichetta #ilpaesaggio e vedrai!

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

1 commento:

  1. Adoro Friedrich e i suoi paesaggi, in particolare mi emozionano sempre le Abbazie, così desolate in paesaggi avvolti nel freddo inverno e fra i rami secchi degli alberi.
    Qui c'è una apertura, come hai notato tu, c'è proprio la sensazione di un voler trovarsi oltre le nuvole ed oltre quel monte più lontano. Una volontà!

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