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sabato 1 aprile 2017

Bacco e Arianna, Tiziano Vecellio

Tiziano Vecellio, Bacco e Arianna, 1520-23
L’opera che vi propongo oggi fa parte di una serie di tele commissionate da Alfonso I d’este, signore di Ferrara, città del nord Italia sede di una ricchissima corte rinascimentale, per la decorazione del suo studiolo privato. Luogo di meditazione e svago, il cosiddetto "Camerino d’alabastro", oltre all’opera di Tiziano, vantò anche dipinti di Giovanni Bellini, di Dosso Dossi e una serie di sculture in marmo di Antonio Lombardo. Insomma un vero scrigno d’arte. 

Oggi, dopo svariate vicissitudini, le opere dello studiolo sono sparpagliate in vari musei del mondo tra cui proprio la National Gallery di Londra. La tela di Tiziano, in particolare, ha subito anche diversi danni, oggi per fortuna riparati a seguito di molti interventi di restauro, poiché venne più volte arrotolata su sé stessa in malo modo per essere trasportata più agevolmente.
Nel dipinto vediamo la principessa Arianna che, mentre è ancora intenta a piangere la partenza dell’amato Teseo, la cui nave è mostrata nel paesaggio in lontananza, inciampa in un incontro decisamente divino. Bacco, dio del vino, emerge con i suoi seguaci dalla boscaglia sulla destra dell’opera; la divinità si innamora di Arianna a prima vista e salta dal suo carro verso di lei e, proprio in suo onore, crea una costellazione a forma di diadema che vediamo nel cielo sopra la testa della giovane.

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A seguito del dio scorgiamo un bizzarro corteo che si inserisce nella tradizione delle opere appartenenti al ciclo dei trionfi di cui Ferrara conserva un esempio celebre nel Salone dei Mesi di palazzo Schifanoia. Nei trionfi ogni dio della mitologia era rappresentato con un cocchio trainato da animali. In questo caso ci sono due ghepardi e nell’allegra sfilata osserviamo personaggi chiassosi, ninfe, animali e satiri, tutti alticci che si dimenano a tempo di musica, nella migliore tradizione delle feste di Bacco. In lontananza c’è Sileno, divinità dei boschi, addormentato sul dorso di un asino a causa degli eccessivi bagordi e sorretto da satiri.


Più vicino a noi un fauno tiene in una mano un cosciotto e nell’altra il thyrsus, lungo bastone portato abitualmente da Bacco e dai suoi seguaci. In primo piano un uomo si contorce, avvolto dai serpenti, molto probabilmente ispirato dal gruppo scultoreo del Laocoonte, ritrovato in quegli anni a Roma e oggi conservato ai Musei Vaticani.
La composizione è divisa diagonalmente in due metà equivalenti: una celeste, rappresentata dal dio con l'intenso blu lapislazzuli del cielo sullo sfondo, e una terrestre, regno di Arianna.
Tutto è caos e allegria, un invito per Arianna e per noi spettatori a goderci l’attimo, a pensare al presente, consapevoli "Che del doman non c’è certezza".

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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