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venerdì 28 aprile 2017

Giotto, il rinnovatore della pittura europea

Giotto, compianto su Cristo morto, Cappella degli Scrovegni, Padova, 1303-1305 circa
Giotto di Bondone è considerato il rinnovatore in senso realistico della pittura italiana ed europea. La sua attività coincide quasi esattamente con l’epoca di maggiore espansione economica e civile della città di Firenze, della cui nuova classe dirigente mercantile Giotto può essere considerato l’artista favorito. Nacque intorno al 1267 a Colle, frazione di Vespignano presso Vicchio di Mugello. Secondo la tradizione, la sua famiglia era povera: il padre Bondone era un contadino illetterato. Quanto al nome, Giotto, è variamente interpretato come diminutivo di Angiolo-Angiolotto o di Ambrogio-Ambrogiotto, ma anche di Ruggerotto o Parigiotto.

È probabile che la famiglia, trasferitasi in città, abbia messo il giovane Giotto a bottega presso qualche maestro del capoluogo. E questo maestro potrebbe essere stato proprio Cenni di Pepo, detto Cimabue. Del pittore fiorentino, ricordato da Dante come il maggiore esponente della pittura prima di Giotto, sappiamo in realtà molto poco. Le uniche notizie certe su Cimabue lo collocano a Roma nel 1272, e molti anni dopo a Pisa nel 1301-1302. Nonostante ciò l’artista si colloca in posizione di assoluto rilievo nella pittura italiana di fine Duecento, diventando sicuramente maestro e punto di riferimento per artisti come Giotto e Duccio di Buoninsegna.

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Vi sono, però, diverse leggende legate alla formazione di Giotto. Una di queste narra che Cimabue, vedendo il giovane Giotto disegnare una pecora su una pietra, lo prese con sé come apprendista; è probabile che questo avvenne quando Giotto aveva all’incirca dieci anni, dunque attorno al 1277. Un altro aneddoto sulla sua grande capacità di disegnare narra che mentre era a scuola da Cimabue, un giorno disegnò una mosca su una tela; Giotto l’aveva tratteggiata quasi per gioco, ma l’insetto era talmente realistico che il suo maestro provò inutilmente a scacciarla. Quando Cimabue venne a conoscenza che la mosca era stata disegnata da Giotto congedò il ragazzo ritenendo concluso il suo periodo di apprendistato.

Giotto, Cappella degli Scrovegni, Padova
 La sua abilità nel tracciare segni è ormai leggenda. Lo storico dell’arte Giorgio Vasari racconta che Giotto, per dimostrare a papa Benedetto XI la sua abilità d’artista, disegno con un sol gesto di pennello una "O" perfetta, senza l’aiuto di alcuno strumento. Anche questo è un aneddoto suggestivo, ma molto probabilmente si tratta di una leggenda. Intorno al 1290, Giotto prese in moglie Ricevuta di Lapo del Pela, detta "Ciuta", che gli darà otto figli, quattro femmine e quattro maschi. Alcune delle ragazze andarono in sposa a nobili e pittori; uno dei figli maschi, Francesco, intraprese la carriera di pittore seguendo le orme del padre, come risulta dalla sua iscrizione nel 1341 alla Compagnia di San Luca, mentre un altro prese i voti e divenne prete rettore di San Martino di Vespignano.

Giotto, Crocifissione, Santa Maria Novella, 1290-1295 circa, particolare
Giotto visitò più volte Roma e Assisi che saranno il campo delle sue più impegnative prove nell’arte. Ad Assisi, Giotto entrò in contatto con il pensiero anti-scolastico francescano e con il forte senso della realtà del Dio-Uomo, che ispira la religiosità di San Francesco. A Padova, si trovò a contatto con la raffinata vita di corte e con i fermenti dell’università impegnata nello studio della medicina, della filosofia aristotelica e del rapporto tra anima e corpo. In questa cittadina, giunse a Giotto anche qualche eco della civiltà bizantina, con cui familiarizzò in seguito a Ravenna e a Rimini. Ebbe anche la possibilità di conoscere il percorso della scultura francese dal Duecento al Trecento, una delle conoscenze che fortificarono Giotto nella sua direzione rivoluzionaria intrapresa.

Giotto, trittico Stefaneschi, 1320 circa
In ognuno dei centri nei quali operò lungo il suo percorso creativo (Assisi, Roma, Rimini, Firenze e Padova), Giotto si presentava con una veste pittorica rinnovata. Era uno dei pochi grandi artisti capaci di mutare incessantemente, pur rimanendo sempre se stesso. Questi cambiamenti coincidevano con i diversi momenti in cui l’artista fiorentino lasciava le proprie opere nelle varie città. Soprattutto nel periodo della sua piena maturità, al passaggio nel Trecento, Giotto fu per molti versi un artista-imprenditore, a capo di una bottega che produceva per l’Italia intera: in questa veste di antico leader, progettava le opere, dirigeva il lavoro degli allievi e interveniva personalmente alla stesura di alcune delle sue parti.


Secondo i registri, morì l’8 gennaio del 1337. Venne seppellito con grandi onori nell’antica cattedrale di Santa Reparata, oggi parte del complesso di Santa Maria del Fiore. Il Vasari afferma che il luogo della sua tomba fosse contrassegnato da "un matton di marmo bianco". Nonostante le ricerche compiute nella campagna di scavi del 1965, che ha riportato in luce, sotto il pavimento cinque-secentesco di Santa Maria del Fiore, quanto resta di Santa Reparata, non si è riusciti a identificare la sepoltura.


Seguire l’itinerario dell’arte di Giotto ci porta a comprendere l’evoluzione e lo svolgimento di gran parte della pittura italiana del Trecento. Lo sviluppo dell’arte giottesca ci indica anche la vitalità culturale di molti centri della penisola che esprimono una grande varietà d’espressione pur appartenendo a un grande e unico modello artistico. Giotto fu il principale protagonista della rivoluzione pittorica che si realizzò in Italia a partire dai primi decenni del Trecento e che portò alla tridimensionalità, alla narrazione, alla rappresentazione dei sentimenti e allo studio dei tratti fisionomici. Come disse Cennino Cennini: "Giotto rimutò l'arte del dipingere di greco in latino". Dalla lingua ormai morta bizantina si passa a quella nuova dell'Occidente.

Continua l'esplorazione ...


Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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