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venerdì 9 giugno 2017

Le violon d'Ingres, Man Ray


Le donne per Man Ray hanno sempre rappresentato la luminosità della vita, diventando di volta in volta ombre e luci, realtà e fantasia. L’artista s’innamorò sempre di donne che seppero ispirarlo scegliendole in funzione della sua arte, non solo oggetto del desiderio, ma anche parte integrante del processo creativo. Le donne furono passione che alimentò la sua ispirazione. E di passioni e ispirazioni Ray ne ebbe molte: dalla poetessa Adon Lacroix, alla celebre cantante Kiki de Montparnasse, alle modelle Adrienne e Juliet Browner.

Ma quando si parla di Le Violon d’Ingres si parla di Kiki de Montparnasse, vero nome Alice Prin, cantante e cabarettista dal carattere impulsivo e impetuoso, regina della Parigi caotica tra le due guerre, fonte d’ispirazione di alcune fotografie di Man Ray entrate nella storia dell’arte. Kiki non conobbe mai il padre e fu abbandonata anche dalla madre che in pratica si disinteressò sempre della sua vita, il suo passato quindi affonda nella povertà più nera, nell’assenza totale di affetti familiari.

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Forse è anche per questo che Kiki fu una creatura istintiva, quasi primitiva, ma di grande talento: giunse a Parigi giovanissima, ma presto divenne la modella dei più geniali artisti del quartiere di Montparnasse, rendendone memorabili le opere. Montparnasse a cavallo tra Ottocento e Novecento fino alla Seconda guerra mondiale fu il quartiere più stravagante di Parigi, capace di attrarre scrittori, artisti e musicisti provenienti da tutto il mondo: tra questi solo per fare i nomi più celebri, vi furono Modigliani, Picasso, Matisse, Dalì, Mirò, Giacometti, Van Gogh e molti, molti altri.
Picasso mi dava l’impressione di uomo consapevole di tutto ciò che accadeva intorno a lui nel mondo in generale, un uomo che reagiva violentemente a tutte le avversità, ma aveva un solo strumento per esprimere i suoi sentimenti: la pittura. Man Ray

Man Ray, Le violon d'Ingres
Questa fu l’epoca d’oro per la fotografia di Man Ray che non si stancò mai di ritrarre il mondo fatto di ballerine, danzatrici esotiche, spogliarelliste, contorsioniste, cantanti, modelle e donne che lavoravano nei locali notturni di Montparnasse e tra queste vi fu anche Kiki. Ma a differenza delle altre lei instaurò un rapporto unico e tempestoso con Ray, fatto di separazioni e riconciliazioni, dominato dalla passione. La giovane donna fu per l’artista l’incarnazione della sensualità, una vera e propria statua di carne. Ed eccola qui in una delle opere più celebri di Man Ray, Le Violon d'Ingres in cui è immortalata con la schiena nuda. Kiki è seduta su quello che sembra essere il bordo di un letto, coperto con un tessuto a quadri. Di lei non vediamo le gambe e le braccia perché sono completamente piegate in avanti: quello che emerge del suo corpo è solo la curvatura delle spalle, il profilo dei fianchi e quello dei glutei.

Kiki de Montparnasse
I suoi fianchi sono drappeggiati con un secondo tessuto che forma una specie di corona sottolineando, più in basso, i morbidi glutei. La luce proveniente da destra illumina la schiena della donna in modo quasi uniforme, mettendo in risalto il candore del suo corpo che si distingue dallo sfondo molto più scuro. Il volto della modella è girato di tre quarti verso sinistra, lasciando solo intravedere il suo profilo, una lunga collana e un orecchino pendente. Indossa un turbante che ci riporta a uno dei miti dell’erotismo occidentale nel XIX secolo: l’odalisca, più volte rappresentata dagli artisti nelle loro opere. Le odalische erano delle schiave vergini, che potevano poi diventare concubine o spose nei serragli dell'Impero ottomano e che entrarono nell’imaginario erotico d’occidente.


Ma perché un titolo tanto strano? Le Violon d’Ingres che tradotto sta a significare "Il violino d’Ingres". E’ presto detto. Dopo aver stampato la fotografia Man Ray non si accontentò del risultato e aggiunse un dettaglio che in un certo senso la avvicina a un dipinto: con dell’inchiostro nero realizzò sulla schiena di Kiki le due fessure che si ritrovano sulla cassa dei violini, chiamate "effe" perché hanno la forma di quella lettera dell'alfabeto nella scrittura corsiva. Ed ecco spiegato quindi una parte del titolo dell’opera: "violon". Perché le due fessure aggiunte dall’artista e i contorni enfatizzati del corpo lo trasformano in un violino fatto di carne e ossa.


Resta la seconda parte del titolo, "d’Ingres". Il riferimento è a Jean-Auguste-Dominique Ingres, pittore francese vissuto nel XIX secolo, considerato uno dei maggiori esponenti della pittura neoclassica. Ingres ispirò Man Ray nella realizzazione di questa foto: Le Violon d'Ingres attinge proprio al personaggio dell’odalisca, molto ricorrente nell’opera del pittore francese. In particolare Ray fa riferimento alla figura di spalle intenta a suonare presente nell’opera Il bagno turco, opera completata nel 1859, realizzata senza modelli, ma grazie ai molti disegni e dipinti precedenti. La figura di spalle, nuda e con il turbante in testa è praticamente identica alla donna raffigurata nella celebre Bagnante di Valpinçon, un altro dipinto sempre di Ingres, datato 1808.

Jean-Auguste-Dominique Ingres. Bagnante di Valpinçon
Come nella fotografia di Man Ray queste donne rappresentate da Ingres sono nude, viste di schiena e indossano un turbante. C'è un'altra fotografia di Ray datata 1924 e oggi considerata uno studio preliminare de Le Violon d’Ingres: questa immagine mostra Kiki seduta su una sedia, con il busto ruotato di tre quarti e il viso di profilo. Lei porta lo stesso turbante e con le mani trattiene la stessa stoffa intorno ai fianchi. Possiamo immaginare che il cambiamento del punto di vista e la decisione di immortalare Kiki di schiena per metterne in risalto le curve creando il parallelo col violino, sia venuto in mente a Man Ray più tardi.

Jean-Auguste-Dominique Ingres
Il titolo dell’opera quindi fa riferimento alla più grande passione d’Ingres dopo la pittura: la musica. L’artista era infatti un ottimo violinista e probabilmente se la pittura non fosse stata la sua più grande vocazione, avrebbe intrapreso la carriera di musicista. Il fatto che allo stesso tempo fosse un pittore famoso e un abile violinista, generò un modo di dire, che fu molto utilizzato verso la fine dell’Ottocento in Francia e che recitava proprio come il titolo di quest’opera di Man Ray: Le Violon d’Ingres. Dire a qualcuno che ha un "Violino d’Ingres", significa che questa persona, oltre a essere brava nel proprio lavoro, porta avanti in parallelo con lo stesso successo anche una passione.

Più semplicemente quindi possedere un "Violino d’Ingres" significa avere un hobby ed essere molto bravi nel coltivarlo. Molti di noi possiedono ne possiedono uno, portandolo avanti insieme al proprio lavoro, dedicandovi impegno, cura e dedizione costante. E’ un modo che permette di evadere dalle delusioni, dalla rabbia e dall’insoddisfazione che un lavoro può procurarci e a volte capita anche che un hobby arrivi a sostituire il lavoro stesso. Quando si parla di artisti però un passatempo può coincidere con un vizio: droga, alcol e donne tanto per intenderci. In questo caso Man Ray, con tutta l’ironia e l’irriverenza che lo contraddistingue ci fa capire qual è il suo "Violon d’Ingres": Kiki de Montparnasse e più in generale le donne, una passione che coltivò con la stessa dedizione con cui si applicò all’arte. Non resta altro allora se non chiederci quale sia il nostro di "Violon d’Ingres".

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Man Ray
Fotografia come arte

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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