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giovedì 25 maggio 2017

Autoritratto con collana di spine, Frida Kahlo

Particolare dell'opera
Nonostante le piccole dimensioni che si aggirano intorno ai sedici centimetri di larghezza per ventiquattro di altezza, questo dipinto cattura moltissimo il nostro interesse, dal momento che contiene così tanti simboli legati a Frida Kahlo. E il mistero legato ai simboli è proprio una delle maggiori calamite per la curiosità dell’uomo. Si tratta di un autoritratto, il genere preferito dall’artista, realizzato nel 1940. Frida si dipinse in una posa frontale, forse per migliorare l’immediatezza e l’impatto della sua presenza magnetica nei nostri confronti.

L’artista messicana in quest’opera si trova di fronte allo spettatore e spicca su uno sfondo realizzato con diverse grandi foglie verdi e una sola foglia gialla, proprio dietro di lei, quasi a volerne sottolineare la presenza. Poi colpiscono la nostra attenzione una serie di dettagli come le spine intorno al collo della donna o la scimmia ragno, o il gatto nero o infine il colibrì appeso all’altezza della gola. Tutto è reso ancora più straniante e surreale dall’espressione della pittrice che è calma e solenne come se stesse sopportando pazientemente il dolore, la sua attenzione è rivolta verso il proprio mondo interiore e non si cura di noi spettatori.

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Ma perché Frida Kahlo ha messo così tante creature in questo dipinto? Evidentemente non voleva dipingere una scena realistica, ma questi animali sono simboli usati per esprimere i suoi sentimenti. La pittrice infatti si serve di loro come fossero le parole di un linguaggio dell’anima. Quindi che cosa ci vuole comunicare attraverso questi simboli? È presto detto. L’artista realizza nel dipinto la corona di spine di Cristo che indossa a mo’ di collana, presentandosi in questo modo come un martire cristiano. Le spine che feriscono il suo collo facendo uscire sangue, sono il simbolo del dolore che la donna patì a seguito del divorzio da Diego Rivera. Appesa alla spinosa collana vediamo un colibrì, simbolo di libertà e vita, ma in questo caso è morto e le sue ali tese fanno eco alle sopracciglia unite di Frida. Nella tradizione popolare messicana, i colibrì morti sono utilizzati come amuleti per portare fortuna in amore.


Il colibrì che solitamente è colorato e sempre in bilico sopra fiori qui è nero e senza vita. Questo elemento potrebbe anche alludere a Frida stessa che trascorse gran parte della sua vita sopportando il dolore fisico dopo l’incidente d’autobus avvenuto quando aveva diciotto anni. Sulla spalla sinistra della pittrice c’è un gatto nero con le orecchie abbassate e portate indietro: simbolo di sfortuna e di morte sembra attendere di avventarsi sul colibrì, guardando verso di noi con i suoi profondi occhi giallo-verdastri. Sulla spalla destra invece vediamo il simbolo del demonio, la sua scimmietta ragno, un regalo di Diego, che tiene una parte della corona che le circonda il collo: vuole aiutarla a liberarsene o invece la vuole stringere ancora di più? L’animale può certamente rappresentare una delle sue scimmie da compagnia, ma forse simboleggia il suo bambino mai nato. Fatto sta che questo tipo di animale si trova in molti autoritratti di Frida Kahlo ed è spesso posizionato sulla sua spalla. È possibile che il gatto e la scimmia rappresentano due facce della sua personalità.


Intorno a lei e tra i capelli ci sono delle farfalle che evocano la resurrezione e del tessuto viola,
forse un foulard, che disegna una figura a otto orizzontale richiamando il simbolo dell’infinito.
Come spesso capita nei suoi dipinti, Frida utilizza le foglie di una grande pianta tropicale come
sfondo riferendo alla vegetazione tipica dell’America del sud. Una forma arcuata e arrotondata si ripete in tutta la composizione: la vediamo nelle ali del colibrì, nelle forme sulle foglie, nelle sopracciglia, nei capelli, e negli insetti. Questa forma arcuata e ripetuta unifica tutto il lavoro collegando la figura con l’ambiente.

Frida Kahlo, Autoritratto con collana di spine, 1940
Da un punto di vista della struttura, il ritratto utilizza un equilibrio simmetrico con la Kahlo posta al centro della composizione a cui sono allineati il colibrì, le sopracciglia e i capelli che potremmo dividere in due metà perfettamente simmetriche. L’ambiente è meno equilibrato con le due creature diverse dietro alle spalle e il posizionamento casuale delle foglie. Lo sfondo utilizza colori per lo più freddi mentre sulla figura della donna sono principalmente caldi, con le guance rosa e le labbra rosse.
L’artista prima di quest’opera aveva dipinto un autoritratto che era destinato al suo amante del momento, il fotografo Nickolas Muray. Tuttavia, dopo il divorzio da Diego, dovette vendere il quadro per raccogliere i soldi necessari per pagare un avvocato divorzista. In sostituzione quindi realizzò questo autoritratto da donare a Muray.


Autoritratto con collana di spine è un’opera estremamente significativa perché in questo piccolo capolavoro ritroviamo tutti gli elementi dell’universo della Kahlo presenti in molti dei suoi autoritratti: gli animali che la circondano, il riferimento alle tradizioni messicane e il suo rapporto con il marito Diego Rivera. Ma non solo. L’artista infatti realizza un dipinto sulla sua sofferenza. Questo aspetto segnò gran parte della vita di Frida, ma è anche l’elemento più commovente e nel quale riusciamo ad immedesimarci. Chi di noi infatti non ha mai provato dolore? Un dolore che può essere stato fisico o spirituale, dovuto a un intervento, a un incidente, a una delusione d’amore, a una perdita o a un abbandono. Ecco che questa donna dallo sguardo magnetico e dall’apparente disinteresse per i propri difetti o per il proprio aspetto ci appare, vicina, quasi familiare. Forse perché lei ha saputo esprimere la propria anima e farcene dono attraverso le sue piccole e preziose opere.


Continua l'esplorazione

→ L'autoritratto infinito - Frida Kahlo
→ Frida Kahlo
Frida - il film

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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